In Italia il tumore al seno è la forma più diffusa tra le donne con oltre 55mila nuovi casi ogni anno e una sopravvivenza che supera l’88% a livello nazionale. Ma terminate le cure, le pazienti devono affrontare un’altra sfida: ritrovare equilibrio e fiducia nel proprio corpo. Da qui nasce il progetto di Chiara Pasini, quello che lei stessa definisce una “rivoluzione gentile” che unisce moda, benessere e impatto sociale, per accompagnare le donne in un percorso di rinascita.
Ma per capire appieno di cosa si tratta, è necessario fare un passo indietro. “Tutto inizia nel 2015 – ci racconta la giovane designer -, quando a mia madre viene diagnosticato un tumore al seno. In quegli anni stavo studiando fashion design alla NABA – Accademia di Belle Arti di Milano e dovevo scegliere il tema della tesi. È lì che decido di lavorare su una collezione con un impatto sociale, non solo estetica”.

Come nasce l’idea
Si sviluppa così una prima ricerca sui bisogni concreti delle donne che affrontano un percorso oncologico, in particolare dopo interventi come mastectomia o quadrantectomia. L’attenzione si concentra sul design, ma anche sui materiali: tessuti capaci di sostenere il corpo, rispettare la pelle e aiutare la cicatrizzazione.
Tra questi, il Crabyon, a base di chitina derivata dai carapaci dei granchi, e il Q-skin, con fibre agli ioni d’argento, noto per le proprietà rigeneranti. Da qui prende forma l’idea di creare capi che siano allo stesso tempo funzionali ed esteticamente curati, con aperture frontali, tasche per protesi e linee studiate per il comfort, ma anche colori e stampe capaci di restituire bellezza.
“Nel 2017 il progetto diventa realtà con la presentazione della tesi – continua Chiara Pasini -. Per il primo shooting fotografico, al posto di modelle professioniste, decido di coinvolgere donne che hanno affrontato il tumore al seno. Quello che doveva essere un semplice servizio fotografico si trasforma in un momento di condivisione anche commovente. Alla fine dell’esperienza, mi hanno ringraziata perché, attraverso la fotografia e quel tempo dedicato a loro, si sono sentite di nuovo belle”.

Intimo post-operatorio
Negli anni successivi, quel prototipo si evolve in Nova Underwear, una linea di intimo post-operatorio innovativo e Wabi Sabi. “È la collezione di reggiseni per chi ha affrontato un’operazione al seno, realizzata in collaborazione con un’azienda di tessuti italiana; è pensata per accompagnare le donne nel loro percorso di cura, con tessuti innovativi, naturalmente cicatrizzanti e rigeneranti offrendo comfort, funzionalità e femminilità, anche dopo la malattia”.
La community
Ad aggiungersi tra le attività, c’è poi Feeling Nova, associazione no profit con sede a Empoli, in Toscana ma attiva a livello nazionale, che si propone come punto di riferimento per il “dopo” la malattia: incontri, workshop, spazi di condivisione e una forte attività di divulgazione online. Un luogo fisico e digitale dove le donne possono trovare informazioni, supporto e relazioni.

Abbigliamento consapevole
Accanto all’intimo post-operatorio e alla community, si unisce infine una terza anima del progetto: l’abbigliamento “consapevole”. Idalide Biowear è una collezione di abiti realizzata con tessuti naturali (come bambù, alghe o fibra di latte) con proprietà benefiche per la pelle e tinture vegetali, pensata per il benessere del corpo e del pianeta.
La sua linea si è fatta notare recentemente al Premio Cambiamenti, iniziativa promossa da CNA e dedicata alle nuove imprese di micro e piccole dimensioni con sede in Italia. Qui si è aggiudicata infatti la menzione speciale per l’Evoluzione del Made in Italy: “Questo traguardo rappresenta un passo importante, ma anche un punto di partenza per continuare a costruire qualcosa che possa generare valore reale, umano e duraturo“.
Gli obiettivi per il futuro
Un percorso in continua evoluzione, che guarda anche al futuro con nuovi obiettivi: rafforzare la rete e consolidare collaborazioni con il sistema sanitario. “Entrare negli ospedali non è semplice, ma stiamo lavorando per costruire relazioni, anche sul territorio”. Un primo passo è già stato fatto con l’ospedale San Giuseppe di Empoli, dove sono stati donati alcuni capi grazie a iniziative di raccolta fondi. E proprio da Empoli partiranno nuovi progetti, tra workshop creativi e attività legate al benessere.

L’obiettivo resta uno: “Far sì che nessuna donna si senta sola – conclude l’esperta di design e comunicazione -. Anche chi vive lontano dai grandi centri deve sapere che può trovare un punto di riferimento, qualcuno con cui parlare, confrontarsi, sentirsi compresa. La mia vuole essere una rivoluzione gentile, come mi piace definirla, che prova a trasformare un’esperienza dolorosa in un percorso di forza e consapevolezza“.