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Nei bacini forestali il clima non basta: suolo, vegetazione e paesaggio guidano i flussi d’acqua

Su “Nature Water” pubblicato lo studio del professor Daniele Penna, docente di Idrologia Forestale all’Università di Firenze, che ribalta decenni di letteratura scientifica sull’origine del deflusso in ecosistemi forestali

Il clima non è sempre il principale motore dei movimenti dell’acqua nei bacini forestali del pianeta.

A dimostrarlo è uno studio pubblicato su Nature Water dal prof. Daniele Penna, docente di Idrologia Forestale all’Università di Firenze, che ribalta decenni di letteratura scientifica sull’origine del deflusso in ecosistemi forestali.

Al centro dello studio non c’è un singolo elemento, ma l’interazione complessa tra acqua, suolo, roccia, vegetazione e clima, considerata a scala globale.

Il lavoro si inserisce in un contesto segnato da crescente variabilità climatica – il cosiddetto weather whiplash, caratterizzato dall’alternanza di periodi estremamente secchi e molto umidi – e da una pressione sempre maggiore sulle risorse idriche.

In questo scenario, i bacini forestali, che coprono circa un terzo delle terre emerse, emergono come veri hotspot idrologici, fondamentali per la disponibilità di acqua dolce di qualità, la regolazione delle piene, la resilienza alle siccità e la stabilità dei versanti.

Lo studio di Daniele Penna: una banca dati globale

Per superare i limiti di studi precedenti, spesso circoscritti a singoli bacini, Penna ha realizzato la prima sintesi globale basata sull’analisi integrata di dati provenienti da 691 bacini forestali descritti in 267 studi scientifici pubblicati in oltre trent’anni.

Lo studio verifica otto ipotesi chiave sui processi di generazione del deflusso e sulla capacità predittiva dei modelli idrologici più utilizzati.

Accanto a risultati che confermano conoscenze consolidate – come il ruolo centrale dei flussi sottosuperficiali e delle acque di falda – emergono evidenze nuove e inattese.

Tra queste, l’esistenza diffusa di processi a soglia legati all’umidità del suolo, indipendenti dal clima, e l’influenza decisiva di vegetazione e topografia nel collegamento dei flussi idrici tra versanti e corsi d’acqua.

Particolarmente sorprendente è la dimostrazione che il ruscellamento superficiale, a lungo ritenuto marginale nei bacini forestali, è in realtà presente in una quota significativa di casi, spesso generato da piogge più intense della capacità di infiltrazione del suolo.

Oltre a ridefinire le basi teoriche dell’idrologia forestale, lo studio mette a disposizione una banca dati globale ad accesso pubblico, destinata a diventare uno strumento chiave anche per amministratori e gestori del territorio.

Una risorsa che potrà supportare strategie più efficaci di tutela e gestione delle risorse idriche in ecosistemi sempre più esposti agli effetti del cambiamento climatico.

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