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“40 anni da Litfiba”: Ghigo Renzulli racconta la sua vita in musica

Intervista al chitarrista che ha raccontato in un libro quarant’anni passati a suonare dall’esperienza con i Cafè Caracas alla nascita dei Litfiba

Ghigo Renzulli - © Fabio Mitidieri

Il 6 dicembre 2020 i Litfiba festeggiano quarant’anni dal primo concerto alla Rokkoteca Brighton di Settignano (Firenze). In occasione di questo anniversario Federico “Ghigo” Renzulli storico chitarrista della band si racconta nel libro “40 anni da Litfiba” con Adriano Gasperetti e a cura di Alberto Pirelli, uscito per Arcana Edizioni.

Chi è Ghigo Renzulli

Ghigo Renzulli, campano di nascita, fiorentino di adozione, giramondo per vocazione, non è solo il co-fondatore e da quarant’anni unico membro fisso dei Litfiba, con cui ha pubblicato tredici album e suonato in migliaia di concerti. Ma è anche uno dei chitarristi più influenti del rock italiano. Il suo sound unico e inconfondibile è un vero e proprio marchio di fabbrica.

Nel libro si trovano l’infanzia, l’esperienza londinese, la voglia di vivere la musica d’oltremanica, il periodo punk, la new wave e il ritorno in Italia. Nella sua autobiografia si rivivono anche il lavoro in studio, le prove in sala, il dietro le quinte dei live e dei video, i viaggi su e giù per l’Italia e non solo, in poche parole la vita di un rocker italiano. C’è anche la storia recentissima del progetto No.Vox, di composizioni puramente strumentali, che mette insieme tutte le sue passioni musicali.

Litfiba, Piero Pelù e Ghigo Renzulli – © D-VISIONS

Ecco la nostra intervista

Ciao Ghigo! Nel 1980 tu suonavi nei Cafè Caracas cosa ti ha convinto poi a passare ai Litfiba?

Ho litigato furiosamente con Raffaele (Raf) dopo il concerto che facemmo come spalla dei Clash in piazza Maggiore a Bologna. Eravamo conosciuti però quel concerto non andò bene, ci tirarono ogni ben di Dio. Alla fine litigammo, Raffaele voleva seguire un percorso “pop” come ha fatto poi con successo. Così ci siamo divisi e io ho fondato i Litfiba. Ho chiamato Gianni Maroccolo che già conoscevo e poi pian piano sono arrivati gli altri componenti. Piero Pelù è arrivato dopo 3-4 mesi che provavamo. All’inizio nei Litfiba cantavo io, poi alla fine abbiamo deciso di cercare un cantante bello, giovane, con un bel look e con tanta presenza scenica.

Beh per fortuna Piero era anche bravo!

Sì è diventato molto bravo, all’inizio era un po’ meno bravo se devo essere sincero. Aveva un bel look e una grande presenza scenica, come richiedeva la moda dell’epoca. E’ diventato bravo strada facendo, giustamente, perchè era giovanissimo quando è entrato nei Litfiba aveva 18 anni.

Come avete trovato la famosa cantina in via dei Bardi da cui poi avete preso anche il nome?

L’ho scoperta io, l’ho trovata e l’ho allestita prima dei Cafè Caracas quando sono tornato da Londra. Appena tornato a Firenze ho trovato questo posto nel palazzo Capponi, un palazzo antico di Firenze. L’ho affittata e l’ho allestita come sala prove attrezzata nel 1979. Ci provavo regolarmente con Raf quando eravamo i Cafè Caracas.

C’era un’energia unica in quegli anni che ancora oggi è molto forte

Si vede che il mio motto dell’epoca funziona ancora oggi: “tiro, incastro e grinta”. La famosa triade, bisognava suonare per “spaccare il culo” scusa il termine. Io penso che bisogna essere una macchina da guerra quando fai queste cose sennò non vai avanti. L’ultimo tour insieme l’abbiamo fatto nel 2017, i rapporti con Piero e gli altri sono ottimi, ognuno fa le sue cose. Ormai siamo diventati come tante band del panorama internazionale come gli Aerosmith, i Guns N’ Roses. Appena finirà la pandemia suoneremo ancora insieme. Dopo 40 anni che si sta insieme pensare anche ai progetti personali fa bene alla mente.

Raccontaci il concerto del 6 dicembre 1980 alla Rokkoteca Brighton a Settignano

Eravamo eccitatissimi…era il primo concerto della nostra band! Il locale era piccolissimo, con circa 200 persone stipate e un palco microscopico, altro trenta centimetri, dove entrammo a fatica. Antonio (Aiazzi) suonava con le tastiere fuori dal palco, accanto alle casse dell’impianto. Quella sera il locale era stracolmo di gente, tutti attaccati l’uno all’altro. Mentre suonavamo faccia a faccia con il pubblico, chiunque avrebbe potuto mettere le mani sulla mia chitarra. Antonio se la passò peggio perchè per metà concerto, oltre che suonare, dovette reggere con una mano le casse dell’impianto, per evitare che cascassero per terra per gli spintoni della folla. Io a un certo punto, a causa di uno spintone di un tizio di fronte a me, persi il plettro, che mi cascò per terra. Chiaramente, da incosciente, ne avevo portato uno solo e appena finì il brano posai la chitarra e mi tuffai in mezzo alle gambe del pubblico a cercarlo. Dopo poco riuscii a trovarlo e venni fuori dalla mischia con il plettro in mano gridando: Trovato! Trovato! Anche Piero si tuffò diverse volte sul pubblico; era una bolgia satanica che ci fece fare un gigantesco bagno di sudore, ma che ci dette anche un’estrema soddisfazione. La band si era sverginata e lo aveva fatto alla grande.

La musica ha indirizzato la tua vita, tanti successi e forse qualche delusione?

Sono passati quarant’anni…sono tanti, ma sinceramente non me li sento addosso. – ha scritto Ghigo – Sarà perchè ho vissuto sempre una vita poco normale e un po’ avventurosa, sarà perchè si dice che la musica mantiene giovani, sarà quello che vuoi, ma meglio così. Gli anni della mia carriera, invece, me li sento addosso, a livello di esperienza e consapevolezza. Ho le idee molto più chiare rispetto al passato, ma se Dio vuole sono rimasto molto spontaneo e istintivo nell’approccio alla musica. Ho sempre pensato che per fare questo lavoro bisogna divertirsi a farlo. E’ un lavoro artistico, ma anche di entertainment, e non si può pensare di salire su un palco e far divertire le persone se non se tu il primo a divertirti. Spesso guardo al passato e a volte mi accorgo degli errori che ho fatto, ma va bene così. Anche gli errori sono importanti per andare avanti.

A gennaio-febbraio 2021 uscirà il disco del tuo nuovo progetto No. Vox parlacene un po’

No.Vox già il nome ti fa capire che non c’è nessun cantante, è un progetto di musica impegnata strumentale a cui hanno partecipato tantissimi musicisti. Io sono il direttore d’orchestra di questo progetto. In questo primo disco che si chiama “Cinematic” ci sono anche riarrangiamenti di tre colonne sonore famosissime. Questo progetto è destinato a crescere nel tempo, l’ho pensato per i teatri e per spettacoli che uniscano il balletto, la danza, le immagini. Vorrei creare spettacoli di musica e arti mescolati insieme con tanti riferimenti anche alla musica classica.

Ghigo Renzulli, 40 anni da Litfiba

“40 anni da Litfiba” il libro di Ghigo Renzulli e Adriano Gasperetti è pubblicato da Arcana Edizioni

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