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Addio all’artista Matthew Spender, ispirò Bertolucci per il film “Io ballo da sola”

Lo scultore, pittore e scrittore inglese Matthew Spender aveva scelto il Chianti senese come sua patria d’elezione, il regista Bernardo Bertolucci si innamorò della sua arte

Matthew Spender

È morto all’età di 81 anni, il 31 maggio 2026 lo scultore, pittore e scrittore inglese Matthew Spender, che aveva scelto la Toscana come sua patria d’elezione.

Figlio del poeta inglese Stephen Spender e marito dell’artista Maro Gorky, figlia del celebre pittore Arshile Gorky, viveva dagli anni Sessanta a Gaiole nelle campagne del Chianti senese, dove aveva scelto di stabilire la propria casa e il proprio studio.

Le sue opere, in particolare le sculture in terracotta e legno, sono state esposte e apprezzate in tutto il mondo, mentre il suo legame con la Toscana ha contribuito a renderlo una figura di riferimento nella vita culturale del territorio.

Ha scritto il libro “In Toscana Considerazioni di un artista inglese sull’arte, gli usi, i costumi e le stranezze degli italiani tra i quali vive” pubblicato da Barbès.

Nel 2021 aveva ottenuto la cittadinanza italiana, riconoscimento di un rapporto con questa terra durato oltre mezzo secolo.

Io ballo da sola di Bernardo Bertolucci

La villa che ispirò “Io ballo da sola”

Il nome di Matthew Spender è indissolubilmente legato anche al cinema di Bernardo Bertolucci.

Il regista frequentava da anni la casa dell’artista nel Chianti e proprio dall’atmosfera di quel luogo, abitato da artisti, scrittori e intellettuali, trasse ispirazione per il film Io ballo da sola del 1996.

Inizialmente Bertolucci aveva pensato di girare il film nella villa di Spender, ma la presenza di una troupe molto numerosa portò a scegliere altre location nelle campagne senesi.

Nonostante ciò, la casa, il suo stile di vita e le opere dell’artista rimasero al centro del progetto: numerose sculture di Spender compaiono infatti nel film e contribuirono a definire l’identità visiva della pellicola interpretata da Liv Tyler.

Lo stesso Spender raccontò che l’idea del film nacque da un episodio realmente accaduto nella sua casa, a cui Bertolucci assistette e che trasformò poi in una storia cinematografica.

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