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La Toscana contro il decreto sicurezza fa ricorso alla Corte Costituzionale

Per il Presidente Enrico Rossi la legge ostacola il soddisfacimento dei diritti fondamentali e universali dell’essere umano

Migranti in Toscana

La Toscana ha presentato ieri il ricorso alla Corte costituzionale contro il decreto sicurezza. A motivare il ricorso, spiega una nota, il fatto che il decreto Salvini, poi convertito in legge, “ha cancellato il permesso di soggiorno per motivi umanitari con l’impossibilità di rinnovo per chi già ce l’aveva, ma ha anche vietato l’iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo, oltre ad aver esteso il Daspo urbano a ospedali e presidi umanitari”.

In particolare la Toscana ricorre contro l’articolo 1, decimo comma lettera B ed ottavo comma del decreto 113 del 2018. Per il governatore Enrico Rossi, “è evidente come in questo modo si ostacoli il soddisfacimento di diritti fondamentali e universali che appartengono alla persona e già ribaditi da più sentenze”, e “c’è anche un problema di sicurezza, perché la cancellazione dei permessi umanitari creerà dei ‘fantasmi’ nella nostre città, visto che non si potranno certo espellere tutti poiché l’Italia non ha accordi di rimpatrio con i paesi di provenienza”.

Per l’assessore toscano alla presidenza, con delega all’immigrazione, Vittorio Bugli, con il Dl sicurezza “si ledono e si incide anche sulle competenze regionali e dei Comuni, limitando la possibilità di continuare ad erogare ad esempio servizi, che da questi enti dipendono, in materia sociale e sanitaria, di istruzione e formazione professionale in tutti questi anni erogati. Per questo ricorriamo”.

La Toscana, insieme ad altre Regioni come il Piemonte, l’Umbria e l’Emilia Romagna, aveva per prima annunciato il ricorso alla Consulta contro il provvedimento del governo all’inizio di gennaio e la Giunta aveva autorizzato il presidente a presentarlo e gli uffici a scriverlo il 7 gennaio. Già notificato, il testo è ora in via di trasmissione.

“Occorre integrare e garantire più diritti, altrimenti si creano tensioni – sottolinea il presidente della Toscana Enrico Rossi -. Facciamo una battaglia su un fondamento di civiltà e la facciamo a testa alta”. La Regione Toscana ricorrerà alla Corte costituzionale contro il decreto anche a nome e per conto di oltre sessanta amministrazioni comunali toscane, che lo hanno espressamente lo hanno richiesto.

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