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Umberto Maria Giardini apre le porte dell’antimondo a Firenze: “La bellezza è ovunque, basta cercarla in silenzio”

Venerdì 22 marzo arriva in concerto al Glue Alternative Concept Space di Firenze Umberto Maria Giardini per presentare il suo ultimo disco “Mondo e antimondo”

Umberto Maria Giardini

Ci sono artisti la cui musica si colloca in un luogo al fuori dello spazio e del tempo, una musica che usa parole capaci di toccare corde talmente profonde da risultare universale.

La musica di Umberto Maria Giardini è così e lo è grazie al fatto che Giardini è un autore che da tempo si muove e lavora al di fuori dalle logiche del mercato e della ‘moda’.

Una carriera costruita pezzo dopo pezzo, passando dallo pseudonimo Moltheni con cui ha realizzato canzoni indimenticabili come “In centro all’orgoglio”, “Il circuito affascinante” e “Nutriente”, fino a riappropriarsi nel 2012 del suo nome per intero e realizzare album che sono gemme incastonate nella storia della musica Italia come “La dieta dell’imperatrice”, “Protestantesima”, “Futuro Proximo” e “Forma mentis”.

Se siete in cerca di una definizione la sua musica è un cantautorato d’autore estremamente originale, che si colloca tra folk e psichedelia. 

Dopo il recente EP “Domus Meus” , nel 2024 ha pubblicato un nuovo album: “Mondo e antimondo”.

Umberto Maria Giardini sarà in concerto venerdì 22 marzo al Glue Alternative Concept Space di Firenze.

Ecco la nostra intervista a Umberto Maria Giardini

Ciao Umberto hai definito il tuo ultimo disco “Mondo e antimondo” un viaggio mistico, al termine di un’esperienza di questo tipo si torna sempre cambiati, tu come sei cambiato? Cos’hai scoperto su te stesso o sul mondo? Che “effetti” produrrà sugli ascoltatori?

Sono cambiato perchè sono invecchiato e debbo dire felicemente. La mia visione globale non è cambiata ne sul mondo ne sulla mia vita, ma nel tempo riferito a questi ultimi 5/6 anni, ha assunto una sfaccettatura diversa, nuova, disillusa ma allo stesso tempo coerente. Dubito che i dischi possano lanciare messaggi oggi, tutti sono distratti e col cervello rincitrullito dai cellulari e dai social, tuttavia deve far riflettere su quello che siamo diventati; impotenti, distratti e superficiali, forse più tristi.

L’amore è astrattismo, ma è anche il motore che fa girare il mondo e per il quale sopravviviamo. Si parla d’amore in ogni istante anche quando non ce ne accorgiamo

Nell’intervista che ha rilasciato a Rolling Stone hai dichiarato che oggi nessuno si accorgerebbe di Jeff Buckley. Pensi che la qualità non sia più premiata in Italia?

Il livello professionale in qualsiasi tipo di lavoro, in Italia, oggi è quello che è. Fare le cose a “cazzo di cane” è il denominatore comune, questo comporta una svalutazione del tutto e quindi un drastico abbassamento anche della cultura applicata all’arte. Quello di Jeff Buckley è stato solo un esempio, una provocazione per far intendere che, nessuno si accorge più di nessuno, la qualità non è tanto non premiata, ma non è riconoscibile, quasi sempre per il fatto oggettivo che a giudicarla sono delle capre.

Sono ottimista, credo che tra le rotelle della “macchina” della discografia ci sia ancora spazio per il talento vero, c’è la possibilità che emerga l’arte, penso a musicisti come Emma Nolde, Lucio Corsi, che ne pensi?

Un barlume di possibilità che mette a fuoco il concetto di qualità deve pur restare e sopravvivere, tutti lo speriamo, ma non sarei così ottimista, specie guardando al futuro più prossimo. Emma Nolde è un eccellenza il tempo le darà ragione.

Ribaltando la questione, come mai ha così tanto successo la musica “brutta”, la trap, le hit commerciali? È colpa del pubblico o di chi crea quel tipo di prodotti musicali e li impone nelle radio e sui social?

È una catena di S. Antonio, un sistema deviato ma conseguenziale e di fatto reale. Tutto parte dalle nuove generazioni che a causa di internet non hanno ne potuto ne voluto raccogliere l’eredità lasciata dai loro padri, perchè troppo difficile da imparare e replicare con gli stessi risultati. L’ignoranza regna sovrana e spesso anche in modo estremamente divertente. La musica rap, la trap e via dicendo è meno credibile di Topo Gigio, ogni qualvolta ascolto i beniamini del rap nazionali rido come un pazzo. La sostanza e la magia creata da uno strumento che suona, non potrà mai essere sostituita da nessun beat artificiale, da nessuna smorfia rap, e da nessun tattoo in faccia. Tra 30 anni ci guarderemo indietro e rideremo di noi stessi.

Sei un artista completamente libero e indipendente, lavori a porte chiuse, lontano dal pubblico per anni. Cosa ti ispira nelle scrittura di un nuovo album?

Generalmente la vita. Ma è la concentrazione in sala prove che ogni volta genera qualcosa di nuovo, accoppiato con quello che vedo là fuori. Occasionalmente anche il cinema e i libri mi hanno dato uno slancio propositivo nella pre-produzione di un album, tuttavia tutto accade quando accade, nulla più.

Nei tuoi dischi, nelle tue canzoni si rincorrono frasi e riflessioni sull’amore, un qualcosa di così misterioso, su cui ancora oggi ci interroghiamo…cos’è l’amore per Umberto Maria Giardini?

L’amore è astrattismo, ma è anche il motore che fa girare il mondo e per il quale sopravviviamo. Si parla d’amore in ogni istante anche quando non ce ne accorgiamo.

Viviamo in un mondo in cui la bruttezza è ovunque, basta accendere la televisione o aprire un giornale. La bellezza è una cosa rara, come trovarla, dove cercarla, come conservarla?

Non sono d’accordo; i televisori e i giornali riservano moltissime cose belle, basta cercarle eliminando alla vista dei nostri occhi il resto; il male vero invece è la rete, diventata oramai un contenitore di fake, stressati e gente tristissima che “cerca”, che si dimena nella “paura” della propria vita, nel terrore di rimanere soli e nell’infantile desiderio di far sapere per forza agli altri quello che pensa. La bellezza è ovunque basta cercarla in silenzio, come una calamita si attacca a chi la riconosce.

Nella canzone “Le tue mani” abbiamo avuto il piacere di scoprire una collaborazione con Cristiano Godano, com’è nata? Non fai spesso featuring.

Non faccio feat perchè li considero abbastanza imbarazzanti, specie in Italia dove vengono fatti al solo scopo di far risalire gli ascolti o maggiorare la popolarità tra artisti che (spesso) non ci azzeccano nulla fra di loro. L’incontro con Cristiano è stato molto naturale, ci siamo sempre stimati a vicenda e il brano “Le tue mani” è stata la giusta conclusione. Non avrei/avremmo mai e poi mai confezionato un “singolo” che appare ai miei occhi come un’odierna volgare modalità mediatica. Abbiamo lavorato ad un breve gioiello all’interno del mio album, facendolo brillare per qualche minuto, nulla più.

Umberto Maria Giardini

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