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Giorno del ricordo, l’Università di Firenze cerca gli studenti esuli: l’appello per trovare informazioni e testimonianze

L’ateneo sulle tracce di giovani istriani, fiumani e dalmati che, nel secondo dopoguerra, trovarono accoglienza nel capoluogo toscano e chiesero l’iscrizione e i sussidi per poter proseguire gli studi. Ecco i nomi

L’Università di Firenze vuole dare voce, volto e dignità agli studenti esuli istriani, fiumani e dalmati che, nel secondo dopoguerra, trovarono accoglienza nel capoluogo toscano e chiesero l’iscrizione e i sussidi all’Ateneo per poter proseguire gli studi interrotti a causa dell’esodo. L’iniziativa nasce in occasione del Giorno del Ricordo 2026, la commemorazione nazionale in ricordo dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata ed è promossa dal Comitato provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmaziadi Firenze e l’Archivio Storico dell’Università di Firenze.

L’obiettivo è ricostruire le storie personali e collettive di questi giovani, costretti a fuggire dai territori della Venezia Giulia, di Fiume e della Dalmazia in seguito agli sconvolgimenti bellici e alle mutazioni dei confini. Il punto di partenza è la documentazione conservata presso l’Archivio Storico dell’Ateneo.

La call verrà lanciata martedì 10 febbraio (alle ore 9, nell’aula magna del Rettorato in piazza piazza San Marco, 4, con una presentazione di Maria Paola Monaco, delegata Unifi all’inclusione e alla diversità, e la proiezione di immagini storiche e documenti dell’Archivio Storico dell’Ateneo. L’evento sarà fruibile anche in streaming.

L’appello mira a rintracciare informazioni, testimonianze e memorie relative ad alcuni studenti che cercarono a Firenze una nuova patria e un futuro attraverso lo studio tra il 1945 e il 1946, tra i quali:

  • Giovanni Bilucaglia, nato a Dignano d’Istria il 7 agosto 1926, chiese l’iscrizione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia
  • Silvana Babbi (o Barbi?), nata a Fiume, chiese l’iscrizione alla Facoltà di Lettere
  • Pietro Corenich, nato a Fiume il 30 maggio 1921, chiese l’iscrizione alla Facoltà di Agraria
  • Licia De Franceschi, nata a Umago il 9 marzo 1925, chiese l’iscrizione al quarto anno della Facoltà di Agraria
  • Luciano Ortali, profugo istriano dal 1945, chiese l’iscrizione al terzo anno della Facoltà di Giurisprudenza.

L’appello è rivolto a familiari, studiosi, cittadini e associazioni che possano contribuire con documenti, fotografie, lettere o ricordi a ricomporre queste storie di esodo e di speranza. “Dietro ogni nome nei registri dell’Università — dichiarano congiuntamente i promotori — c’è una vicenda umana che racconta il dolore della perdita e la forza della ricostruzione. Restituire visibilità a questi percorsi significa rendere omaggio a chi, nonostante tutto, ha creduto nel futuro”.

Chi desidera partecipare alla ricerca o segnalare materiali utili può contattare: il Comitato provinciale ANVGD Firenze (anvgdfirenze@gmail.com – 3471445973) o Archivio Storico dell’Università di Firenze (manila.soffici@unifi.it)

Il dramma degli esuli

Alla fine del secondo conflitto mondiale, l’Italia, come altri paesi europei, dovette affrontare la richiesta di assistenza di migliaia di deportati, prigionieri e profughi senza una casa, un lavoro o che stava fuggendo dai territori perduti, come dalle province orientali, dove le formazioni dei partigiani jugoslavi avevano occupato Zara, Gorizia, Trieste, Pola e Fiume. Per rispondere a questa situazione lo Stato italiano, con poche risorse, organizzò campi di raccolta e stanziò una serie di aiuti materiali.

L’’Archivio dell’Ateneo fiorentino conserva centinaia di documenti risalenti al secondo dopoguerra che testimoniavano le forme di aiuto per agevolare la ripresa degli studi per i cosiddetti “reduci o assimilati”, offrendo corsi straordinari, l’esonero dalle tasse di iscrizione, oppure contributi per l’alloggio e l’accesso alle mense. 

Tra il 1945 e 1946, in mezzo alle 500 domande presentate all’Opera Universitaria dell’Ateneo fiorentino, si trovano decine di richieste fatte da studenti provenienti dalle terre giuliano-dalmate. In queste domande di sussidio, scritte a mano e a volte su fogli di fortuna, si fa anche qualche cenno alle conseguenze della guerra sulle proprie esistenze, alla perdita dei familiari, ai campi di prigionia o di sterminio e alla fuga dal luogo dove si è nati.

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