L’hanno chiamata Ugo. È il nome che tre amici hanno deciso di dare a una giovane tartaruga marina della specie Caretta caretta recuperata in condizioni critiche nelle acque dell’Isola d’Elba e arrivata nella serata di domenica 8 marzo al CRTM tartAmare. Ugo si muoveva sotto il pelo dell’acqua, impigliato in un enorme groviglio di cime. A notarla e salvarla, sono stati Lorenzo Morroni, biologo marino presso ISPRA a Livorno, Daniele Bacciottini e Roberto Poggioli, che si trovavano in gommone per una battuta di pesca in apnea, nel tratto di mare che si trova tra Cavoli e Seccheto .
“Nel ripartire per tornare in porto – raccontano con una nota dall’associazione TartAmare – i tre ragazzi hanno notato una matassa di cime a pelo d’acqua, con sotto qualcosa che si muoveva, Morroni si è tuffato in acqua per controllare più da vicino e si è reso subito conto che si trattava di una tartaruga marina impigliata nei fili. Afferrata la matassa e issata sul gommone hanno recuperato la tartaruga e contattato immediatamente il numero 1530 della Guardia Costiera per chiedere istruzioni. È partita, così, la procedura di segnalazione agli enti competenti e la tartaruga, che hanno affettuosamente battezzato “Ugo”, è stata trasportata via mare fino al porto di Follonica, dove è stata presa in carico dallo staff scientifico di TartAmare”.
TartAmare è l’associazione no profit che sulla costa grossetana si occupa della riabilitazione delle tartarughe marine in via di estinzione. Nella loro sede è presente anche un Centro di Recupero dove le tartarughe ferite vengono curate con l’obiettivo di rimetterle sane e salve in mare. La speranza è che anche Ugo possa tornare ad abbracciare il mare il prima possibile anche se le sue condizioni, purtroppo, sono critiche: la tartaruga, infatti, è arrivata la Centro di Recupero con due giri di corda stretti attorno alla pinna posteriore sinistra, irrimediabilmente compromessa. Non solo una lenza fuoriusciva dalla bocca e la guancia sinistra presentava una profonda ferita. L’animale era anche estremamente denutrito e ricoperto di alghe e di parassiti del genere Lepas, tutti segnali che la sua mobilità era ridotta da molto tempo.
“La visita veterinaria e gli accertamenti diagnostici – spiegano dall’associazione – hanno confermato un quadro complessivo estremamente critico, con la presenza di un amo incastrato nell’esofago della tartaruga e uno stato di infezione molto avanzato, dovuto alle condizioni della pinna posteriore”. Ugo sarà sottoposto ad intervento. Per operare Ugo, il Centro ha chiesto aiuto ad un chirurgo di Bari, considerato una vera istituzione per quanto riguarda il recupero delle tartarughe marine, il professor Antonio Di Bello, professore associato di Chirurgia Veterinaria presso il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari: “Il professore si è generosamente reso disponibile a partecipare all’intervento, permettendoci di garantire al nostro Ugo la migliore chance che avevamo a disposizione per tentare di salvarlo”.
Non sarebbe la prima volta che l’equipe del Centro di TartAmare, con la propria prontezza, riesce in miracoli, nell’intervista che ci ha rilasciato Luana, una dei fondatori, ci ha raccontato alcune esperienze che fanno ben sperare, anche se come ammettono dal Centro “la possibilità che non sopravviva all’intervento è concreta, ma è necessario tentare il possibile per aiutarla “