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Vittime del Covid-19, i nomi degli oltre mille morti fiorentini sulle foglie d’ulivo

L’arengario di Palazzo Vecchio si è trasformato in un uliveto in occasione della giornata nazionale per ricordare i morti

Gli alberi di ulivo per ricordare le vittime del Covid-19 sull’arengario di Palazzo Vecchio

I nomi delle vittime del Covid-19 sulle foglie d’ulivo. Un gesto simbolico per ricordare il tributo di oltre mille vite pagato dalla città di Firenze in questi due anni di pandemia. Gli alberi di ulivo con il loro carico di ricordi sono stati disposti sull’arengario di Palazzo Vecchio.

Il ricordo delle vittime del Covid-19

È stata questa l’iniziativa del sindaco di Firenze Dario Nardella in occasione delle Giornata in memoria delle vittime del Coronavirus, 1.130 nel capoluogo toscano come ha specificato il primo cittadino.

Tanti gli assessori comunali presenti alla cerimonia sull’arengario di Palazzo Vecchio che vuole ricordare chi è morto; tra i presenti Benedetta Albanese, Sara Funaro, Alessandro Martini oltre al presidente del Consiglio comunale Luca Milani e i direttore degli ospedali cittadini. Ogni albero ha più targhette, con il nome delle persone scomparse.

Le piante sono state allestite a cura di Coldiretti Toscana in collaborazione con Romiti Marco di Romiti Vivai. La cerimonia ha visto la partecipazione di Andrea Bernardini, trombettista della ‘Silent king big band’ dell’orchestra ‘ReMuTo‘ coordinata dal professor Luca Marino.

Gli alberi di ulivo per ricordare le vittime del Covid-19 sull’arengario di Palazzo Vecchio

Il segno che il Covid ha lasciato nel nostro Paese è indelebile – ha detto Nardella -. Ricordiamo coloro che sono morti: donne, anziani, talvolta anche bambini. Lo facciamo con una consapevolezza maggiore perché a due anni di distanza siamo più forti, più coesi, abbiamo anche più speranza. Abbiamo imparato molto da questa terribile pandemia, il ringraziamento che faccio è al personale sanitario che non si è mai risparmiato, anche in queste settimane in cui il Covid è ancora in corso. Siamo orgogliosi di loro“.

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