Accanto alla Toscana dei grandi musei che conservano i capolavori del Medioevo e dei maestri del Rinascimento c’è una Toscana fatta di piccoli patrimoni nascosti.
Sono piccoli musei che raccontano una storia antica, fatta dalle persone che hanno svolto lavori e professioni che oggi non esistono più.
È una Toscana meno “famosa” ma forse ancora più affascinante: quella dei laboratori, degli artigiani, dei piccoli paesi dove nascono idee destinate a viaggiare nel mondo.
Ecco cinque musei che non raccontano solo oggetti, ma mani, mestieri e persone.
1-Museo del Ricamo, Pistoia
Il Museo del Ricamo di Pistoia è un piccolo scrigno dedicato a un’antica arte artigianale che per secoli ha caratterizzato la storia e l’identità del territorio. Ospitato nelle sale al piano terreno di Palazzo Rospigliosi conserva una preziosa raccolta di ricami, tessuti, strumenti e documenti che raccontano l’evoluzione del lavoro “ad ago” dal XVII al XX secolo. Tra corredi nuziali, biancheria ricamata, abiti e raffinati manufatti di arte sacra, il museo restituisce la memoria di un sapere tramandato nei conventi, nelle scuole femminili e nelle botteghe artigiane, fino alla nascita di vere e proprie produzioni specializzate come il celebre punto Casalguidi.
2-Museo della Figurina di Gesso e dell’Emigrazione, Coreglia Antelminelli
Nel cuore della Valle del Serchio, il Museo della Figurina di Gesso e dell’Emigrazione racconta una storia unica: quella dei figurinai di Coreglia, abili artigiani che, a partire dal XVI secolo, trasformarono il gesso in piccole sculture, statuine, presepi e busti, portando la loro arte in viaggio per l’Europa e oltre. Le sale del museo custodiscono circa 1.300 esemplari, dal Seicento fino ai giorni nostri, insieme a documenti, fotografie e testimonianze che raccontano il fenomeno dell’emigrazione legato a questo mestiere ambulante. Un luogo che racconta la storia di intere famiglie partite dalla Garfagnana in cerca di fortuna, capaci di trasformare un materiale povero come il gesso in un’arte raffinata e riconosciuta nel mondo.

3-Museo della Carta, Pescia
Pescia è stata per secoli uno dei principali centri cartari italiani. Nel cuore della Valdinievole, a Pietrabuona, il Museo della Carta custodisce la memoria di un’antica arte che per secoli ha dato vita e lavoro al territorio: la produzione della carta a mano. Ospitato nella settecentesca Cartiera Le Carte, l’antico opificio della famiglia Magnani, il museo racconta attraverso macchinari d’epoca, filigrane, strumenti e documenti storici il lungo viaggio della carta, dalla lavorazione degli stracci fino al foglio finito. È un luogo dove è possibile scoprire i segreti dei mastri cartai e assistere alla nascita di un foglio realizzato ancora secondo tecniche tradizionali, tramandando un sapere che in queste terre è presente dal XV secolo.
4-Museo del Vetro, Empoli
Nel cuore della città, all’interno dell’antico Magazzino del Sale, il Museo del Vetro di Empoli racconta la storia di una delle produzioni artigianali che più hanno segnato l’identità del territorio. Attraverso fiaschi, bottiglie, damigiane, bicchieri, strumenti di lavoro, fotografie e documenti, il percorso accompagna il visitatore alla scoperta del mondo delle vetrerie empolesi, delle fornaci e dei maestri vetrai che per generazioni hanno trasformato la sabbia in oggetti di uso quotidiano e in vere opere d’arte. Simbolo della città è il celebre vetro verde di Empoli, protagonista delle tavole e delle cantine di tutta Italia.
5-Museo del Castagno, Colognora di Pescaglia
In Garfagnana e nella Media Valle del Serchio il castagno era chiamato “l’albero del pane”. Nel piccolo borgo di Colognora, sulle montagne della Lucchesia, il Museo del Castagno attraverso attrezzi agricoli, oggetti della civiltà contadina e testimonianze del lavoro nei boschi, ricostruisce tutte le fasi della cultura del castagno: dalla raccolta all’essiccazione delle castagne nei caratteristici metati, fino alla trasformazione alimentare e all’utilizzo del legname. Un viaggio nella memoria di una comunità che ha trovato nel bosco nutrimento, lavoro e identità.
