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© Federica Gianneschi

Ambiente /Il monitoraggio

Il Parco della Maremma è un’oasi di biodiversità: quasi 8mila gli uccelli acquatici svernanti presenti

Ottimi i risultati del monitoraggio promosso da Ispra e coordinato dal Centro ornitologico toscano. Presenti anatre, oche selvatiche e pavoncelle ma anche specie più rare come la moretta codona, le oche lombardelle, la moretta tabaccata e il tarabuso

Il Parco della Maremma si conferma un’oasi di biodiversità per gli uccelli acquatici svernanti: sono 7.700, appartenenti a 47 specie diverse, quelli censiti nel corso del monitoraggio annuale promosso da Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, e coordinato dal Centro ornitologico toscano per conto della Regione Toscana.

Dalle anatre e oche selvate ai rari tarabuso e moretta codona

Quest’anno a prevalere, nel Parco della Maremma, sono le anatre, con oltre 2500 esemplari, seguite da oche selvatiche e pavoncelle, che hanno fatto registrare presenze di oltre 1500 esemplari cadauna. Sono state censite anche 490 gru, 400 pivieri dorati, 150 fenicotteri, oltre 100 aironi, oltre a mestoloni, aironi guardabuoi, aironi bianchi maggiori e chiurli.

“Durante l’osservazione – spiega il presidente del Parco della Maremma Simone Rusciabbiamo potuto ammirare il tarabuso, uccello ormai raro nel Parco della Maremma, perché predilige le zone umide di acqua dolce ed è strettamente associato ai canneti, scarsamente presenti nella nostra zona e che, infatti, è stato osservato nell’area a canneto del canale essiccatore. Abbiamo potuto censire anche la moretta codona che, da novembre, è stata osservata all’interno del nostro Parco, le oche lombardelle e la rara moretta tabaccata”.

Gru nel Parco della Maremma – © Federica Gianneschi

Tutti uccelli acquatici che, proprio in questi mesi, si possono ammirare frequentando la riserva naturale del Parco della Maremma. “Si tratta di specie – aggiunge Rusci – di fascino raro, non solo per le loro caratteristiche fisiche, ma anche per i loro comportamenti: basti pensare alle centinaia di chilometri che nel corso di un anno percorrono per assecondare i cicli delle stagioni e trovare gli habitat più adatti alle loro necessità. L’osservazione condotta, quindi, non può che renderci soddisfatti, perché al di là del numero delle singole specie, ci dà la misura di un ecosistema sano, di elevato e variegato interesse ambientale”.

Il monitoraggio internazionale delle zone umide

Il monitoraggio nel Parco della Maremma, che è ancora in corso fino al 26 gennaio, fa parte dell’iniziativa che serve valutare oltre duemila zone umide italiane all’interno del progetto “International Waterbird Census” portato avanti da “Wetlands international” e che coinvolge 500 rilevatori esperti e circa 1500 collaboratori.

“Le zone umide – conclude Rusci – sono aree con elevata biodiversità, rare perché minacciate o sacrificate per gli usi antropici, come quelli agricoli, ma molto preziose: rappresentano l’habitat esclusivo di alcune specie ed è quindi molto importante proteggerle. Anche per questo, il Parco sta lavorando non solo a progetti di consolidamento delle aree umide presenti, ma anche per cercare di incrementarle”.

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