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Corona Virus: il mare, uno spritz e tutto si dimentica

Deboli di memoria, deboli nei fondamentali dell’educazione. Deboli. Si alza l’indice dei contagi, la gente si ammassa in spiaggia e nelle discoteche. I prossimi assembramenti si terranno di nuovo negli ospedali, in fondo la storia si ripete sempre, mai sfidarla con ignorante arroganza

musica spiaggia - © DisobeyArt Shutterstock

L’esercizio della memoria è importante, andrebbe praticato ogni giorno come una costante, sana abitudine.

Si sono scordati  la paura che ci ha schiacciato il respiro per mesi per quell’ospite indesiderato chiamato corona virus, peste dei nostri giorni

Ci sono dei riti che vanno perpetuati per ottenere benefici: bevi due litri di acqua al giorno, fai lunghe passeggiate, respira profondamente. Questo per il corpo che va mantenuto sano, certo. Ma è indubbio che per salvaguardare la nostra salute tutti gli impulsi e le direttive arrivino dal cervello. E lì, ecco, ci sarebbe decisamente da lavorare. Soprattuto per quanto riguarda la memoria. Pare che dal 18 maggio (data della riapertura generale di quasi tutte le attività) ad oggi in tanti, troppi, si siano scordati il dolore, la paura, la sofferenza che ci ha schiacciato il respiro per mesi grazie a quell’ospite indesiderato chiamato corona virus, peste dei nostri giorni che ha  devastato ogni paese del mondo. E’ bastato il ‘rompete le righe’ e l’inizio della stagione estiva per azzerare tutto: le preoccupazioni economiche, il timore del contagio, la morte.

Poi ci sono i vecchi guerrieri: ‘Tanto di qualcosa bisogna morire’, dicono alla cassa del supermercato, stretti stretti l’uno all’altro

Il popolo degli arcobaleni, delle canzoni dai terrazzi e dell’abbraccio a medici e infermieri si è spogliato dal grigio della reclusione ed è corso in spiaggia, nelle piazze, nei locali. Baci, abbracci, spritz. Mai come ora così vicini. Le mascherine sono diventate un orpello da relegare al braccio, alla tasca dei jeans o al posto del foulard, per ripararsi da eventuali frescate al collo.

Sentendo i discorsi di alcuni si rischia davvero di ammalarsi. Al Tg nazionale un giovane palestrato e unto a dovere dall’olio solare ci spiega nell’edizione delle 13 che lui si sente bene, si sente forte. Perché mai dovrebbe ammalarsi di Covid? Altri sfidano la sorte, convinti che la pandemia sia solo frutto di complotti internazionali. Poi ci sono i vecchi guerrieri: ‘Tanto di qualcosa bisogna morire’, dicono alla cassa del supermercato, stretti stretti l’uno all’altro. E la lista potrebbe continuare all’infinito, con frasi che stento a ripetere.

Non voglio tirar fuori termini che ci sentiamo ribadire da mesi: responsabilità, dovere, rispetto. Termini vuoti se non si coltivano con dedizione nell’educazione di un popolo. Perché richiamarli in ballo oggi appare quasi comico.

Una ribellione ignorante nei confronti di ciò che invece era saggio continuare a coltivare, preservare

Un esercizio da perpetuare oltre alla memoria dovrebbe essere quello dell’educazione, a partire dai fondamentali. Alla fine tutto si basa su poche semplici regole. Di solito te le insegnano da piccolo, in famiglia, a scuola. O almeno così accadeva un tempo. Poi qualcosa è cambiato. Una ribellione ignorante nei confronti di ciò che invece era saggio continuare a coltivare, preservare. Ad un certo punto è stato messo tutto in discussione: la scuola, la famiglia, i valori. Tutto buttato nel primo sacco di spazzatura, nell’indifferenziata ovviamente.

E’ un fatto di crescita culturale. Quasi tutto lo è nella vita. Cultura è educazione. Cultura è rispetto degli altri.

Però gli spettacoli sono praticamente fermi e le discoteche sono aperte. Tra qualche manciata di ore è Ferragosto. Cocomerate, gavettoni e balli di spiaggia. Ci rivediamo tutti all’ospedale, a qualche matrimonio o direttamente al funerale: in fondo ogni posto è buono per fare assembramento. Benvenuti al party dei deboli di memoria. 

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