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Edipo e Il Suo Complesso: la storia di una band demenziale entrata nella leggenda

Il gruppo originario di Prato ha dato vita a quel gioiello di comicità che è la canzone “M'è morto il gatto” parodia della celebre “With or Without You” degli U2, pezzo omaggiato anche da Stefano Bollani

Edipo e il suo complesso

Nel solco di una consolidata tradizione di musica “demenziale” che in Italia può vantare band del calibro degli Skiantos o di Elio e le storie tese nel 1988 nasce a prato Edipo e il suo complesso. Il gruppo era formato da Bruno Bassetti alla batteria , Leonardo Bellucci al basso, Lorenzo Ciani alla seconda chitarra, Fabio Fantini alla voce, Alessandro Massai alle tastiere, Gianni Onori al sax e Riccardo Onori (poi chitarrista per Lorenzo Jovanotti) alla chitarra.

Dovevano suonare una sola sera in una festa per salutare il bassista che partiva militare, ma poi il gruppo continuò a suonare durante le licenze e un giorno dette vita a quel gioiello di comicità che è la canzone “M’è morto il gatto” parodia della celebre “With or Without You” degli U2 che narra la triste storia di un padrone il cui gatto viene schiacciato da un tir. Il pezzo viene trasmesso da Controradio e diventa così richiesto e famoso che narra la leggenda la Polygram abbia mandato una lettera di diffida alla band. Nel 1990 esce così il primo album degli Edipo “Pura lana” le cui prime mille copie sono avvolte davvero in una coperta di lana ma senza il celebre pezzo.

Qualche giorno fa anche il grande Stefano Bollani ne ha fatta una sua versione al pianoforte durante la trasmissione “Via dei Matti N.0” allora siamo andati a intervistare il leader della band per farci raccontare ancora una volta la storia di questa band pratese entrata ormai nella leggenda.

Ecco la nostra intervista al cantante Fabio Fantini

Ciao Fabio! Raccontaci la storia degli Edipo e il suo complesso

Edipo e il Suo Complesso nasce a Prato per caso il 6 gennaio 1988. Nell’intenzione deve essere un gruppo destinato a vivere una sola sera: un concerto per salutare Leonardo, il bassista, che parte militare.  Ma continua a suonare durante le licenze del milite, registra una cassetta (altri tempi, altri supporti!) e comincia a diffonderla a tappeto tra amici, parenti e concorsi vari. La cassetta (con il gatto) arriva a Controradio, e la radio non solo inizia a passarla a tappeto, ma si propone come management. Primo concerto con mille persone, un contratto discografico, un disco da registrare, tutto in pochissimi mesi. Edipo e Il Suo Complesso, nella prima fase, dura dal 1988 al 1992: una cassetta, un LP (Pura Lana) e un centinaio di concerti. Poi rivive di nuovo vent’anni dopo, dal 2008 al 2013, con un nuovo CD (Non è un paese per giovani), giusto per ricordarci come eravamo.

Come nacque l’idea della celebre “M’è morto il gatto”?

La scintilla iniziale è di Leo, come nel 70% dei pezzi degli Edipo: lui lancia, io raccolgo e rilancio, e così via. Il gatto nasce mentre stavamo registrando la prima cassetta nel suo studio. In una pausa Gianni (il sassofonista) prende in mano il basso e inizia a suonare le uniche quattro note di basso che sa fare, quelle di With Or Without You. Leonardo inizia a cantarci sopra “M’è morto il gatto, come fo senza il mi’ gatto” (un lampo che aveva avuto qualche giorno prima tra una guardia a un aeroplano e un’altra). Io tiro fuori il quaderno rosso e comincio a scrivere del Tir, del kitkatte e di tutto il resto. Rimpallandoci le idee, in venti minuti il pezzo era pronto. Decidiamo di metterla in fondo alla cassetta, così, come uno scherzo. Non pensavamo che questo scherzo sarebbe durato così a lungo…   La canzone non è mai uscita ufficialmente anche perché gli U2 (o chi per loro) non ci hanno mai dato l’autorizzazione per farlo. Anzi, ci arrivò proprio una diffida dalle edizioni musicali. Nel 2008 ci siamo ritrovati proprio perché mi telefonò un regista che cercava un gruppo che era stato denunciato dagli U2 per un pezzo satirico. Gli sembrava una bella storia da raccontare in un film. Ovviamente quel film non c’è mai stato. Secondo me, il fatto che sia un pezzo “carbonaro” ha contribuito…

Qualche giorno fa il grande Bollani ha suonato la vostra canzone in televisione, che effetto vi ha fatto?

Un piacere immenso, ovviamente. Che gli vuoi dire, se non grazie? Bollani lo conosciamo dagli anni 80, da quando era anche lui un ragazzo che iniziava a suonare jazz. In qualche occasione informale, secondo me, abbiamo anche suonato insieme (parlo sempre degli anni ottanta). L’ho incontrato di nuovo due o tre anni fa, quando mi disse che aveva ripreso nei suoi concerti da solo “M’è morto il gatto”.   La cosa che mi fece più ridere è che mi confessò: “E’ un pezzo che mi ammazza il concerto. Alla fine la gente viene da me e mi dice: Sì, bello Gershwin, belli i pezzi sudamericani, sì… ma il pezzo del gatto…”

Cosa fanno adesso gli Edipo e il suo complesso?

Che facciamo adesso? Siamo sei miliardari che passano da un capo all’altro del mondo… Sul serio, io (Fabio, il cantante) vivo facendo l’impiegato postale e mi balocco ancora con la musica e con il teatro. Leo (il bassista e co-autore) è uno stimato imprenditore e sta mettendo su un agriturismo in Val di Bisenzio. Che io sappia, ha ancora il suo piccolo studio di registrazione. Gianni (il sassofonista) si è trasferito in Piemonte, si è sposato e fa il mammo di due bambine meravigliose.  Di Alessandro (il tastierista) non ho più notizie da qualche anno. Bruno (il batterista) è uno stimatissimo rappresentante di strumenti musicali e fa chilometri piazzando batterie (però secondo me le suona anche, almeno per dimostrarle). L’unico che fa ancora il musicista di professione è Riccardo, il chitarrista. Sto parlando di Riccardo Onori, che ha iniziato con gli Edipo e Il Suo Complesso, e da quindici anni è il chitarrista di Jovanotti.

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