Quattro ritratti inediti di Antonio Vivaldi, finora rimasti nascosti nelle collezioni private, per la prima volta in mostra a Firenze.
La scoperta, firmata dal musicista e studioso Federico Maria Sardelli, tra i massimi esperti mondiali del compositore veneziano, amplia in modo significativo il piccolo corpus di ritratti conosciuti di Vivaldi e apre nuove prospettive anche sui suoi rapporti con l’ambiente artistico della Venezia del primo Settecento.
I quattro dipinti sono esposti fino al 31 ottobre al Museo de’ Medici di Firenze, in via degli Alfani, con ingresso dalla Rotonda del Brunelleschi. Una piccola mostra, per numero di opere, ma di particolare rilievo per la storia dell’immagine di uno dei protagonisti della musica barocca.
I nuovi ritratti confermano alcuni dei tratti già noti del volto di Vivaldi: la fronte alta e tondeggiante, le sopracciglia arcuate e sottili, il naso dalla radice robusta, le guance piene, la camicia aperta sul petto e, soprattutto, quel sorriso che ricorre nell’iconografia del compositore.
La scoperta suggerisce anche l’esistenza di un rapporto personale, finora sconosciuto, con uno dei più importanti pittori veneziani del primo Settecento, Giovanni Battista Piazzetta.
Prima di questi ritrovamenti erano pochissime le immagini certe di Vivaldi: il ritratto conservato al Museo della Musica di Bologna, l’incisione di François Morellon La Cave e la celebre caricatura realizzata da Pier Leone Ghezzi. È proprio la rarità delle testimonianze a rendere particolarmente significativa la scoperta dei quattro dipinti.
La storia della scoperta di Federico Maria Sardelli
La vicenda prende avvio quando un liutaio e collezionista sottopone a Sardelli un ritratto di Vivaldi in suo possesso. Si tratta di un olio su tela attribuito al veneziano Giuseppe Nogari, accompagnato da un certificato del 1982 che ne ricostruisce la provenienza: nel 1924 il dipinto era stato acquistato da Leandro Bisiach dai marchesi Durazzo-Da Passano nel castello di Occimiano Monferrato, insieme a due violini di scuola cremonese.
La pista porta a Marcello Durazzo, proprietario di una parte consistente dei manoscritti vivaldiani oggi conservati alla Biblioteca Nazionale di Torino. Ma è l’indagine di Sardelli sull’opera di Nogari a fornire la svolta.
Consultando la fototeca della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, lo studioso individua infatti la fotografia di un dipinto identico per posa e dettagli, ma di qualità pittorica decisamente superiore. L’originale si trova ancora nella collezione del grande direttore d’orchestra Francesco Molinari Pradelli, a Marano di Castenaso, nel Bolognese.
Il confronto permette così di stabilire che il ritratto proveniente dalla collezione Durazzo è una copia coeva di quello bolognese, un olio su tela custodito in una cornice rococò, appartenuta in precedenza al colonnello George Babington Croft Lyons e acquistata da Molinari Pradelli a Montecarlo nel 1978.
Ancora più singolare è la storia degli altri due dipinti presentati a Firenze. Anche in questo caso Vivaldi appare nella stessa posa, con il caratteristico colletto aperto, ma alle sue spalle compare una seconda figura.
Le opere sono attribuite a Domenico Fedeli, detto il Maggiotto, allievo di Piazzetta. Uno dei dipinti era stato presentato all’asta nel 2020 come “Allegoria della musica”; di un’opera quasi identica esiste inoltre una fotografia conservata nella fototeca di Federico Zeri, catalogata come “Coppia di giovani”.
“Il volto di Vivaldi” il libro di Federico Maria Sardelli
La storia della scoperta è raccontata nel volume Il volto di Vivaldi di Federico Maria Sardelli, pubblicato da Sellerio, che ricostruisce l’intera iconografia conosciuta del compositore.
In particolare, il capitolo “Un nuovo ritratto di Vivaldi. Anzi quattro” documenta il ritrovamento attraverso l’analisi delle provenienze, i confronti tra le opere e la ricostruzione della loro genealogia.
La scelta di Firenze per presentare questa importante scoperta non è casuale. Vivaldi fu infatti di casa alla corte granducale e nel 1711 dedicò al gran principe Ferdinando de’ Medici, figlio di Cosimo III, musicista appassionato e grande mecenate, L’Estro Armonico, la raccolta di concerti che contribuì a consacrare la sua fama in tutta Europa.
