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Tennis, Jasmine Paolini dalla Garfagnana alla conquista del ranking mondiale. Prossimo obiettivo? Le Olimpiadi di Parigi (e il doppio con Sinner)

Per la giovane tennista toscana il 2024 è l’anno della consacrazione. In questa intervista ci racconta del suo primo approccio con il tennis, dell’emozione delle prime Olimpiadi, dell’amicizia con la Errani e degli obiettivi per questa stagione

Jasmine Paolini - © Facebook Jasmine Paolini official page

Si dice che c’è un tempo per tutto. Il tempo di Jasmine Paolini è il presente, il 2024 è l’anno che sta consacrando la tennista toscana. Jasmine Paolini ha iniziato la stagione battendo alla United Cup la numero uno del mondo Angelique Kerber e a febbraio l’abbiamo vista a Dubai sollevare la coppa del WTA 1000, il secondo titolo in carriera per la tennista di Castelnuovo Garfagnana.

Dopo anni di risultati altalenanti, talento, pazienza e determinazione le hanno permesso di togliersi molte soddisfazioni e oggi è una certezza del tennis femminile. Dopo il successo al master di Dubai, la Paolini sta continuando ad ottenere ottimi piazzamenti, Madrid non è andata come sperava, stoppata agli ottavi dalla russa Mirra Andreeva, una partita “complicata”(così l’ha definita la Paolini) che però non la distrae dal prossimo obiettivo: le Olimpiadi di Parigi a fine luglio, nel mezzo gli internazionali di Roma, il Roland Garros e Wimbledon. Sarà lei, 13esima nel tabellone mondiale che è il suo personale best ranking, a guidare il gruppo azzurro .

Grintosa, con un sorriso che contagia, dai modi sempre gentili, la tennista toscana in più di un’occasione ha evidenziato quanto sia felice dell’entusiasmo che si respira intorno al tennis negli ultimi tempi in Italia. Merito che lei attribuisce in particolare al numero 2 del mondo, Jannik Sinner, ma c’è anche il suo zampino dietro la tennismania che sembra aver contagiato gli italiani.

E allora conosciamola meglio Jasmine, partendo dagli esordi, dal circolo del tennis di Bagni di Lucca: è qui che è stata scoperta dallo zio Adriano anche lui tennista:“Andavo a giocare a tennis molto volentieri, mi sentivo a casa, era il mio divertimento dopo la scuola”, racconta.

All’epoca mai avrebbe pensato di potere fare di quel divertimento la sua carriera. Il pensiero che il tennis potesse diventare qualcosa di più però si è insinuato presto nella mente dello zio Adriano e della stessa Paolini che a vincere ci stava prendendo gusto, per allenarsi si è spostata prima a Lucca, poi a Tirrenia dove ci fu la svolta per la sua carriera.

Hai detto che Tirrenia per te fu un momento di svolta, hai capito che potevi puntare in alto?

E’ stata una svolta più che altro mentale, sapevo che ero arrivata lì per diventare professionista.

In un’intervista hai detto: “C’è voluta l’esplosione di Sinner per dare visibilità anche a noi ragazze (del tennis), ci vorranno anni per cambiare questa cultura ma ce la faremo”. Quali passi secondo te servono per elevare, a livello di visibilità, il tennis femminile?

Non è un problema culturale, vorrei precisarlo, perché il tennis è forse uno degli sport più equi ma è indubbio che fa più clamore vincere la Davis che la Billie Jean King Cup (campionato mondiale di tennis femminile a squadre nazionali, omologo della Coppa Davis maschile, ndr). Però negli ultimi tempi il tennis sta prendendo sempre più piede in Italia, anche tra i più giovani. Il merito maggiore è di Jannik, è il più forte e sta portando il nostro sport a livelli altissimi. Questo è importante ed è bellissimo. Per me è un grande esempio.

Venendo alle Olimpiadi, Parigi 2024 non sarebbe la tua prima presenza ad una competizione così prestigiosa, in attesa di conferme ufficiali ma come senti pensando alle Olimpiadi?

Le Olimpiadi sono sempre un motivo di grande orgoglio, forse l’evento più importante. Da piccola le guardavo da casa e mi emozionavo, alla prima sfilata a Tokyo nel 2021 non potevo credere di essere lì, fu un’emozione pazzesca e quest’anno sarebbe uguale, la stessa adrenalina. Il bello delle Olimpiadi è che sono anche un’opportunità di confrontarsi con altri atleti, un’occasione di apprendere dei più bravi nelle diverse discipline.

Ti vedremo, oltre che nel singolo, anche in doppio con Sara Errani?

Con Sara mi trovo benissimo in doppio, mi aiuta moltissimo in campo e da lei imparo sempre qualcosa in più. Quindi diciamo che sarebbe una combo perfetta: siamo in sintonia sia umanamente che dentro il campo.

E poi ci sarebbe quell’ipotesi che solo a dirla fa sorridere: il doppio misto con Sinner proprio alle Olimpiadi. Improbabile (perché significherebbe giocare tutte e tre le competizioni per entrambi: singolare, doppio maschile e doppio misto) ma la tennista garfagnanina non si tirerebbe certo indietro.

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