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“I nostri fantasmi”, al festival di Venezia il nuovo film del regista toscano Alessandro Capitani

Il regista di Orbetello, dopo il corto “Bellissima” e il film “In viaggio con Adele”, realizza una commedia sentimentale sullo sfondo del disagio sociale

I nostri fantasmi - © Foto Ufficio stampa del film

“I nostri fantasmi”, il nuovo film del regista toscano Alessandro Capitani

Originario di Orbetello, classe 1980, il regista toscano Alessandro Capitani, laureato al Dams e diplomato al Centro sperimentale di cinematografia, ha realizzato un nuovo lungometraggio dal titolo I nostri fantasmi, che si va ad aggiungere alla sua breve ma già pluripremiata filmografia, composta dai cortometraggi Bellisima (David di Dontello 2016) e La legge di Jennifer (Cinemaster ai Nastri d’Argento 2013) e dal lungometraggio In viaggio con Adele, selezionato dal Premio Nice.  Il film, scritto dallo stesso regista, insieme a Francesca Scialanca e Giuditta Avossa, con  la fotografia firmata dal regista e direttore della fotografia Daniele Ciprì, è interpretato dall’attrice israeliana Hadas Yaron, dal noto attore italiano, per il piccolo e grande schermo, Michele Riondino, da Paolo Pierobon, dal piccolo Orlando Forte, con la partecipazione di Alessandro Haber.

Il talento toscano approda al festival del cinema di Venezia

Quella che Alessandro Capitani considera la sua vera opera prima, I nostri fantasmi, è stata presentata al Festival del Cinema di Venezia, alle Giornate degli Autori. Promossa dal 2004 dalle associazioni dei registi e degli autori cinematografici italiani ANAC e 100autori, le Giornate degli Autori sono un evento autonomo all’interno della Mostra del Cinema di Venezia, sul modello della prestigiosa Quinzaine des Réalisateurs al festival del cinema di Cannes. La presentazione, per la sezione “Le notti veneziane”, si è svolta lunedì 6 settembre sera, alla presenza del regista.

La tradizione del “neorealismo rosa” e della commedia popolare, rivivono nel cinema di Alessandro Capitani

Il film racconta di Valerio (Riondino) e di suo figlio Carlo, di sei anni (Orlando Forte), che vivono nel sottotetto della casa dalla quale sono stati sfrattati. Ogni volta che arrivano nuovi inquilini, “gli invasori”, si fingono fantasmi, con tanto di trucco e ambientazioni horror, per terrorizzarli e farli fuggire, e tornare così ad utilizzare clandestinamente l’appartamento, fino all’arrivo dei nuovi malcapitati di turno. Il gioco sembra funzionare, finché nella casa non arriva Myriam, donna sola, che porta con sé la piccolissima Emma, in fuga da un marito violento. Quella che Alessandro Capitani racconta è la storia di chi, anche nell’Italia di oggi, diventa un invisibile, un vero fantasma: disoccupati, immigrati, persone che hanno perso tutto e vivono ai margini.

Lo spunto non è un mero frutto della fantasia: Alessandro Capitani ha infatti collaborato con il giornalista Domenico Iannacone, per la trasmissione Rai “I dieci comandamenti”. Una puntata della serie – ha dichiarato il regista – era dedicata agli sfratti e ho visto in maniera diretta cosa vuol dire perdere all’improvviso la casa, sentire suonare alla porta l’ufficiale giudiziario in compagnia del fabbro e dei carabinieri. Un’esperienza sotto molti punti di vista scioccante. Molte persone avevano perso tutto, anche la speranza. Da lì mi è venuta l’idea di raccontare la storia di un padre che resta nella casa da cui è stato sfrattato”.

Ma via via che il film si dipana davanti agli occhi dello spettatore, si intuisce che il vero focus non sono i temi sociali, ma i sentimenti che l’incontro tra i due adulti – Miriam e Valerio – e i due bambini – Carlo e Emma – farà scaturire. “Lo definirei un fantasy neorealista – ha proseguito il regista -. Ci sono i grandi temi: il lavoro, la casa, la violenza sulle donne, ma è anche un po’ fantasy”. Ma a ben vedere, più che di un fantasy neorealista, per I nostri fantasmi si potrebbe parlare più propriamente di “neorealismo rosa”, un genere cinematografico minore, sviluppatosi in Italia negli anni ’50, all’indomani della grande stagione del Neorealismo con la N maiuscola, a cui dette il là il film Due soldi di speranza, di Renato Castellani, del 1951. Ne I nostri fantasmi tornano infatti, come nel “neorealismo rosa”, i temi della povertà della disoccupazione, del disagio sociale, accostati però a situazioni sentimentali spontanee e positive. Un filone di film, quello degli anni ’50 – a cui si ascrivono anche Pane amore e fantasia (1953) e Pane amore e gelosia (1954) di Luigi Comencini, Poveri ma belli, del 1957 di Dino Risi, e titoli analoghi – concomitante o subito prcendente la grande stagione della Commedia all’Italiana, che delle miserie umane faceva materia di vero umorismo e satira sociale.

I nostri fantasmi è un film dei buoni sentimenti e che fa bene al cuore: fa bene al pubblico ricordare che talvolta i cattivi perdono, e fa bene ritrovare, grazie a questo film ben confezionato, ben realizzato e con una fototografia molto bella, curata da Daniele Ciprì, il sorriso e la speranza, che talvolta costa solo due soldi.

 

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