È una storia che arriva da un passato apparentemente lontano, ma che continua a porre domande molto attuali.
È la storia della Bella Elvira, giovane donna di Toiano, piccolo paese immerso nelle colline pisane, ritrovata senza vita in circostanze mai completamente chiarite.
Un omicidio rimasto irrisolto, che all’epoca suscitò un enorme clamore e divise l’opinione pubblica italiana.
A riportare oggi quella vicenda sul palcoscenico sono Adalgisa Vavassori attrice, drammaturga e regista, e Giulia Pratelli cantautrice e interprete, autrici de “Il fattaccio. Storia della bella Elvira”, in scena il 25 novembre al Teatro Era di Pontedera, proprio nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Parole e musica diventano gli strumenti per attraversare quella storia senza fermarsi alla dimensione del mistero o della cronaca nera. Lo spettacolo guarda infatti al modo in cui la vittima viene raccontata, alle narrazioni che nel tempo si costruiscono intorno a una donna e alle storie che una comunità decide di ricordare.
Il passato diventa così uno specchio nel quale osservare il presente: quanto sono cambiati i ruoli, il linguaggio, lo sguardo della società sulle donne e sulla violenza?
La vicenda della Bella Elvira diventa quindi il punto di partenza per una riflessione più ampia sulla memoria e sulla rappresentazione, ma anche sul rischio di trasformare una vittima in un personaggio, perdendo di vista la persona che è stata.
In scena la drammaturgia di Adalgisa Vavassori incontra le musiche originali di Giulia Pratelli, in un dialogo tra teatro e canzone che restituisce voce a una storia rimasta per decenni sospesa tra verità, ipotesi e memoria collettiva.
Abbiamo incontrato Adalgisa Vavassori per parlare della Bella Elvira, della genesi dello spettacolo e delle domande che questa storia continua a porci, a distanza di tanti anni.
Ciao Adalgisa, come è nata l’idea di fare uno spettacolo teatrale per raccontare questa storia?
L’idea è di Giulia. Giulia è cresciuta a Forcoli, che è molto vicino a Toiano e quindi ha sentito fin da piccola i racconti di paese. Quella di Elvira è una storia di cui si parla tanto, soprattutto nei paesi limitrofi, è rimasta proprio nella cultura del posto. Io invece sono piovuta da Bergamo, quindi non la conoscevo affatto. Quando Giulia quando me l’ha proposto, ho scoperto che questa ragazza si chiamava Elvira. Elvira è il nome di mia sorella, quindi prima di sapere di cosa parlasse, ho detto va bene.
una ragazza forse è stata uccisa solo per essere se stessa, con il suo carattere molto estroverso, è stata messa forzatamente a tacere
Chi era Elvira?
Era la figlia di un mezzadro di Toiano, quindi una contadina, aveva tre sorelle, tra cui una sorella gemella. Si era fidanzata ufficialmente con Ugo Ancillotti ed è stata uccisa due mesi prima del matrimonio. E’ stata trovata morta all’improvviso in un bosco. I toinesi rimasero sconvolti da quell’omicidio. Nessuno ha saputo dire chi fosse stato e le indagini non hanno trovato prove concrete per inchiodare nessuno. La Corte dice nella sentenza che il delitto è stato compiuto da un assassino fortunato o molto furbo che non ha lasciato tracce.
Da chi è stata uccisa secondo te?
Lo sapessimo, non saremmo qui a parlarne, non è stato mai scoperto, il maggiore indiziato è stato rilasciato per insufficienza di prove. Le indagini sono state fatte come si poteva fare in quel periodo, in una campagna dove non erano preparati per una cosa del genere. Forse se ci fosse stato l’esame del DNA sarebbe stato tutto molto semplice, le indagini non sono state svolte in maniera approfondita, accurata. Non sappiamo se l’inchiesta a un certo punto è stata un po’ di parte. Però sicuramente molte persone avrebbero potuto parlare, qualcuno forse in particolare. Le voci popolari portano quasi tutte verso il ricco possidente, è una cosa che dicono in molti, almeno nella zona.
Su quali fonti vi siete basate per scrivere questa storia?
Ci sono molti libri, io ho letto tutto quello che ho trovato, ho ascoltato tutti i podcast, tutti gli articoli, e poi abbiamo intervistato alcune persone della zona. Appena dici “Bella Elvira” tutti hanno qualcosa da dire, è una storia molto sentita in zona e io non me lo immaginavo. Mi è venuta anche un po’ paura perché è una storia che quando la tocchi è molto complessa.
Il “fattaccio” all’epoca fece davvero molto scalpore, è stato un caso mediatico
La cosa particolare di questa storia è proprio che il “fattaccio” è stato sui giornali per due anni. Tutta l’Italia era divisa tra innocentisti e colpevolisti. Il fidanzato di Elvira è stato difeso da un senatore e due famosissimi avvocati pro bono, questa storia ha alzato un polverone politico anche tra classi sociali. Era il periodo in cui era passata la Repubblica, un cambiamento storico epocale. In paese si diceva che il ragazzo pagava per colpa del padrone. Anche se non ci sono mai state le prove, però questa storia è stata veramente sulla bocca di tutti per tanto tempo. Ugo il fidanzato che poi è stato assolto è diventato una specie di eroe, firmava autografi per strada, aveva le foto sui giornali, è diventato lui il centro della vicenda. Ed è per questo che abbiamo preso questa vicenda in mano, per provare a ridare a Elvira il ruolo di protagonista.
Cosa ti ha colpito di questa vicenda che poi di fatto è un femminicidio, potremmo dire, antelitteram?
Forse non si può definire tale perché non sappiamo i motivi per cui è stata uccisa, si suppongono ma non siamo sicuri. Non sappiamo se l’assassino era un uomo o una donna e quindi non avendo chiaro chi è stato, non si può parlare di femminicidio. A me ha colpito molto, a parte che è una tragedia terribile, il fatto che una ragazza forse è stata uccisa solo per essere se stessa, con il suo carattere molto estroverso, non c’era posto per questa cosa e quindi è stata messa forzatamente a tacere.
Ingresso gratuito con prenotazione a questo link:
