© AIB Regione Toscana

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Una “macchina” contro il fuoco: come funziona il sistema regionale per l’antincendio boschivo

Dalla Sala operativa ai 4.000 volontari, fino all’eccellenza del Centro di Tocchi: vi portiamo dentro l’organizzazione AIB che difende il patrimonio boschivo tra tecnologia, prevenzione e lotta attiva

La Toscana è una delle regioni più boscate d’Italia e, di conseguenza, una delle più esposte al rischio incendi. Dietro ogni colonna di fumo che si alza all’orizzonte c’è una “macchina” complessa che si mette in moto in pochi secondi. Un sistema che porta avanti una meticolosa attività di previsione e prevenzione 365 giorni l’anno con l’obiettivo di farsi trovare pronto quando scatta l’emergenza. L’Organizzazione Antincendi Boschivi (AIB) della Regione Toscana è oggi un modello nazionale, capace di integrare tecnologia d’avanguardia, forze istituzionali e migliaia volontari.

Dalla telefonata all’intervento

Tutto parte da una segnalazione. Che arrivi da un cittadino al 112, al numero verde 800 425 425 o da una sala dei Vigili del Fuoco, la gestione della prima allerta è affidata alla SOUP (Sala Operativa Unificata Permanente). In questo periodo dell’anno è l’unica aperta a livello regionale, viene poi supportata dai centri operativi provinciali (COP) che entrano in funzione nei mesi di massimo rischio, luglio e agosto.

Il primo compito è “filtrare” la notizia: capire se si tratta di un incendio vero e proprio, di un abbruciamento controllato o di una falsa segnalazione. Una volta confermato l’evento, la Sala attiva il protocollo: vengono inviate le squadre più vicine in base alla divisione del territorio in aree di competenza. La rapidità è tutto: l’obiettivo è lo spegnimento entro i primi minuti per evitare che il fronte del fuoco diventi ingovernabile. Via via che lo spegnimento dell’incendio procede, le squadre si attivano anche per la bonifica andando così a sopprimere gli ultimi focolai e mettendo in sicurezza il perimetro del territorio colpito dall’incendio.

I numeri del sistema

La vera forza del sistema toscano risiede nel capitale umano. L’organizzazione può contare su: 180 direttori delle operazioni (DO): i tecnici che sul campo coordinano mezzi terrestri e aerei. 400 operai forestali: professionisti del bosco specializzati nell’uso di attrezzature manuali. 4.000 volontari: appartenenti al CVT (Coordinamento Volontariato Toscano), che riunisce sigle storiche delle associazioni di volontariato toscane come Anpas, Misericordie, VAB, La Racchetta e molte altre.

I volontari sono figure specializzate: dai logisti a chi opera direttamente sulle fiamme con i DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) necessari. È una scelta di civiltà che garantisce una presenza capillare, soprattutto in aree come il Monte Pisano o la provincia di Firenze, dove la vocazione al volontariato è storicamente altissima.

Proprio per continuare a rafforzare questo sistema, favorendo il ricambio generazionale, la Regione Toscana ha da poco presentato la nuova campagna di comunicazioneSe spengi un incendio accendi il futuro” per il reclutamento di volontari antincendi boschivi (AIB). Al centro della campagna, inserita nel progetto Giovanisì e finanziata dal programma Interreg Italia-Francia Marittimo con il progetto Medstar 2, ci sono le testimonianze dirette dei volontari e un invito all’azione che rimanda al sito dedicato per entrare in contatto con le associazioni locali. Con un investimento di 80 mila euro, interamente coperto da fondi europei, la campagna si articola in una strategia multicanale: video, contenuti social, interviste, banner web, affissioni su autobus e materiali informativi. Previste anche attività di sensibilizzazione nelle scuole superiori, con l’obiettivo di coinvolgere le nuove generazioni e rafforzare una rete di volontari fondamentale per la tutela ambientale e la sicurezza del territorio.

L’area del Monte Faeta interessata dall’incendio tra fine aprile e inizio maggio 2026 – © AIB Regione Toscana

La flotta aerea: dagli elicotteri regionali ai Canadair

Quando il fuoco sale in quota o colpisce zone inaccessibili, si guarda al cielo. La Toscana dispone di una flotta propria che comprende 10 elicotteri nel periodo estivo (attualmente ne sono in funzione due, basati a Siena e Firenze). Questi mezzi operano in stretta sinergia con il personale a terra. Se l’incendio supera la capacità di spegnimento regionale, scatta la richiesta al livello nazionale: la SOUP compila una scheda dettagliata per il COAU (Centro Operativo Aereo Unificato) a Roma per l’invio dei Canadair o degli elicotteri pesanti S64.

L’eccellenza di Tocchi: dove si impara a sfidare il fuoco

Nel comune di Monticiano (SI) sorge il Centro Regionale “La Pineta di Tocchi”, una scuola d’eccellenza che nel 2027 compirà vent’anni. Qui vengono formati tutti gli operatori: dai corsi base per i nuovi volontari a quelli avanzati per i “direttori di incendi complessi”. Si insegna la sicurezza (protocollo LACES), l’uso della motosega e persino l’uso del fuoco contro il fuoco (i GAUF, gruppi addetti all’uso del fuoco), che utilizzano drift torch per creare controfuochi e fermare l’avanzata delle fiamme.

La pineta di Tocchi, centro addestramento antincendi boschivi Regione Toscana – © Dream Italia

Prevenzione e regole: il ruolo del cittadino

Il rischio incendi è cambiato. Il cambiamento climatico e l’abbandono delle terre hanno creato una continuità di combustibile vegetale che rende i roghi più veloci e violenti. Per questo la prevenzione è fondamentale. Quotidianamente, in collaborazione con il consorzio LaMMA, viene pubblicato un bollettino rischio incendi boschivi che colora i comuni da verde a rosso in base all’indice di pericolosità. Alle quattro classi di rischio sono associati altrettanti colori che, per ogni singolo comune della Toscana, consentono di individuare immediatamente il livello di pericolo di innesco e propagazione degli incendi boschivi: basso (verde) – medio (giallo) – alto (arancio) – molto alto (rosso). A ogni colore corrisponde, anche, la descrizione dello specifico scenario atteso. A tutto questo si aggiungono poi le norme sugli abbruciamenti: fino al 30 giugno è consentito eliminare i residui vegetali, ma solo in assenza di vento e con estrema cautela. Superati i 50 metri dal bosco servono autorizzazioni specifiche, e in estate vige invece il divieto assoluto.

Statistiche: un ventennio di lotta

I dati regionali (2006-2025) mostrano l’altalena di questo fenomeno. Se il 2012 e il 2017 sono stati anni terribili con oltre 3.000 ettari totali percorsi dal fuoco il consolidamento del sistema AIB ha permesso di contenere i danni in molte altre annate siccitose. Nel 2022, ad esempio, a fronte di 571 incendi boschivi, la superficie boscata colpita è stata di 2.065 ettari, segno di una macchina che interviene massicciamente anche su eventi di grandi dimensioni. Questo 2026 però non è iniziato nel migliore dei modi. Il grave incendio che ha interessato il Monte Faeta tra le province di Pisa e Lucca, tra la fine di aprile e inizio di maggio, ha visto l’intervento di oltre 800 persone tra volontari e operai forestali nell’arco di cinque giorni di lotta attiva, coordinati da circa un centinaio di direttori delle operazioni di spegnimento di Regione e degli enti locali e dalla Sala operativa regionale. A incendio ormai spento, il bilancio definitivo parla di circa 660 ettari di superficie percorsa dal fuoco e un perimetro complessivo di circa 20 chilometri. L’incendio è stato dichiarato sotto controllo domenica 3 maggio, dopo cinque giorni di operazioni ininterrotte. Durante l’emergenza sono state evacuate circa 3.500 persone, senza che si registrassero feriti. Il dato da sottolineare e che evidenzia quanto i cambiamenti climatici siano una emergenza da fronteggiare quotidianamente è che in Toscana non si erano mai verificati incendi boschivi di tale portata nel mese di aprile.

 

Per segnalare un incendio boschivo o un principio di fumo, chiama subito il 112 o il numero verde regionale: 800 425 425.

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