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Halloween in Toscana: sei itinerari da scoprire per un weekend da paura

Dalla Fonte della fata Morgana al borgo abbandonato di Isola Santa, dal celebre Ponte del Diavolo alla Torre maledetta del Conte Ugolino per un fine settimana da “brividi”

Ponte del Diavolo a Borgo a Mozzano - © Chiara Paolini

In occasione del weekend più “spaventoso” dell’anno non potevamo non proporvi un viaggio nelle leggende e nei borghi fantasma della Toscana.

Iniziamo da una delle mete più amate dei fan di Halloween stiamo parlando del Ponte del Diavolo che si trova sul fiume Serchio a Borgo a Mozzano in provincia di Lucca.

Il ponte è stato fatto costruire da Matilde di Canossa tra l’XI e il XII secolo e ha una struttura davvero particolare con un arco centrale più alto ampio. Ricostruito dal condottiero ghibellino Castruccio Castracani, fu gravemente danneggiato da una piena del Serchio nel 1836 e poi modificato agli inizi del Novecento.

Secondo la leggenda, il muratore che avrebbe dovuto costruirei ponte chiese aiuto al Diavolo per ultimare la sua realizzazione, il quale gli promise di aiutarlo ad ultimarlo in una sola notte, in cambio dell’anima del primo essere vivente che da lì sarebbe passata.

L’uomo accettò ma spaventato dalla promessa studiò uno stratagemma per ingannarlo. Attirò un cane con del cibo, così a passare sul ponte maledetto fu l’animale e non uno dei paesani. Adirato per l’inganno, il Diavolo avrebbe poi modificato l’ampiezza delle arcate.

Borgo di Isola Santa – © Elena Raugei

Il lago di Isola Santa in Garfagnana è un angolo nascosto nel cuore delle Apuane, un villaggio abbandonato in cui tempo si è fermato.

Sulle rive di un piccolo lago, circondato da boschi di castagno e da alte montagne, sorge un borgo che poggia sulle rovine dell’antico hospitale che accoglieva i viandanti.

Le casette di pietra, dai tetti in ardesia, sono quanto resta del nucleo originario, in parte sommerso dalle acque del bacino artificiale. Il paesino offre una gita piena di fascino, per la bellezza dei panorami e il silenzio delle foreste.

La natura calcarea del territorio è segnata da fenomeni carsici, che originano grotte, torrenti sotterranei e strane erosioni. Davvero curiose le cosiddette Marmitte dei Giganti, buche a forma di pentolone scavate dai fiumi in piena. Se ne vedono di enormi presso il Fosso del Fatonero e il Fosso dell’Anguillaia.

Palazzo dell’orologio, Pisa – © Massimo Parisi

Nell’anno dantesco per eccellenza non potevamo non parlarvi della Torre del Conte Ugolino situata all’interno del Palazzo dell’Orologio in piazza dei Cavalieri a Pisa.

La storia del Conte Ugolino della Gherardesca inserita da Dante nel canto XXXIII della Divina Commedia racconta una delle vicende più truci e tragiche della storia italiana.

In seguito a un tradimento il conte fu catturato e chiuso nella torre con i suoi figli e nipoti. Ugolino fu testimone impotente della loro morte, una morte lunga e atroce, raccontata da Dante in una pagina memorabile della Commedia. La storia è ancora più raccapricciante perchè il conte per sopravvivere si cibò dei cadaveri dei figli.

La Torre del Conte Ugolino ha da poco aperto al pubblico e invita il visitatore ad osservare i resti di quella che per secoli è stata tristemente nota come ‘Torre della Fame’.

Fonte della Fata Morgana, Bagno a Ripoli

A Bagno a Ripoli sopra Grassina si trova la Fonte della giovinezza della Fata Morgana maga guaritrice del ciclo di Re Artù, conosciuta anche come Casina delle Fate.

Fu fatta costruire da Bernardo Vecchietti nella seconda metà del 1500 all’interno del parco di Villa Il Riposo, residenza estiva dei Vecchietti e sede di una ricca collezione di opere d’arte.

Opera, secondo più fonti, del  Giambologna, rappresenta un esempio unico di architettura da giardino e si distingue per l’intonaco a finti mattoni rosa che crea un’atmosfera magica e suggestiva.

Sul lato più lungo, sulla destra si trova l’iscrizione nella nicchia centrale che riporta queste parole: “Io son quella, o lettor, fata Morgana che giovin qui ringioveniva altrui. Qui dal Vecchietto, poiché vecchia io fui ringiovenita colla sua fontana”.

Sull’estrema destra ci sono diversi tipi di vasche per abbeverare gli animali e un’altra con i bordi inclinati probabilmente un lavatoio. Curioso è il pavimento a mosaico costituito da sassolini bianchi e neri che, sulla soglia, compongono la scritta “Fata Morgana”.

Le leggende raccontano di feste nelle notti estive, ma soprattutto di improvvise apparizioni di bellissime e giovani donne, ninfe e fate, che misteriosamente come erano apparse, scomparivano. Ancora oggi c’è chi attribuisce virtù ringiovanenti all’acqua della fonte.

Quercia delle streghe, Gragnano – © Guglielmo Giambartolomei

La quercia dove è stato impiccato Pinocchio

Sulle colline situate tra il Monte Pisano e Collodi, nel comune di Capannori, a Gragnano in mezzo ad un bosco, si trova un albero straordinario, sia per dimensioni e sia per le leggende che lo avvolgono che è conosciuto col nome di Quercia delle Streghe.

L’albero è gigantesco: alto 24 metri, con un tronco del diametro di ben 4,5 metri tanto che per abbracciarlo servono cinque persone, e possiede una chioma che raggiunge i 40 metri di diametro.

È riconosciuto come albero monumentale d’Italia e, per via della sua grandezza, compare addirittura nelle mappe Nato come punto trigonometrico militare. La sua età è un mistero: si ipotizza che abbia addirittura circa 600 anni.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, i Nazisti volevano abbatterlo per ricavare legname, ma fortunatamente, grazie alla mobilitazione degli abitanti locali, il progetto sfumò.

Molte sono le leggende intorno a questo albero. Alcuni dicono che fosse un punto di ritrovo per le streghe che, durante la notte organizzavano i loro riti sabbatici sopra i suoi lunghi e nodosi rami.

L’altra leggenda, più affascinante ma anche più verosimile, è legata a Pinocchio, il popolare burattino di legno ideato da Carlo Collodi. L’autore fiorentino si sarebbe ispirato proprio da questo albero per la scena in cui il burattino di legno viene impiccato sulla “quercia grande”, per mano del Gatto e la Volpe.

Castello Malaspina Fosdinovo – © Stefano Fei

Il Castello Malaspina di Fosdinovo che è visitabile anche di notte ha visto accadere tra le sue mura amori folli e disperati, delitti, torture e sparizioni.

Ma andiamo per ordine, il nome stesso dei Malaspina nascque quando Accio Marzio rivendicò la morte del padre uccidendo nel sonno il re dei Merovingi Teodoberto trafiggendolo alla gola con una spina.

Si narra che il re svegliandosi ebbe il tempo di gridare “Ah! Mala spina!” prima di morire, da cui ha preso nome la casata. Ma la leggenda più celebre è quella sul fantasma della marchesina Bianca Maria Aloisia Malaspina che si innamorò perdutamente di uno stalliere.

La famiglia la condannò a vita monastica e dato che si rifiutò categoricamente di prendere i voti fu rinchiusa in una cella nel castello da cui non poteva mai uscire e in cui morì di stenti.

Un’altra storia che si racconta è quella della marchesa Cristina Pallavicini che fece costruire nel pavimento del castello tre trabocchetti nei quali gettava gli amanti pericolosi testimoni della sua infedeltà.

 

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