È stato presentato a Palazzo Berlinghieri a Siena “Vite Libera”, il primo percorso di formazione enologica rivolto ai detenuti della Casa Circondariale Santo Spirito. Il progetto nasce grazie alla collaborazione tra AIS Toscana, AIS Italia e l’amministrazione penitenziaria, con l’obiettivo di promuovere la cultura del vino come strumento di crescita personale e di reinserimento sociale.
All’incontro di presentazione hanno preso parte Nicoletta Fabio, sindaca di Siena; Maria Josè Massafra e Marco Innocenti, in rappresentanza di Graziano Pujia, direttore della Casa Circondariale; Sandro Camilli, presidente di AIS Italia; Cristiano Cini, presidente di AIS Toscana; e Marcello Vagini, vicepresidente di AIS Toscana e delegato AIS Siena.
Un percorso di formazione
Il corso, strutturato nei tre livelli previsti dall’Associazione Italiana Sommelier, offrirà una preparazione professionale completa ai partecipanti, selezionati insieme al personale educativo dell’istituto. Il percorso inizierà il 19 gennaio 2026 e si concluderà il 24 giugno, con la consegna degli attestati e del Diploma di Sommelier AIS, riconosciuto a livello nazionale.
Durante le 25 lezioni i detenuti affronteranno temi che spaziano dalla viticoltura alla degustazione tecnica, dal servizio del vino all’abbinamento cibo-vino, con prove pratiche e momenti di approfondimento culturale.
“Il progetto Vite Libera rappresenta un esempio concreto di come la formazione e la cultura possano diventare strumenti autentici di inclusione e riscatto sociale – ha dichiarato la sindaca Nicoletta Fabio –. Il carcere non deve essere soltanto un luogo di detenzione, ma anche uno spazio in cui costruire nuove opportunità e restituire dignità e futuro alle persone. Come Amministrazione comunale sosteniamo con convinzione iniziative che favoriscono il reinserimento lavorativo e sociale dei detenuti, perché una comunità è più forte quando non lascia indietro nessuno”.
La diffusione della cultura del vino
Il corso sarà riservato a un gruppo selezionato di detenuti motivati, individuati insieme all’amministrazione penitenziaria e al personale educativo dell’Istituto Santo Spirito, rappresentato da Maria Josè Massafra e Marco Innocenti, a cui è stato affidato il messaggio del direttore Graziano Pujia: “L’incontro con Marcello Vagini è avvenuto durante una degustazione, in quella occasione ci siamo confrontati sui nostri percorsi e abbiamo scoperto di condividere maestri e passioni comuni oltre all’attestato di sommelier che ho conquistato nel 2000. Da quel dialogo è nata l’idea di una collaborazione tra l’AIS e l’istituzione che rappresento, con l’obiettivo di avviare un corso di formazione per detenuti, successivamente adattato al contesto penitenziario. Oggi – continua il direttore Pujia – presentiamo con orgoglio un progetto che completa, a livello regionale, l’esperienza avviata oltre quindici anni fa sull’isola di Gorgona, dove il lavoro dei detenuti ha dato vita a un vino unico. Al Santo Spirito, il percorso formativo permetterà ai detenuti di conseguire l’attestato professionale di sommelier, offrendo loro nuove opportunità lavorative e contribuendo alla diffusione della cultura del vino”.
Vino sempre più inclusivo
Il programma prevede lo sviluppo intenso dei tre livelli del corso secondo le linee guida AIS, con eventuali adattamenti al contesto carcerario.
“Il progetto Vite Libera ha l’obiettivo di promuovere la cultura del vino come certificata e riconosciuta con un percorso educativo che stimoli senso di responsabilità, rispetto, precisione e lavoro di squadra – ha affermato Sandro Camilli, presidente nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier –. Vogliamo rendere il mondo del vino sempre più inclusivo e volto al sociale e questo progetto sarà uno strumento di crescita personale e di consapevolezza con il chiaro obiettivo di favorire il reinserimento sociale attraverso una formazione”.
“Vite Libera è un progetto che coniuga formazione professionale, cultura, dignità e possibilità di riscatto. Siamo orgogliosi di essere la prima regione a organizzare per la prima volta questo progetto. Offrire a un detenuto la possibilità di diventare sommelier non è solo un atto formativo: è un atto di fiducia nella possibilità di rinascita, nel potere educativo del sapere, e nel valore sociale del vino come cultura e mestiere. Questa esperienza arricchirà la nostra associazione e offrirà ai detenuti una formazione professionale con lo scopo di acquisire competenze professionali spendibili nel mondo del lavoro”, ha aggiunto Cristiano Cini, presidente di AIS Toscana.
“Siamo pronti – ha concluso Cini – a collaborare con enoteche regionali e consorzi di tutela, con fondazioni e sponsor del settore vitivinicolo, enti pubblici e con il Ministero della Giustizia per eventuali estensioni del progetto, certi che questo progetto per i detenuti racchiude in sé la speranza di un futuro migliore”.