Storie /E' LA VIA DELL'ORTO

Licia Colò. I viaggi? Sono stati l’Università della mia vita

La nostra intervista con la conduttrice e divulgatrice: “A me piacerebbe che ci fossero dei luoghi dove non si andrà mai. Dovremmo viaggiare un po’ in punta di piedi. Il turismo porta economia ma allo stesso tempo distrugge, dovremmo trovare un equilibrio”

Sembra quasi Flora che con il suo vestito ricoperto di fiori, petali e foglie dal verde intenso, esce dal quadro capolavoro di Botticelli e porta la “Primavera” nell’aria.

Licia Colò arriva così a Camaiore in una domenica d’aprile, con l’eleganza delicata di chi non ha bisogno di tanti fronzoli per attrarre l’attenzione. Una camicia fiorita, un paio di jeans, i capelli biondi, legati di lato. E’ appena tornata dalla visita in un rifugio per gatti poco lontano dal centro storico, lì dove gli animali vivono in uno spazio verde tra roulotte che diventano case accoglienti, morbidi divani colorati, poltrone, tiragraffi.

Il cuore del borgo è vestito a festa per “E’ la via dell’orto”, impreziosito per un week end da rose, limoni, ortaggi, qualche pianta d’arancio. Lei è l’ospite più attesa della giornata. Prima di salire sul palco insieme al direttore artistico Luca Calvani ci prendiamo una mezz’ora per parlare. Ci sediamo in un angolo verde allestito per noi.

“Chiedimi tutto quello che vuoi”, mi dice. E già questa frase vale l’intervista, oggi che tutto è ampiamente mediato e controllato da agenzie e agenti, contro ogni regola della professione giornalistica.

Ma lei è libera da questi vincoli della comunicazione contemporanea in cui tutto deve essere controllato perché l’immagine di un personaggio è prima di tutto “economia”. Non reputazione, bensì denaro, sponsor, marketing.

Lei invece non mette paletti. E questo mi rinfranca.

Licia Colò

A Camaiore oggi si parla degli orti che salveranno il mondo. Ma non dovremmo prima pensare come salvare gli orti?

Siamo disposti a spendere più soldi per un paio di mutande che ci mettiamo addosso rispetto ad un prodotto dell’orto di cui ci nutriamo, che entra dentro di noi, trasforma la nostra pelle, i nostri capelli. Dovremmo mangiare meno, mangiare meglio. Bisogna cambiare un po’ mentalità e non dare niente per scontato.

Pecchiamo di rassegnazione?

Non dobbiamo pensare che quello che possiamo fare individualmente non serva a niente, così “vincono loro”. Io non perdo a tavolino le partite, le gioco fino in fondo e scendo in campo.

Come creare consapevolezza, come generare cambiamento nelle persone?

Voglio essere molto provocatoria. Se venisse fatta una diagnosi infausta a ognuno di noi, se ci venisse detto: “Hai un anno solo di vita davanti a te”, credo che tutti cambieremmo modo di vivere, non penseremmo solo ad accumulare denaro, a fare business. Cambieremmo mentalità. Siamo in un momento di grande oscurantismo dove governa soltanto il denaro, è vero siamo vittime ma dobbiamo comunque fare di tutto per cambiare la situazione.

Nella contemporaneità il dibattito gira intorno a poche parole, gli argomenti si contano sulle dita di una mano. Siamo poveri anche in questo. Tra i termini più abusati c’è la sostenibilità. Da cosa deve essere fatta, oggi, la sostenibilità?

In primis dobbiamo avere la capacità di riconoscere ciò che è veramente utile. Viviamo in una società dove l’inutile sta prendendo sempre più piede. Faccio un esempio: oggi è tutto touch per una questione economica. Ma per creare i dispositivi elettronici touch serve il “coltan”, estratto nelle miniere in Congo, dove vengono sfruttate le persone, i bambini. E’ terrificante. E allora mi chiedo: perchè devo avere tutto touch? Io ho una macchina vecchia perché voglio schiacciare un pulsante per accendere l’autoradio. Fortunatamente invece nella moda dell’arredamento oggi il lusso è togliere piuttosto che aggiungere.

Licia Colò ed E’ la via dell’orto a margine dell’intervista con SImona Bellocci

Può essere la curiosità quella valvola che aiuta nell’evoluzione delle persone? Dobbiamo riscoprirci un po’ “esploratori del mondo”?

Parlando di viaggi credo non sarebbe molto ecologico. In fondo abbiamo scoperto quasi tutto. Mi chiedo quanto sia giusto poter dire di essere andati ovunque. Non siamo i padroni del mondo, a me piacerebbe che ci fossero dei luoghi dove non si andrà mai. Dovremmo viaggiare un po’ in punta di piedi. Il turismo porta economia ma allo stesso tempo distrugge, dovremmo trovare un equilibrio. Ci sono dei luoghi meravigliosi che se sono pieni di persone perdono la loro anima. Poi la curiosità rimane alla base della vita, perché la voglia di conoscere spinge la scienza, l’intellettuale, l’arte, aiuta l’incontro.
Però credo che non serva scoprire tutto. Dobbiamo essere un po’ più umili. È detto da me che ho fatto della scoperta il mio lavoro… (e si lascia andare ad una risata…n.d.r).

A proposito di scoperta, qual è stato il viaggio che più ti ha cambiata?

Il viaggio è stato l’Università della mia vita, la conoscenza dovrebbe portare a migliorarti. Oggi però ho la consapevolezza che il mondo è microscopico. Quando ero ragazza vivevo in un pianeta Terra che era molto più grande rispetto ad oggi. Adesso il nostro mondo è diventato più piccolo, non possiamo viaggiare da nessuna parte perché ci sono tensioni, guerre ovunque. Gli astronauti che sono appena tornati dalla missione Artemis ci ricordano che la Terra vista dallo spazio è niente, è uno sputo nell’Universo. Ed è lì che ti chiedi: “Come è possibile che là, in quel puntino infinitesimale, gli umani distruggano le cose che hanno?”. Ecco dovremmo anche andare in orbita per renderci conto di quanta ricchezza abbiamo.

 

La mano di Licia Colò punta verso l’alto a immaginare lo spazio, indica quel cielo azzurro che va oltre il tempo che passa, oltre le cose che cambiano. Perché c’è un mondo ideale che non bisogna mai smettere di immaginare, tenendo i piedi a terra ma sapendo volare, quando serve. Lei ha sempre saputo farlo.

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