Cultura /Belle époque, tra eleganza e rivoluzione

“Belle Époque, tra eleganza e rivoluzione femminile”, i costumi di scena in mostra a La Pergola

L’esposizione dei 12 costumi in stile Belle époque, creati a Manifatture Digitali Cinema Prato, resterà aperta al pubblico fino all’8 aprile.

I costumi di scena creati a Manifatture Digitali Cinema Prato arrivano a La Pergola

Il laboratorio sartoriale di Manifatture Digitali Cinema Prato, struttura di Fondazione Sistema Toscana, ha ospitato, tra il 2025 e il 2026, nove corsi per la creazione dei costumi e decorazione del tessuto, in collaborazione con la Fondazione Teatro della Toscana e il suo Laboratorio d’Arte, attivati grazie al Fondo sociale europeo Plus (FSE+). I corsi, diretti da Silvia Salvaggio, hanno previsto 360 ore di lezione, andando a coinvolgere 150 partecipanti, per la creazione di dodici abiti in stile Belle Époque, pezzi unici di artigianato artistico, frutto di un accurato lavoro di ricerca storica.

I costumi, dopo l’inaugurazione dell’8 marzo, in occasione della Festa della Donna, sono in questi giorni in esposizione nella “Sala Oro” del Teatro della Pergola di Firenze, disponibili per il pubblico fino all’8 aprile, nella mostra dal titolo “Belle époque, tra eleganza e rivoluzione femminile”, a cura di Elena Bianchini e Luigi Formicola. L’accesso alla mostra, al Teatro della Pergola, è riservato ai possessori del biglietto agli spettacoli teatrali in cartellone (la mostra è visitabile a partire da un’ora prima degli spettacoli), oppure, in alternativa, è possibile prenotare visite gratuite, scrivendo a pergola@teatrodellatoscana.it.

L’evoluzione della moda nella Belle Époque

Il tardo Ottocento aveva imposto al corpo femminile l’architettura rigida di corsetti, sellini e sottostrutture costrittive, bustini realizzati con ossa di balena per costringere le figure. Con l’arrivo degli anni Dieci, invece, e del diffondersi dello stile Belle époque, si inaugura una nuova grammatica del vestire: non è più l’abito a dominare il corpo, ma è quest’ultimo a dettare le linee sartoriali. In questo clima di innovazione e modernità si colloca la mostra “Belle Époque, tra eleganza e rivoluzione femminile”, che raccoglie dodici costumi interamente realizzati a mano, ispirati a un momento cruciale della cultura europea. Insieme ad una nuova modernità, ad essere rappresentati sono i nuovi codici pittorici ed estetici ai quali ci si ispira, come l’orientalismo, l’eco dei Ballets Russes, il dialogo tra arti applicate e le arti sceniche. Gli ispiratori dei nuovi abiti sono Mariano Fortuny, con il suo Delphos che si rifà alla classicità greca, Paul Poiret, liberatore della silhouette femminile e Maria Monaci Gallenga, pioniera di sperimentazioni cromatiche e stampe metalliche. Attorno a loro gravitano attrici e muse come Eleonora Duse, che scelgono questi abiti non soltanto per la scena ma per la vita, in un tempo in cui il confine tra quotidiano e rappresentazione si assottiglia fino quasi a dissolversi. Amico di Gabriele D’Annunzio, Fortuny incarna perfettamente questa visione estetica: l’esistenza come opera d’arte totale.

“I dodici costumi presentati nell’esposizione  – affermano gli organizzatori della mostra  – nascono da questa eredità culturale e sono realizzati in chiffon di pura seta, taffetà, tessuti goffrati e velluti di seta, materiali scelti per la loro capacità di dialogare con il movimento del corpo e con la luce. Lo chiffon consente trasparenze mobili e stratificazioni leggere, il taffetà introduce tensione e memoria della forma, i tessuti goffrati generano superfici vibranti di rilievo, mentre i velluti di seta restituiscono profondità cromatica e densità tattile. Accanto a essi compaiono organze e sete intessute di sottilissimi fili metallici, che amplificano la dimensione luminosa dei capi”.

“I decori sono ricamati a mano con perline e jais di vetro; ogni bottone, ogni nappa è cucita manualmente, riaffermando il valore dell’artigianato come gesto consapevole e poetico. Oriente e Occidente si intrecciano nella spettacolarità di questi capi: drappeggi fluidi, linee verticali, volumi morbidi e mobili che accompagnano il passo invece di costringerlo. Il corpo femminile non è più modellato da strutture imposte, ma si esprime attraverso tessuti che scivolano, avvolgono, rivelano. Questa mostra è un omaggio a un’epoca in cui la moda fu rivoluzione silenziosa e il vestire divenne dichiarazione di libertà. Nel riflesso dorato di una stampa, nella trasparenza di uno chiffon, nel peso calibrato di una perla di vetro, riaffiora l’idea di una donna finalmente libera di abitare il proprio corpo e di esibirlo, con consapevolezza scenica, nella grande rappresentazione della modernità”.

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