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La Toscana inizia lo screening di massa: 61 laboratori faranno test a 400mila persone

I primi a poterlo fare saranno sanitari e categorie più a rischio, poi forze dell’ordine, volontari, badanti e poi i lavoratori dei servizi essenziali

Coronavirus: 61 laboratori faranno test sierologici a 400mila persone - © SeventyFour

È stato definito l’accordo quadro con le rappresentanze dei laboratori privati per l’effettuazione dei test sierologici. Sono 61 i laboratori privati che hanno risposto all’avviso di manifestazione di interesse di Estar dando la propria disponibilità ad effettuare test per conto della Regione ad integrazione del lavoro già fatto dal SSR inserendosi così nella programmazione regionale”. 

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha annunciato che: “un primo blocco di test sierologici è in corso di effettuazione da parte del SSR. Si tratta di 140.000 test riservati prioritariamente ai lavoratori della sanità pubblica e privata, agli ospiti delle Rsa e agli operatori delle stesse. L’intervento si esaurirà entro la fine della prossima settimana e consentirà una prima valutazione epidemiologica del passaggio del virus tra le categorie di cittadini più esposte a rischio, come lo è la popolazione più anziana. A questi si sono aggiunte le forze dell’ordine, i volontari e le badanti”.

“Un secondo blocco di cittadini e lavoratori che verrà sottoposto a test sierologico – prosegue Rossi – riguarda i lavoratori impiegati nei servizi essenziali rimasti aperti fin dal Dpcm dell’11 marzo. Sarà data priorità ai lavoratori maggiormente esposti al contatto con altre persone, come i lavoratori della piccola e grande distribuzione alimentare, delle aziende che si occupano della raccolta dei rifiuti, dei dipendenti pubblici che hanno contatto con l’utenza, degli operatori degli uffici postali, bancari, operatori di servizi a domicilio, riders, personale che si occupa di consegne a domicilio, giornalisti, edicolanti, operatori del trasporto pubblico, delle pompe funebri, i tassisti, chi lavora nella logistica in genere, il personale dei consolati e quello portuale. A questi si aggiunge la polizia comunale e provinciale, già compresa dall’ordinanza ma non ancora coinvolta, e il distretto della carta della Lucchesia che ha sempre continuato a lavorare e che potrà fornirci per dimensioni e caratteristiche di insediamento territoriale e produttivo alcune utili indicazioni in merito all’impatto del virus all’interno di un’area industriale ben definita, anche allo scopo di compiere analoghe valutazioni in vista della riapertura di altri distretti. Naturalmente altre categorie dei servizi essenziali potranno essere aggiunte, ma sempre facendo riferimento al Dpcm dell’11 marzo”.

Lo screening alle categorie previste in questo secondo blocco sarà svolto dai laboratori su indicazione della Regione. La Regione fornirà ai privati che ritengono di aderire a questa iniziativa almeno 250.000 test sierologici a fronte della loro disponibilità ad effettuare almeno 10.000 test al giorno. Oltre a questa attività su commissione del SSR i laboratori privati potranno effettuare altri esami sierologici in forma privata a quei soggetti appartenenti alle categorie di filiera essenziale individuate dal DPCM dell’11 marzo, ad un costo complessivo di circa 25€.

“Nel corso della definizione del contratto, – ha aggiunto Rossi- alle rappresentanze dei laboratori è stato chiesto di organizzare il servizio rivolto alle categorie sopra identificate in modo da coprire tutta la regione. È importante sottolineare che tutti i dati dello studio epidemiologico verranno raccolti dalla Regione stessa e caricati su una applicazione per studiare la diffusione del virus suddiviso per categorie di lavoratori. Se sommiamo i test in corso per conto del SSR e quelli che stiamo per affidare ai privati siamo di fronte alla più grande iniziativa di screening di massa che sia mai stata affrontata in Italia che ci consentirà di raggiungere ben 400.000 lavoratori tra quelli maggiormente esposti al contagio al fine di tutelare al meglio la loro salute e quella collettiva”.

“È bene ribadire – sottolinea Rossi – che non esistono al momento strumenti assoluti che possono risolvere la diagnostica di un caso nuovo e complesso come quello della diffusione del coronavirus. La nostra politica è quella di sviluppare l’uso dei cosiddetti tamponi. E in Toscana, ne abbiamo fatti oltre 80mila. Siamo dell’idea che una maggiore conoscenza del virus, della sua contagiosità e delle sue caratteristiche può derivare proprio dalla complementarietà tra i tamponi e i test sierologici. Questa complementarietà ci permetterà di tracciare una mappa conoscitiva della diffusione del virus sui casi individuali e di comunità, a partire dalle tipologie di lavoratori testati, al fine di da adottare le migliori strategie di contenimento, di prevenzione e di cura per combattere l’epidemia. Da questa indagine – conclude il presidente – emergeranno utili valutazioni per procedere, d’intesa con il governo nazionale, all’organizzazione della fase 2, che dovrà mettere al primo posto la salute dei lavatori e dei cittadini”.

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