In “Prima della grande fuga. La comunicazione ambientale responsabile al tempo della multiformità” Stefano Martello sceglie una strada narrativa poco consueta per affrontare il tema della comunicazione ambientale: non partire dai dati climatici, dai fenomeni ambientali o dalle emergenze ecologiche, ma da una storia del Novecento, quella della celebre evasione dei prigionieri alleati durante la Seconda guerra mondiale.
La “Grande Fuga” diventa così la struttura narrativa su cui si innesta una riflessione più ampia sul senso della comunicazione responsabile, sui suoi tempi, sulle sue fragilità e sulle sue implicazioni culturali. Un impianto che sposta il discorso dall’ambito informativo a quello simbolico e relazionale, interrogando il modo in cui si costruiscono fiducia, legittimità e autorevolezza in un’epoca segnata da sovraccarico informativo e greenwashing.
Il libro, edito dalla casa editrice pisana Pacini Editore, non propone un manuale operativo né un saggio tecnico. La scelta di Martello è quella di costruire un racconto ibrido, in cui la narrazione storica e l’analisi comunicativa procedono in parallelo: ogni capitolo ricostruisce un segmento della fuga e, al tempo stesso, lo collega a una riflessione sulla comunicazione come pratica etica, processo sociale e responsabilità collettiva. Ne deriva un testo che lavora più sulle domande di fondo – cosa significa “responsabile”, come si misurano gli impatti, come si tengono insieme tempi lunghi e risultati intermedi – che sulle ricette.
Colpisce l’assenza quasi totale di riferimenti diretti ai temi ambientali classici: crisi climatica, inquinamento, decarbonizzazione, energie rinnovabili. Il tema ambientale resta sullo sfondo, come cornice culturale più che come oggetto esplicito, e la comunicazione “ambientale” è intesa soprattutto come comunicazione responsabile, capace di costruire fiducia, senso e consapevolezza nei pubblici, in linea con il dibattito internazionale sulla necessità di affiancare allo storytelling uno “storydoing” verificabile.
La scelta narrativa funziona perché evita l’approccio prescrittivo e didascalico. Il lettore viene accompagnato attraverso una storia conosciuta, riconoscibile, che diventa progressivamente uno spazio di riflessione sul presente: sulle dinamiche della comunicazione, sulla costruzione dei pubblici, sulle variabili e sulle criticità dei processi comunicativi, sul rapporto tra informazione, relazione e impatto sociale. A rendere il dispositivo ancora più interessante è il “giudizio finale” affidato al comunicatore Sergio Vazzoler, chiamato a valutare il libro come se fosse una vera e propria azione di comunicazione responsabile.
Prima della grande fuga si rivolge in modo esplicito a chi opera nella comunicazione, nella formazione, nel terzo settore e nei processi culturali, ma mantiene un linguaggio accessibile anche a un pubblico più generalista. La struttura narrativa rende il testo fruibile anche per chi non ha una formazione specifica nel campo della comunicazione, mentre i rimandi alla cultura pop e al cinema di guerra aiutano a creare un terreno comune con lettori di generazioni diverse, in particolare quelle più scettiche sul tema ambientale.
Il libro si colloca così in una zona intermedia tra saggio, racconto e riflessione culturale. Non propone soluzioni immediate, né modelli preconfezionati, ma offre una chiave interpretativa: leggere la comunicazione come pratica responsabile, non neutrale, capace di incidere sui comportamenti, sulle relazioni sociali e sulla costruzione dell’immaginario collettivo.
Nel panorama editoriale sulla sostenibilità e sulla comunicazione, Prima della grande fuga rappresenta un oggetto atipico: più orientato alla costruzione di senso che alla produzione di strumenti, più interessato ai processi che ai messaggi, più concentrato sulle dinamiche culturali che sulle campagne. Un libro che propone una riflessione di lungo periodo, utile soprattutto a chi lavora nei contesti in cui la comunicazione non è solo trasmissione di informazioni, ma costruzione di relazioni, fiducia e responsabilità sociale.