Un viaggio nelle profondità dell’anima, tra memoria, introspezione, contemplazione e speranza, ma anche oltre i confini che separano la vita dalla morte, la luce dall’oscurità, il caos dalla quiete.
È Beyond Fine Lines, il nuovo album di Mirco Magnani nato dall’incontro con la straordinaria voce dell’artista siberiana Sainkho Namtchylak, che vanta una lunga carriera internazionale, capace di muoversi tra spoken word, improvvisazione e tradizioni vocali ancestrali.
Un disco in cui composizione e sperimentazione, poesia e suono si incontrano dando vita a un paesaggio musicale sospeso ed evocativo.
Il progetto nato a Berlino nell’autunno del 2023, si è sviluppato a partire dalla collaborazione tra Magnani e Sainkho, dopo il primo incontro artistico avvenuto per l’album Zarathustra – Der Grosse Mittag.
Beyond Fine Lines sarà presentato da Mirco Magnani mercoledì 16 settembre, alle 19, alla libreria Gattaccio di Firenze (piazza Ghiberti, 16r).
Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la genesi di questo viaggio sonoro, l’incontro con Sainkho e le sottili linee che il disco invita ad attraversare.
Ciao Mirco, questa è la seconda volta che collabori con Sainkho, si è creato un vero sodalizio artistico fra voi due
Certo, sì, nel primo progetto che abbiamo realizzato insieme lei era un’ospite insieme a Steven Brown dei Tuxedomoon e Nikolas Klau. Dopo questo esperimento in cui ci siamo trovati bene, le proposto di collaborare a un nuovo album. Ha sentito i brani, ha accettato, abbiamo finito questo album qualche annetto fa e poi quest’anno è uscito.
Come lavorate? Tu le mandi delle basi, lei poi ci canta sopra, oppure vi siete incontrati?
Sainkho è venuta a Berlino e abbiamo registrato insieme le canzoni che avevo già composto, c’è stato un rapporto diretto in studio. I testi li ha scritti lei, alcuni li aveva scritti tempo addietro, altri sono più recenti, altri più vecchi di qualche anno prima. Canta sia in inglese sia in russo. Alcuni pezzi hanno i testi, in altri ci sono solo vocalizzi, questo suo stile di canto, “overtone” che è tipico appunto delle sue zone, della Siberia e della Mongolia. Si tratta di un metodo di canto che permette di eseguire più note contemporaneamente, è polifonico.
Qual è il messaggio che manda questo disco? Cosa vorresti che arrivasse a chi lo ascolta?
“Beyond Fine Lines” è un disco che tocca tematiche profonde, i testi di Sainko che parlano appunto di lotta e di speranza, di guerra e di pace. Sono temi che si compensano in qualche modo, ma sono appunto diametralmente opposti. Per cui si cerca di creare una terza via, un’emozione che includa la contemplazione e una certa tristezza, insieme alla felicità e la condivisione.
Come mai avete scelto questo titolo, Beyond Fine Lines?
Viene da un testo di Sainkho, che è anche il titolo del brano che apre l’album. Le linee sottili sono intese come i confini anche geografici, questi confini virtuali che appunto le energie sottili possono superare, possono sconfiggere, confini che dividono azioni e anche persone, tracce, costumi, linguaggi.
