Si può navigare in mare anche senza segnale Gps e senza ultilizzare le mappe, si può usare ulgoritmo basato sulla misurazione del campo magnetico. Uno studio rivoluzionario dell’Università di Pisa e dell’Instituto Superior Técnico di Lisbona si è ispirato alle capacità migratorie delle tartarughe marine.
Per verificare il funzionamento dell’algoritmo, i ricercatori hanno studiato il percorso delle tartarughe verdi tra l’Isola di Ascensione e le coste del Brasile e le prime simulazioni hanno mostrato che i robot seguono percorsi molto simili a quelli delle tartarughe marine.

La ricerca potrebbe contribuire allo sviluppo di nuove tecnologie a supporto della navigazione autonoma in mare aperto, quindi per veicoli subacquei autonomi, per sistemi di monitoraggio oceanico e per le missioni di esplorazione in contesti privi di infrastrutture di navigazione. Quando il Gps non è disponibile o non è affidabile, il campo magnetico terrestre costituisce una risorsa particolarmente promettente, grazie alla sua presenza globale e alla sua stabilità nel tempo.
“Diversi studi hanno mostrato che le tartarughe marine sono sensibili alle variazioni di intensità e di inclinazione del campo magnetico terrestre – dice Paolo Luschi, docente di zoologia al Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa – e possono usare questa percezione per determinare la propria posizione rispetto a una destinazione desiderata, così da stabilire la direzione da tenere per raggiungerla. Nel nostro studio ci siamo chiesti se un meccanismo simile, che probabilmente è implicato anche nella migrazione degli uccelli, potrebbe garantire le prestazioni di navigazione necessarie ai veicoli marini a navigazione autonoma”.
“L’idea centrale è consentire al veicolo di apprendere la direzione più promettente durante il tragitto, invece di affidarsi a una rappresentazione completa dell’ambiente fornita da mappe preesistenti – spiega Cristiano Cammelletti, dottorando in robotica a Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa – In questo modo, il sistema può affrontare missioni in aree oceaniche remote, dove la disponibilità di mappe dettagliate non è garantita”.