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Sostenibilità e digitale per ripensare il presente. Riccaboni: “Non lasciare indietro nessuno, altrimenti non ne usciamo”

L’economista, professore ed ex rettore dell’Università di Siena, commenta l’evoluzione economica e sociale della pandemia: “La vera novità sono i giovani, sono stati loro ad accendere i fari sul futuro”

Angelo Riccaboni

Professor Angelo Riccaboni, da economista come vede questo passaggio dal 2021 al 2022? Al di là degli slogan del tipo “ne usciremo migliori” e del fatto che purtroppo la pandemia non è ancora alle nostre spalle, è possibile affermare che qualcosa di utile alle nostre vite forse lo abbiamo imparato?

La più forte accelerazione sicuramente è quella che stiamo vivendo sulla strada del digitale, perché il covid ci ha costretti a cambiare le nostre abitudini. Naturalmente ci sono i pro e i contro. Per esempio oggi non prendiamo più un volo per Bruxelles perdendo due giorni per una riunione di lavoro di due ore. Questo è un vantaggio.

I contro?

Beh, che noi esseri umani siamo bravissimi a riempire i vuoti e quindi ora facciamo infinite riunioni on line. Non sempre necessarie, secondo me. Però magari c’è una maggiore consapevolezza su questioni non più rimandabili. Tipo l’ambiente, per capirci. Sicuramente abbiamo compreso che l’uso sfrenato delle risorse non è più praticabile. La parola sostenibilità, parola abusata ma anche parola chiave per costruire il nostro futuro, adesso è entrata nel vocabolario della politica e, soprattutto, in quello delle aziende.

Noi esseri umani siamo bravissimi a riempire i vuoti e quindi ora facciamo infinite riunioni on line

Ci siamo resi conto di essere connessi, tra umani. Nel bene e nel male.

Le faccio un esempio: poche persone che non si vaccinano mettono in crisi il sistema. La tecnologia, nel caso del vaccino, può salvare il mondo. Ma solo se riusciamo a non lasciare indietro nessuno, altrimenti non ne usciamo. Per questo la transizione ecologica o quella alimentare non può non tenere conto di quella sociale.

Però il 2021 è stato anche l’anno in cui l’idea di salvare il pianeta è uscita dalla sua forma tra il vago e il romantico per diventare una urgenza globale.

Sì, ma va anche detto che la pandemia ha oscurato un bel po’ questi temi. Li ha ripresi l’estate scorsa, quando sembrava che il Covid fosse un ricordo residuale. Il Cop 26 ha definito per la prima volta la situazione e le sue possibili conseguenze. Ma la vera novità è rappresentata dai giovani, sono stati loro a accendere i fari sul futuro e a uscire allo scoperto.

E gli adulti come rispondono

Il ruolo di chi ha delle responsabilità è quello di far capire al consumatore, alle aziende e alla politica che questa transizione offre a loro grandi vantaggi, dal punto di vista della qualità della vita, del profitto e perfino dal punto di vista elettorale.

Come dire: salviamo il pianeta perché ci conviene. Detta così fa sorridere, però…

Già. In sintesi, funziona così. Le faccio un esempio: i fondi di investimento sono i primi a muoversi in questa direzione. Non perché siano generosi o idealisti, ma perché è evidente che investire sulle energie alternative o sull’agricoltura biologica ha più senso che investire sul fossile. Anche molte aziende da questo punto di vista sono preparate alle nuove sfide. I vantaggi, per così dire, smuovono le nuove idee e le nuove sfide.

Se la pandemia lasciasse dietro di sé nuovi e profondi squilibri sociali ogni transizione rischia di diventare una illusione

Giusto. Ma su questa strada, come lei ha detto, ci devono essere tutti.

Sì, anche i consumatori. Per questo non va lasciato indietro nessuno. Inutile usare slogan del tipo “Mangiare meno, mangiare meglio”, se in tanti non se lo possono permettere. Se la pandemia lasciasse dietro di sé nuovi e profondi squilibri sociali ogni transizione rischia di diventare una illusione.

In tutto questo il ruolo dell’Europa è centrale.

Noi dobbiamo essere orgogliosi del continente in cui viviamo. Ogni singolo paese da solo non ce l’avrebbe fatta. L’Europa ha dato i fondi e una direzione verso cui muoverci. E dobbiamo anche dire grazie alla sanità pubblica e a chi ci ha creduto.

Professore, da toscano per scelta sarà anche orgoglioso della sua terra.

La Toscana è un esempio nel mondo. E non parlo della cartolina. Parlo di innovazione, di sviluppo sociale. E poi di qualità della vita, del settore agroalimentare, per non dire della bellezza, dei beni culturali. Qui abbiamo otto istituti universitari di altissimo livello, qui mettere insieme innovazione e tradizione è da sempre una priorità. Puntare sulla formazione è un dovere da cui non è possibile prescindere.

E il 2022 sarà l’anno dei fondi del pnrr…

Sì, arrivano le risorse e andranno usate bene, ovvio. Starà a noi. Cioè alla politica.Sì, deve essere la politica a indicare la strada, non la finanza, che ha un altro ruolo. Perché, non dimentichiamolo, dietro la politica c’è il voto dei cittadini. E i cittadini devono contare.

Insomma, dobbiamo provare a organizzare un mondo sostenibile in mezzo a una pandemia. Non ci sono alternative.

La strada non è semplice ma chi fa il mio mestiere ne parlava già prima del covid. Ora abbiamo meno certezze ma la direzione è quella. Certo, niente è semplice: dieci giorni fa pensavamo di esserne fuori e organizzavamo le vacanze di Natale. Poi ecco la variante omicron. Basta questo per capire che c’è da faticare. E da studiare. Un cambiamento implica una consapevolezza. Già dalle piccole cose. Vuoi la macchina ibrida o plug-in? Cambia la tecnologia, mutano le parole. Dobbiamo studiare, capire e prepararci. Funziona così.[/mark ]

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