Musica /

Il leggendario duo noise-rock OvO in concerto a Firenze: 20 anni di musica “rumorosa” tutta da scoprire

Gli OvO saranno in concerto al Glue sabato 11 novembre per la “Serata Digipur” che vedrà salire sul palco anche RYF, God of The Basement e Teresa Rossi, ecco la nostra intervista al poliedrico Bruno Dorella

Dopo tanto tempo torna finalmente in concerto a Firenze sabato 11 novembre il duo italiano noise-rock OvO al centro delle scene post-rock, industrial-sludge e avant-doom internazionali.

Nati a Ravenna, gli OvO sono stati fondati nel 2000 da Stefania Pedretti (?Alos, Allun) e Bruno Dorella (Ronin, Bachi da Pietra, Tiresia, GDG Modern Trio, Sigillum S).

“Ignoto” è il loro ultimo album, pubblicato nel 2022 dall’etichetta canadese Artoffact Records. Il disco, il decimo per la band, riguarda tutto ciò che è sconosciuto e, più nello specifico, si riferisce a quello che è successo negli ultimi anni nel mondo. Ma soprattutto “Ignoto” si riferisce a quello che ci aspetta in futuro.

Pedretti e Dorella hanno attraversato fianco a fianco oltre un ventennio di musica rumorosa, con una forza che è impossibile da spiegare ma che si percepisce chiaramente nella dimensione live, tra poesia, ferocia, amore e nichilismo.

Gli OvO saranno in concerto al Glue Alternative Concept Space di Firenze per una serata che radunerà quattro artisti accomunati dall’attitudine anticonvenzionale e dalla collaborazione con l’ufficio stampa Digipur attivo da cinque anni.

Sul palco saliranno in apertura agli OvO la sempre più in ascesa R.Y.F. e i “local anti-heroes” God Of The Basement e Teresa Rossi (già nei Rooms by the Sea, adesso solista) che tornano al Glue con nuovi brani.

Ecco la nostra intervista a Bruno Dorella

Ciao Bruno! Il progetto OvO questa ‘entità musicale’ composta da te e Stefania Pedretti va avanti da oltre 20 anni e può vantare ben dieci album, avreste mai pensato quando avete iniziato di durare così a lungo? Com’è cambiato il vostro modo di approcciarsi al live?

Assolutamente non ci aspettavamo niente del genere, ti dico soltanto che siamo nati nel dicembre del 2000 perché un gruppo di nostri amici americani veniva in tour in Italia e ci hanno detto perché non suonate anche voi insieme a noi. All’epoca io e Stefania eravamo una coppia anche nella vita e ci siamo detti perché no, stiamo in giro qualche giorno a suonare e siamo nati così come gruppo di improvvisazione totale. Però per qualche motivo funzionava, per noi soprattutto, ci piaceva moltissimo farlo e in qualche modo c’era anche un riscontro, certo in un ambito molto piccolo che era quello della musica improvvisata. A quell’epoca era un tipo di esperienza che andava abbastanza per esempio nei dischi della Skin Graft o della Loud Records, in quel momento c’era interesse per questo approccio punk all’improvvisazione. Per un paio di anni siamo andati avanti come un gruppo aperto, ogni sera potevano aggiungersi amici alla band poi ci siamo resi conto che in realtà funzionavamo in due e abbiamo deciso di diventare un duo. Sera dopo sera abbiamo macinato tantissimi concerti, avevamo tutto il tempo del mondo, abbiamo fatto centinaia di concerti in coppia e i pezzi prendevano una forma. Quindi siamo diventati sempre meno un gruppo di improvvisazione e ci siamo messi a comporre pezzi. Adesso l’equilibrio si è completamente spostato, il margine di improvvisazione in quello che facciamo è minuscolo. Abbiamo cambiato approccio, ci siamo appesantiti come sound, siamo meno performer e più musicisti, abbiamo aggiunto l’elettronica, ci siamo evoluti. Siamo senz’altro cambiati e vogliamo continuare a farlo perché non abbiamo intenzione di smettere. Ci saranno altre evoluzioni in futuro.

Vogliamo fare musica che ci piace e ci interessa. Non vogliamo infastidire, ma ci rendiamo conto che la nostra musica suona come “rumore” al 99% delle orecchie dell’umanità

Siete un gruppo completamente “out of business”, siete completamente liberi e non avete limiti, fate quello che volete, sempre. Avete creato un microcosmo che riesce ad andare avanti senza nessuna pressione economica. Come ci siete riusciti? 

Da un lato quello che dici è vero perché cerchiamo di difenderci il più possibile dalla parte “brutta” del mercato, però non possiamo dire di essere completamente al di fuori. Quando facciamo dei dischi firmiamo dei contratti, ci sono delle economie che girano attorno ad OvO anche se probabilmente farebbero ridere molti musicisti famosi. Sono però delle economie che ci permettono di sopravvivere. La nostra scelta è quella di tenerci artisticamente molto liberi, questo credo si capisca ascoltando la nostra musica. Sicuramente non cerchiamo l’approvazione di un pubblico molto vasto. Quelle centinaia di date all’anno che facevamo all’inizio, adesso non sarebbero più possibili perché suonavamo per un tozzo di pane nei posti occupati, dove continuiamo comunque a suonare, perché vogliamo farlo. Ma adesso a livello tecnico abbiamo più esigenze, dobbiamo suonare attrezzati. Per questo dico che non siamo al di fuori del business, ma da un punto di vista artistico è come dici te, vogliamo fare musica che ci piace e ci interessa. Non vogliamo infastidire, ma ci rendiamo conto che la nostra musica suona come “rumore” al 99% delle orecchie dell’umanità.

Siete trasversali, suonate nei più importanti festival europei e nel mondo, ma anche nei piccoli club o circoli italiani. Percepite una differenza tra il pubblico italiano e quello straniero? Oppure il vostro pubblico è comunque colto e educato quindi più o meno è sempre uguale?

La cosa paradossale della scena in cui ci muoviamo, che potremmo definire sperimentale, è che non è una scena enorme ma è veramente internazionale. Non siamo un gruppo che fa duemila persone in Italia e nessuno all’estero. Abbiamo una quantità di persone che ci segue in ogni città, non cambia molto se suoniamo a Roma o a Bruxelles. Il nostro pubblico non lo definirei “colto e educato” spesso è intemperante (ride). E’ una scena che ha a che vedere col punk, spesso in passato ci siamo trovati in situazioni veramente riot, però è sicuramente un pubblico musicalmente preparato a quello che sta per vedere, è difficile che oggi arrivi qualcuno che non ci conosce e che non ci hai mai visti. La qualità del pubblico è interessante a tutte le latitudini. In passato però ci è capitato di avere reazioni negative di fronte alla nostra musica, personalmente mi è capitato un paio di volte di dover alzare le mani durante un concerto e non in Italia, ma in Germania o in Belgio, nel centro-nord. Devo dire che negli Stati Uniti c’è un pubblico molto reattivo e “caldo” nei nostri confronti. Mi sono dato questa spiegazione: è un pubblico che è più disponibile ad essere “sfidato”, più aperto, accetta la sfida con curiosità ecco. Ma abbiamo suonato anche in paesi diciamo “esotici” come in Vietnam, Cina, Messico, Turchia sempre senza problemi.

Passando a parlare del vostro ultimo disco “Ignoto” che è uscito un anno fa, è un disco particolare forse perché arriva dopo un periodo difficile per tutti, anche per voi. Per la prima volta Stefania canta in italiano, mi sembra che sia il distillato di un periodo complicato che ha trovato sbocco proprio nella musica

Mi fa piacere che si senta, perché non tutti l’hanno percepita questa cosa. Per me è molto evidente che si tratta di un disco più intimo. E’  stato registrato durante il lockdown, quel periodo assurdo della nostra vita. Abbiamo avuto mille difficoltà, non ci potevamo muovere, permessi, tamponi, il fonico ha avuto la febbre, abbiamo perso dei giorni, tutta una gestazione non semplicissima. Però sia io che Stefania ci siamo ritrovati con del tempo a disposizione. la cosa più incredibile di quel periodo è stato il tempo che a un certo punto ci è tornato tra le mani. La cosa triste è che io pensavo di essermi riappropriato del mio tempo, invece appena siamo tornati alla normalità il tempo ce lo siamo di nuovo fatti rubare dal lavoro e dal sistema. In quel momento però abbiamo fatto un sacco di prove, avevamo il tempo di leggere libri di fantascienza per creare l’immaginario del disco. Abbiamo scritto molto. Ci siamo accorti che nel pezzo Miasma del disco precedente c’era una piccola parte in italiano che arrivava tantissimo al pubblico, non tanto per il significato del testo in sé, quanto per il fatto che cambiava il modo di cantare di Stefania e intensificava l’atmosfera. Così abbiamo deciso di inserire un 50% di testo in italiano insieme alle onomatopee e la lingua inventata di Stefania. Questa cosa ci piace, aumenta l’intensità del concerto. Ci dicono in tanti quanto sia toccante. Prima c’erano lo shock, la pesantezza, l’impatto, il lato emozionale negli OvO non era così preponderante, adesso invece stiamo provando questa strada.

Ti faccio un’ultima domanda sui vostri progetti paralleli, so che Stefania sta per uscire con il nuovo disco di Alos e te con i Bachi da Pietra (che saranno in concerto al Glue a marzo 2024)

Per ironia del destino i dischi escono quasi in contemporanea. Il 24 novembre esce il disco dei Bachi mentre Alos esce il 25 novembre. Il disco dei Bachi da Pietra è pronto e sarà l’ultimo disco per Garrincha perché come saprete è morto Matteo Romagnoli il fondatore. Questo ci onora molto. Stefania esce con il nuovo disco nato dopo i grossi problemi di salute che ha avuto anni fa, e si sente molto, è un disco emotivamente fortissimo. I progetti paralleli dunque sono super attivi. Da quando vivo a Bruxelles sono molto lanciato sulla mia attività solista. In questo momento ho i Ronin in stand by e mi dispiace, perché devo cercare di capire come gestire il fatto di vivere in Belgio, ma potrebbero esserci delle sorprese. Poi sta uscendo un disco in duo con Giovanni Lami di musica di area sperimentale, field recordings, il progetto si chiama “Cade”. Non abbiamo intenzione di pubblicizzarlo molto sui social, sarà un’uscita un po’ “cabonara”. Al Glue sarà una serata molto particolare, una commistione potente di musica.

Ingresso gratuito riservato ai soci Glue/US Affrico
(con tessera annuale 2023-2024 di 15€)

OvO

Informazioni sull’evento:

Tutti gli eventi nel calendario di
I più popolari su intoscana