C’è un prima e un dopo nella storia della pallavolo giovanile toscana, e quel confine è stato tracciato quest’anno dall’Invicta Grosseto. Vincere un titolo regionale è un’impresa; vincerne due è un segnale di forza. Ma conquistare tutti e quattro i campionati maschili (Under 13, 15, 17 e 19) nella stessa stagione è qualcosa che sconfina nel leggendario. Un “en plein” mai riuscito a nessuno prima d’ora, che ha proiettato tutte le formazioni maremmane alle finali nazionali.
Abbiamo intervistato Francesco Masala, direttore sportivo dell’Invicta, per capire come una società di provincia sia riuscita a diventare la “mosca bianca” del volley italiano, puntando tutto su un’identità territoriale fortissima e rifuggendo le logiche del mercato giovanile.
Direttore, partiamo da una soddisfazione immensa: Under 13, 15, 17 e 19 campioni regionali. Un risultato clamoroso.
“Sì, è stato qualcosa di grosso. Negli anni avevamo iniziato a vincere un titolo, poi una finale, poi due… è stato un percorso graduale. Ma quest’anno è successo qualcosa di incredibile: non era mai riuscito a nessuno vincere tutte e quattro le categorie contemporaneamente e portare quattro squadre alle finali nazionali. È un risultato che ci riempie di orgoglio.”

Qual è il segreto del “Modello Grosseto”?
“Non c’è un segreto magico, ma ci sono le persone. Nessuna società ottiene risultati senza buoni allenatori: sono loro che vanno in campo e fanno la differenza. Noi ne abbiamo due (Fabrizio Rolando e Sonia Feltri, ndr) che sono marito e moglie e stanno facendo un lavoro straordinario. Il compito della società è creare l’ambiente giusto per loro: saperli individuare, supportarli e avere la competenza tecnica per interagire. Quando ho iniziato 20 anni fa, la mia fatica maggiore è stata rendere l’Invicta una società credibile. Prima eravamo quasi degli sconosciuti; oggi siamo una realtà strutturata che fa campionati nazionali con la prima squadra e domina nel giovanile.”
Grosseto non è una metropoli e la concorrenza di altri sport, calcio in primis, è forte. Come riuscite ad attirare i ragazzi e, soprattutto, a trattenerli?
“La concorrenza del calcio c’è, ma noi non lavoriamo su numeri enormi. La nostra particolarità, rispetto magari a grandi realtà fiorentine, è che noi non facciamo acquisizioni. Molte società pescano gli atleti più forti in giro per creare squadre competitive nelle categorie superiori. Noi vinciamo lavorando esclusivamente con i nostri ragazzi. C’è un senso di identità fortissimo: i ragazzi crescono qui, dal minivolley fino alla prima squadra. Non abbiamo nessuno preso da fuori.”
*Una scelta coraggiosa, quasi una “cantera” pura.
“In parte è una necessità geografica, non siamo vicini ad altri grandi centri, ma è soprattutto una scelta politica. Quest’anno abbiamo battuto squadre che erano quasi delle ‘selezioni’ regionali. Per noi vincere con i nostri ragazzi ha un valore immenso. Non ci darebbe la stessa soddisfazione vincere titoli comprando sette o otto atleti da altre realtà. Oggi potremmo farlo, siamo la società più forte nel maschile in Toscana, ma non ci interessa. Finché riusciamo, vogliamo proseguire con questa filosofia.”
Questo lavoro paga anche in termini di maglia azzurra, giusto?
“Assolutamente. Abbiamo tre ragazzi nel giro delle nazionali che hanno iniziato con noi a otto anni. Spesso la gente pensa: ‘Vincete perché avete quello bravo’. Ma ‘quello bravo’ non cade dal cielo. Quando facciamo le iscrizioni a sei o sette anni, ci arrivano venti bambini: alti, bassi, magri, meno magri… Da quelli dobbiamo costruire dei giocatori. Non lavoriamo su un bacino di 400 ragazzi come il calcio; dobbiamo essere bravissimi a lavorare su quelli che abbiamo.”
Quali sono le sfide più difficili per una realtà come la vostra?
“Il problema dell’università e la logistica. Quest’anno perdiamo due ragazzi forti dell’Under 19 che erano già in prima squadra: vanno a studiare a Pisa e giocheranno per qualcun altro. È frustrante lavorare anni per costruire un giocatore e poi perderlo per motivi geografici. Se fossimo a Firenze o Pisa, questo non succederebbe.”
A che punto è la situazione strutture?
“Veniamo da cinque anni tosti. Avevo lavorato duramente per costruire un nostro palazzetto, ma la burocrazia e la mancanza di fiducia sul mutuo da parte del Comune hanno bloccato tutto. Cinque anni di vita e investimenti buttati. Ora gestiamo la palestra di Marina di Grosseto, a 12 km dalla città, che abbiamo sistemato a nostre spese. Le giovanili sono costrette ad allenarsi nelle palestre scolastiche, che sono strette e costose. È un problema comune, ma per noi che eravamo a un passo dal fare il salto di qualità con un impianto proprio, fa ancora più male.”
Nonostante le difficoltà, il futuro cosa riserva all’Invicta?
“Ripartiremo esattamente da dove abbiamo finito: lavoro, lavoro e ancora lavoro. I ragazzi dell’Under 17 passeranno in Under 19, i più grandi andranno a farsi le ossa in Serie B. Abbiamo anche una Serie C fatta interamente da ragazzi giovani che è stata competitiva. Stiamo aprendo una strada nuova nel giovanile toscano. Non so se riusciremo a ripetere il poker di titoli, è difficilissimo, ma saremo sicuramente lì a giocarcela in ogni categoria. Siamo una grande famiglia che mette un mattoncino ogni anno.”