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A Massa il marmo incontra la street art: Massari e Orticanoodles insieme per Marmoles Man

Quattro grandi sculture, dipinti realizzati direttamente sulla pietra e un murale permanente di circa 500 metri quadrati trasformano la nuova sede dell’azienda in un luogo di incontro tra arte, materia e produzione

Il marmo non è soltanto materia da estrarre, lavorare e commercializzare, può diventare anche spazio da attraversare, superficie da dipingere, forma da reinventare.

È da questa idea che nasce il progetto artistico realizzato per la nuova sede di Marmoles Man, azienda del distretto lapideo di Massa-Carrara fondata nel 2011 da Tommaso Delia e Tiziano Franciosi.

Un intervento che unisce il lavoro dello scultore Luciano Massari e quello di Walter “Wally” Contipelli di Orticanoodles, mettendo in dialogo due linguaggi e due generazioni artistiche accomunate dalle origini carraresi.

L’occasione è l’inaugurazione del nuovo stabilimento, con laboratori, uffici, reparti di lavorazione e un grande showroom, insieme ai festeggiamenti per i 15 anni di attività dell’azienda. Un anniversario che Marmoles Man ha scelto di celebrare guardando al rapporto tra impresa, arte e territorio.

“Abbiamo voluto celebrare i nostri primi quindici anni guardando anche al futuro. Il marmo per noi è impresa, lavoro e mercato internazionale, ma è allo stesso tempo cultura, arte e identità del nostro territorio”, sottolinea Tommaso Delia, amministratore di Marmoles Man – “Portare queste opere all’interno del nuovo stabilimento significa mettere insieme queste anime e raccontare il marmo anche da una prospettiva diversa”.

Le sculture e i dipinti di Luciano Massari

Cuore del progetto è proprio lo showroom, dove sono esposte quattro grandi sculture in marmo di Massari e una serie limitata di dipinti realizzati direttamente sulla pietra. Opere nate intorno al tema della “soglia”, intesa non soltanto come confine ma come luogo di passaggio, trasformazione e possibilità.

Nella ricerca di Massari, scultore nato a Carrara e a lungo direttore dell’Accademia di Belle Arti della città, il marmo diventa uno strumento per interrogare lo spazio, il paesaggio, la memoria e il tempo.

Nelle nuove opere la materia mantiene il proprio peso e volume, mentre nei dipinti la pietra diventa una superficie sulla quale segni, immagini e colori si confrontano con le venature naturali del marmo, rendendo ogni elemento unico.

Luciano Massari, La soglia 2026

Il murale di Walter Contipelli

Il progetto prosegue sulle grandi pareti interne dell’azienda con un murale permanente di circa 500 metri quadrati, realizzato da Contipelli insieme a Massari. La forma delle sculture viene trasferita dalla tridimensionalità del marmo alla dimensione della parete, trasformandosi attraverso il linguaggio della pittura e dell’arte urbana.

È proprio questo passaggio a rappresentare uno degli aspetti più significativi dell’intervento: una stessa idea attraversa materiali e linguaggi differenti, passando dal volume alla linea, dalla materia al colore, dalla scultura all’immagine.

La scelta di collocare le opere all’interno di uno stabilimento produttivo aggiunge un ulteriore significato al progetto.

Le sculture, i dipinti e il grande murale vivono infatti nel luogo in cui il marmo viene quotidianamente selezionato, lavorato, movimentato e destinato ai mercati internazionali. L’arte entra così nello spazio dell’impresa e dialoga direttamente con il lavoro e con l’identità di un territorio da sempre legato alla pietra.

All’esterno della sede è stata inoltre collocata una delle quattro sculture di Massari, accompagnata da una seduta in marmo dalle forme organiche.

Un progetto nel quale, in definitiva, la materia diventa immagine e l’immagine torna a interrogare la materia.

Massari lavora sulla pietra, Contipelli sulla parete: tra i due linguaggi il marmo attraversa una nuova soglia e trova una forma inedita per raccontare se stesso.

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