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A Firenze nasce Luply, l’app che reinterpreta il baratto locale con swipe e match

Ideata dal docente e sviluppatore Antonio Lombardo, la piattaforma permette lo scambio diretto di oggetti senza transazioni in denaro né spedizioni, puntando sulla prossimità e sul riuso

Nasce a Firenze l’applicazione Luply - © Luply.app

Economia circolare, risparmio e nuove relazioni. Sono queste le parole chiave che raccontano Luply, un’applicazione totalmente gratuita per dispositivi mobili pensata per trasformare il baratto in un’esperienza digitale immediata e di prossimità. A idearla e svilupparla in autonomia è Antonio Lombardo, docente e sviluppatore che, dopo aver vissuto a Milano e Roma, ha scelto Firenze per concretizzare un’idea maturata per anni e resa disponibile negli ultimi mesi sia su Apple Store che su Google Play.

Luply non nasce come un marketplace tradizionale. Sulla piattaforma non si acquista, non si vende e non sono previste opzioni di spedizione: la logica di fondo premia lo scambio a mano e il contatto diretto tra gli utenti all’interno dello stesso quartiere o del territorio.

Come funziona l’applicazione

 

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L’interfaccia riprende la dinamica dello swipe e del match, tipica di altre celebri app di incontri o di compravendita, applicandola esclusivamente agli oggetti. L’utente visualizza i prodotti caricati uno alla volta, impostando un raggio geografico di ricerca che varia da zero a cento chilometri, estendibile fino a coprire l’intero territorio nazionale qualora i prodotti vicini terminino.

Per mostrare interesse verso un oggetto è sufficiente far scorrere la scheda a destra, indicando contemporaneamente quale dei propri beni s’intende offrire in cambio. Se anche l’altro utente ricambia il gradimento per l’articolo proposto, la piattaforma genera il match e attiva la chat privata per consentire la logistica dello scambio.

L’idea nasce da una necessità personale che credo riguardi un po’ tutti: abbiamo le case piene di oggetti inutilizzati che continuiamo a comprare, mentre potrebbero servire ad altri – spiega il fondatore Antonio Lombardo -. Il concetto è portare le persone a pensare che esista questa possibilità: prima di acquistare un prodotto, verifico se qualcuno attorno a me ce l’ha già. È un modo per risparmiare spazio e soldi, riducendo l’impatto ambientale legato agli acquisti impulsivi e favorendo l’incontro tra vicini di casa“.

Baratto e valutazione degli utenti

Sebbene la piattaforma sia fruibile a livello globale in 175 Paesi, il bacino d’utenza iniziale si sta concentrando nelle principali città italiane e in particolare a Firenze. Attualmente Luply conta circa 120 utenti attivi, oltre 300 prodotti pubblicati e una trentina di scambi già conclusi.

“Ho la possibilità di monitorare gli scambi che avvengono e le foto dei prodotti – racconta Lombardo -. C’è stato uno scambio molto particolare proprio qui a Firenze tra un sassofono dismesso e un quadro: un musicista ha scambiato lo strumento con un dipinto. Mi fa piacere anche contattare via email gli utenti per avere un riscontro e sapere com’è andato l’incontro”.

In tema di sicurezza e tutela degli utenti, l’applicazione integra linee guida interne, privacy policy e un sistema di valutazione numerica. Al termine di ogni incontro, se entrambi i partecipanti confermano l’avvenuto scambio, è possibile rilasciare un voto da 1 a 10 che va ad alimentare il profilo pubblico dell’utente.

Prospettive per il futuro

 

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L’obiettivo a medio e lungo termine della app prevede la diffusione capillare del servizio nelle grandi città italiane per poi estendere la presenza nei Paesi europei limitrofi. Dal punto di vista delle funzionalità, in futuro potrebbe essere introdotta la suddivisione dei prodotti per categorie merceologiche, per facilitare la ricerca specifica in presenza di una mole di annunci più consistente.

Tra i principali interlocutori a cui Luply si rivolge figurano gli studenti delle scuole superiori e il mondo universitario.

“Gli universitari e i ragazzi dei licei rappresentano il target principale per potenzialità e utilità, poiché spesso hanno necessità di scambiare oggetti o libri senza dover sostenere grandi spese – conclude Lombardo -. L’intenzione è far conoscere il progetto partendo proprio dagli istituti scolastici e dagli ambienti universitari, trasformando il baratto locale in una risorsa quotidiana“.

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