Il Veneto assomiglia al Tennessee più di quanto potremmo mai immaginare. Il film “Le città di pianura” di Francesco Sossai, presentato al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, irresistibile road movie che vede come protagonisti Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla ne è la prova.
A tenere insieme le scombinate ed esilaranti vicende dei tre amici c’è la colonna sonora di Marco Spigariol in arte Krano, che dopo Requiescat In Plavem e Lentius Profundius Suavius, apre un nuovo capitolo del suo percorso musicale.
Il disco uscito per l’etichetta Maple Death Records è una musica che intreccia le nebbie lagunari tra il mitologico aeroporto di Treviso e il Memoriale Brion con un folk-blues psichedelico e allucinato, di matrice chiaramente americana.
Sono canzoni che come un vecchio maglione confortevole avvolgono tutto il film di malinconia e bellezza.
Krano sarà in concerto il 13 febbraio al Progresso di Firenze insieme a James Jonathan Clancy, successivamente a Tatti in provincia di Grosseto, al cinema Terminale di Prato, a Sansepolcro e infine ad Arezzo.
Ecco la nostra intervista a Krano
Ciao Marco! La mia prima curiosità è questa: le canzoni del disco sono state scritte prima, dopo o durante la realizzazione del film?
Prima e durante, Sossai ha scritto la sceneggiatura e lo storyboard in base alle mie canzoni. Abbiamo trovato questa formula con il regista: prima di una scena ascoltava la mia musica, immaginava e poi girava. È stato molto bravo a capire dove mettere le mie canzoni.
Le città di pianura è un film che non fa niente per smentire i cliché sul rapporto dei Veneti con il vino e se devo dirla tutta anche le tue canzoni sembrano cantate sotto l’effetto di una massiccia dose di alcol è così?
In realtà certe non sono neanche cantate, sono rimaste demo perché sembravano più veritiere, quindi c’è quell’effetto “sbronzaggine”. Non scandisco bene il dialetto perché lo trovo poco musicale, quindi biascico volutamente.

Che esperienza è stata partecipare alle riprese del film in prima persona?
Per me è stata un’esperienza nuova, non facile. Girando in pellicola c’è stata una certa tensione perché dovevo performare alla prima. Ho fatto due take ma comunque sapevo che la pellicola non è infinita, lavorando in digitale invece puoi rifarla quante volte vuoi.
Hai scambiato qualche parola con Pierpaolo Capovilla durante le riprese?
Si, gli ho raccontato la prima volta che ho visto live Il Teatro degli Orrori, quando facevano da spalla agli One Dimensional Man. Furono una sorpresa per me, perché all’epoca c’era poco rock in Italia.
Alla fine che effetto ti ha fatto vedere il film con le tue canzoni?
È difficile da spiegare perché io lo vedo da dentro, come lavoratore, non riesco a immedesimarmi nello spettatore. Lo guardo pensando sempre alle cose che potevano essere fatte meglio.
Ma il film è un inno all’imperfezione…
Lo so ma io sono fatto così, sono perfettino. Secondo me non c’è un vero messaggio nel film. O meglio, forse alla fine si ribadisce che ognuno deve trovare il proprio senso della vita, non si può spiegare.
Krano in tour
13/02 Casa Del Popolo Il Progresso – Firenze
14/02 Mat – Terlizzi (BA)
15/02 MulinArte Applicata – Cesena
17/02 Chiesa della Cisterna – Tatti (GR)
18/02 Cinema Terminale – Prato (PO)
19/02 CasermArcheologica – Sansepolcro (AR)
21/02 Il Palco Aps – Roma
22/02 Circolo Onda d’Urto – Arezzo
