Lanzarote è un’isola selvaggia e primordiale, scolpita dal fuoco dei vulcani e battuta da un vento che non conosce tregua.
Il paesaggio è aspro, lunare, e le potenti onde del mare rendono spesso pericoloso il bagno.
È proprio in questa isola indomabile e apparentemente ostile che il musicista elettronico e produttore Andrea Mangia in arte Populous ha scelto di rifugiarsi.
Qui ha trovato il suo luogo dell’anima dove fermarsi ad ascoltare e cercare l’ispirazione per il suo ultimo disco “Isla diferente” nato dall’incontro tra solitudine, natura e visioni sonore.
Sabato 7 febbraio arriva per la prima volta all’Exfila di Firenze il live di Populous con i visual di Furio Ganz per una serata a ingresso gratuito tra elettronica sperimentale, ritmi latini e suggestioni vulcaniche.
Ecco la nostra intervista a Populous
Isla Diferente nasce durante un soggiorno a Lanzarote un’isola molto particolare, selvaggia, dove soffia sempre un vento molto forte. Non è certo la classica isola dove si va in vacanza per godersi il mare. Quanto il paesaggio e la natura hanno influenzato la scrittura e l’atmosfera dei brani?
Conoscevo già l’isola, avendone assaporato il mood sono voluto tornare lì per una residenza artistica. Come dicevi Lanzarote non è un’isola turistica, ha solo una piccola parte destinata al turismo più becero, con grandi alberghi dove tedeschi e inglesi vanno lì solo per bere, a cui non interessano per esempio le opere di César Manrique che sono sparse in giro o fare trekking. Tutto il resto dell’isola è deserto, vulcani, vini buoni e strade infinite, curatissime e bellissime.
testo della citazioneho preso suoni dalle grotte al mare, dal vento, dalle piante. Poi chiaramente c’è tutto un processo di manipolazione sonora. L’insieme di tutto analogico e digitale porta a un certo mood del disco. Le melodie sono oniriche perché l’isola è così
In questo senso appunto è un’ “isla diferente”
Quello è il modo in cui gli spagnoli chiamano Lanzarote, appunto perché si differenzia da tutte le altre Canarie da lì il titolo del disco. Io ci tornerò anche a marzo, perché ho bisogno di rompere l’inverno in qualche modo. È un luogo molto contemplativo, gli spazi sono molto ampi, la cromia dell’isola ha dei colori che hanno un effetto curativo per la mia mente. E’ tutto molto scuro, strano, sinistro, quasi come se fosse un’Islanda tropicale. È un posto perfetto per fare lunghe passeggiate a piedi in bici, oppure in auto, guidare a Lanzarote è un’esperienza. Una delle cose che consiglio è guidare senza navigatore e perdersi perché comunque si finirà in posti incredibili. Questa cosa mi è successa più volte e continuo a farlo, mi lascio guidare dal caso.
In questo disco ci sono dei suoi incredibili, ascoltandoli mi sono chiesta quanto siano sintetici, e quanto reali, campionati magari in giro per l’isola. Mi colpiscono i dettagli di questo disco, i piccoli ‘splash’ oppure il suono della sabbia
Nel disco c’è un pezzo che si chiama Picòn, il picon è la ghiaia che ricopre tutta l’isola. Quando passeggi sopra queste piccole pietruzze laviche producono dei suoni. Le percussioni del pezzo sono proprio la digitalizzazione dei passi che diventano quasi una maracas digitale. Nel disco ci sono tante altre cose del genere, ho preso suoni dalle grotte al mare, dal vento, dalle piante. Poi chiaramente c’è tutto un processo di manipolazione sonora. L’insieme di tutto analogico e digitale porta a un certo mood del disco. Le melodie sono oniriche perché l’isola è così.

C’è un pezzo quasi ASMR, Objetos enterrados, con un sussurro davvero suggestivo, com’è nata l’idea di questa canzone?
Tutto è nato per caso, eravamo in studio con il mio socio Rocco Rampino che ha prodotto tutti i brani. A un certo punto mi ha parlato di una canzone che ha sentito sulla radio inglese NTS di un’artista israeliana, un canto di pace degli anni ’60. Era un pezzo molto strano e inquietante. Non volendolo campionare ne abbiamo fatto una nostra reinterpretazione usando la voce modificata di alcuni nostri amici. Le parole non hanno nessun senso, sono suoni onomatopeici che hanno solo una valenza ritmica, come la lingua dei Sigur Ròs, una sorta di filastrocca spettrale, da fantasma o da strega.
Con questo disco nasce anche la tua etichetta indipendente Latinambient, di solito quando si fonda una label lo si fa o per se stessi, per avere maggior libertà, oppure per produrre gli altri. Nel tuo caso qual è stata la motivazione principale?
Per tutti e due i motivi, è appena uscito l’Ep di Mondo cane per Latinambient, sono quattro pezzi, un disco molto bello che lui ha fatto dopo un lungo viaggio in Sud America, con un sacco di field recording e registrazioni sonore di tribù in Perù. Tra un paio di settimane uscirà un mio Ep dal titolo “Chillout Zone” e seguiranno altre cose di artisti che sto producendo.
L’etichetta è nata più che altro per creare una sorta di movimento o famiglia che può essere accomunata sotto questo ombrello molto ampio che unisce da un lato la musica sperimentale e ambientale, dall’altro queste nuove produzioni che hanno come comun denominatore le percussioni latine, come la cumbia digitale, il reggaeton strumentale più astratto. Mi interessava perché sono anni che ci sono in giro per il mondo produzioni molto interessanti di questo genere di musica. Sono le mie grandi passioni in fin dei conti.
Il live fiorentino sarà molto particolare perché non sarà un semplice dj set, ci saranno anche i visual dell’artista Furio Ganz, come avete deciso di collaborare insieme?
Furio lo conosco da alcuni anni, abbiamo fatto insieme il tour di Azulejos, ci siamo trovati benissimo, è una persona splendida e io sono davvero un suo grande fan. Ne parlavamo già da un po’ di produrre qualcosa insieme, quello che vedrete sarà un audio-video-live, dove tutti i visual seguiranno le canzoni per ricreare delle atmosfere molto precise. Nel live ci saranno solo produzioni mie, sarà un excursus nei miei brani rielaborati, rivisitati, remixati, un viaggio sonoro nella mia storia.
Exfila, ingressso gratuito con tessera Arci.