Mario Tobino, psichiatra e scrittore, per 40 anni ha lavorato nel manicomio di Maggiano con le donne considerate matte, rinchiuse a quel tempo anche solo per una malinconia più accentuata, un atteggiamento non conforme, una sofferenza mal compresa o semplicemente il peso di essere donna in un’epoca rigida. Ha sperimentato una cura umana, che accarezzasse la follia senza castigarla. La sua missione, la vita nel manicomio-paese sono i protagonisti de documentario “Quelle matte piene di amore” promosso dal Consiglio Regionale della Toscana in collaborazione con la Fondazione Mario Tobino. Firmato dalla giornalista Simona Bellocci, prodotto da Fondazione Sistema Toscana con la testata giornalistica intoscana.it, è stato proiettato in anteprima, domenica 20 settembre, all’Auditorium San Romano a Lucca.
Più di 500 persone per la serata evento con Lino Guanciale. l’attore che ha portato sul piccolo schermo la serie tv di successo ispirata all’opera di Tobino, “Le libere donne di Magliano”. A lui è stato consegnato il Premio Mario Tobino, conferitogli dalla Fondazione Tobino in occasione della serata d’apertura del Premio Viareggio-Rèpaci.

“Questa anteprima – ha detto la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi – rappresenta non soltanto un omaggio alla memoria e alla straordinaria lezione di umanità di Mario Tobino, ma un invito ad aprire un dibattito pubblico sul tema del benessere mentale e delle fragilità della società contemporanea. La sua capacità di guardare alla persona prima ancora che alla malattia è un’eredità ancora attuale, soprattutto di fronte al disagio che coinvolge tanti giovani. Parlare di salute mentale significa superare lo stigma, promuovere ascolto e inclusione e costruire comunità più capaci di prendersi cura delle proprie fragilità”.
Il documentario
Il documentario – firmato da Simona Bellocci, con le riprese di Antonio Chiavacci e Tommaso Chiavacci, montaggio e la fotografia di Antonio Chiavacci – è un racconto storico dal forte impatto emotivo con testimonianze e immagini storiche tratte dall’opera O.P ‘67 di Luigi Mochi, gentilmente concessa da Nicola Mochi e materiali fotografici inediti dell’archivio della Fondazione Tobino. Le telecamere entrano nell’ex ospedale psichiatrico di Maggiano, nelle stanze, nelle cucine e nei cortili.
Il tessuto del racconto si arricchisce di brani e lettere di Tobino, affidate alla voce del pronipote Andrea Antongiovanni, e delle testimonianze della presidente della Fondazione Tobino, Isabella Tobino, nipote dello scrittore, dello psichiatra Fabio Pezzini, al tempo giovane medico che rivive i complessi anni del passaggio alla Legge Basaglia. L’analisi della professoressa Monica Marchi si concentra sui diari inediti, che ha trascritto integralmente insieme a Primo De Vecchis, con la direzione di Paola Italia, custoditi al Gabinetto Vieusseux di Firenze. Il maestro carrista Matteo Raciti mostra invece come le fragilità possano diventare arte, portando le sue sculture nate al Carnevale di Viareggio all’interno di una mostra permanente allestit tra le pareti dell’ex manicomio.
Ad arricchire il documentario anche l’intervista a Lino Guanciale, realizzata a margine del set della serie “Le libere donne” di Michele Soavi. L’attore approfondisce il significato profondo di capolavori come “Le libere donne di Magliano”, sottolineando la necessità di abbattere lo stigma che ancora oggi circonda la salute mentale: la diversità, suggerisce l’attore nel suo contributo, non deve essere vista come un mostro da temere, ma come un orizzonte fecondo di opportunità.
Il documentario solleva inoltre l’attenzione sulle condizioni dell’ex manicomio di Maggiano. Come testimoniato nel film dalla presidente della Fondazione, Isabella Tobino, il complesso monumentale è oggi una struttura estremamente fragile, erosa dal tempo e dalle intemperie, che rischia di perdere la propria memoria materiale. Le istituzioni sono costantemente al lavoro per creare le condizioni per il recupero e la salvaguardia della struttura.