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Addio a Igor Protti, l’ultimo eroe romantico del calcio italiano

Livorno e il mondo del calcio piange “Lo Zar”: a 58 anni si è spento lo storico capitano e simbolo amaranto. Il saluto d’addio sui social: “Questo splendido viaggio è arrivato al fischio finale”

Il fischio finale, questa volta, è arrivato troppo presto. Nella notte, all’età di 58 anni, si è spento Igor Protti. Se ne va un pezzo di storia del calcio italiano e, soprattutto, un pezzo di cuore della città di Livorno. L’ex bomber, che da mesi lottava con straordinario coraggio contro una grave malattia, ha voluto affidare alla famiglia il suo ultimo, commovente messaggio per i tifosi e per chi lo ha amato:

Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile trovare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore sempre dimostratomi e totalmente ricambiato. Sperando che sia un arrivederci e non un addio.

 

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Per chi vorrà tributargli l’estremo saluto, la camera ardente sarà aperta dalle ore 15 di oggi, 19 giugno, presso la stanza del commiato Frongillo al cimitero di Cecina, in Via della Rimembranza.

 Il mito degli attaccanti di provincia

Nato a Rimini nel 1967, cresciuto sotto l’ala di un giovanissimo Arrigo Sacchi, Protti ha saputo scrivere pagine di calcio romantico che oggi non esistono più. È stato l’unico giocatore, insieme a Dario Hubner, capace di vincere la classifica dei marcatori in Serie A, Serie B e Serie C1. Ma, soprattutto, è stato l’unico capocannoniere della massima serie (24 gol con il Bari nel 1995-96) a retrocedere con la propria squadra. Un paradosso che fotografa perfettamente il suo destino: un gigante in contesti dove il cuore contava più del blasone.

A Livorno, però, Protti ha trovato la sua terra promessa. Arrivato in C1 a 33 anni, ha saputo trascinare la squadra fino alla Serie A, siglando un patto d’acciaio con la curva e formando con Cristiano Lucarelli una coppia d’attacco leggendaria da 44 gol in una sola stagione. Per tutti era “Lo Zar”, l’uomo che scendeva a torso nudo sotto la curva, il capitano che faceva teatro per beneficenza con i disabili psichici, il campione che preferiva la fedeltà alla maglia rispetto ai petrodollari o alle grandi ribalte.

Il cordoglio delle istituzioni: “Un simbolo di umanità”

La notizia della sua scomparsa ha immediatamente suscitato una profonda ondata di commozione in tutta la Toscana e nel panorama sportivo nazionale.

Il sindaco di Livorno, Luca Salvetti, ha espresso così il dolore profondo della comunità labronica: “Un dolore immenso per me, per l’intera città di Livorno e per tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo anche per un solo minuto. Ciao Igor…..” Anche il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha voluto ricordare lo spessore umano del calciatore, sottolineando il legame indissolubile con il territorio: “Addio Igor Protti. Per Livorno non è stato soltanto un grande calciatore. È stato un simbolo, un punto di riferimento, una persona capace di entrare nel cuore della gente con la sua umanità prima ancora che con i suoi gol. Alla sua famiglia, ai suoi amici va il mio pensiero più affettuoso e sincero. Ciao Igor.

L’ultimo testamento cinematografico: l’eroe romantico

Un destino, il suo, impresso indelebilmente nella pellicola solo pochi mesi fa. Il regista livornese Luca Dal Canto aveva infatti firmato un documentario interamente dedicato alla sua parabola, intitolato significativamente IGOR. L’eroe romantico del calcio. Una pellicola che oggi risuona come un testamento spirituale e un inno al calcio degli anni ’90. Tra memorie in quattro terzi e stadi di provincia, quel viaggio cinematografico ha celebrato per l’ultima volta sul grande schermo il legame indissolubile e viscerale tra lo Zar e la maglia amaranto, restituendo al pubblico la purezza di un uomo che ha sempre giocato per la gente.

Trent’anni fa, alla domanda su come avrebbe voluto morire, rispose: “Di vecchiaia, senza soffrire e far soffrire troppo“. La vita è stata decisamente più cinica e veloce, privandolo del tempo ma non dell’immortalità. Da oggi la Curva Nord del Picchi ha una stella in più a cui guardare. Buon viaggio, Capitano.

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