Sarà la musicista Frida Bollani Magoni ad aprire a Firenze il Next Generation Fest sabato 10 ottobre e riceverà il premio Regione Toscana – Giovanisì.
Figlia di Petra Magoni e Stefano Bollani, Frida è cresciuta dentro la musica, ma sarebbe riduttivo raccontarla soltanto come una “figlia d’arte”.
Nata in Versilia nel 2004, ha iniziato a studiare pianoforte classico a sette anni, imparando anche la notazione musicale in Braille, e molto presto ha cominciato a misurarsi con palchi e contesti diversi: dal jazz al musical, dai grandi eventi alle collaborazioni con artisti affermati, fino alla televisione e ai concerti in tutta Italia.
La sua voce e il suo pianoforte hanno conquistato il pubblico in occasioni importanti, dal Quirinale, dove si è esibita davanti al Presidente della Repubblica, al concerto con Roberto Bolle al Duomo di Milano, passando per la Rai e per una tournée che l’ha portata sui palchi di prestigiosi teatri e luoghi di culto.
Un percorso iniziato molto presto e cresciuto rapidamente, senza però perdere quella dimensione di studio, ricerca e sperimentazione che continua ad accompagnare il suo lavoro.
Frida Bollani Magoni è un’artista giovane ma già capace di stare sulla scena con una sorprendente maturità, mettendo insieme tecnica e istinto, tradizione e contemporaneità.
E proprio ai giovani, alle loro aspirazioni, alle possibilità di immaginare il futuro e di costruire la propria strada, è dedicato il Next Generation Fest.

Ecco la nostra intervista a Frida Bollani Magoni
Ciao Frida! So che sarai la prima ad esibirti sul palco del Next Generation Fest davanti a una platea di tuoi coetanei, che messaggio vorresti mandare?
Mi fa un po’ sorridere questa cosa, perché è una bella responsabilità sentirmi una portavoce dei giovani, mi vedo più come una loro compagna. Il mio messaggio potrebbe essere quello di studiare, di imparare, di scoprire, di viaggiare, di fare sempre nuove esperienze, di non fermarsi. Viaggiate per il mondo se potete, fate più esperienze possibili, perché così si impara tanto e secondo me è molto importante. Io da ragazzina a scuola facevo fatica a stare dietro a certe materie che mi piacevano di meno, per me è stata fondamentale la combinazione di scuola ed esperienze fuori dalla scuola che hanno contribuito ancora di più al mio interesse su certe materie e certi studi.
È importantissimo ascoltare, sapere ascoltare e saper farsi ascoltare, ed è una cosa che possiamo imparare attraverso la musica
Secondo te quali sono le difficoltà più grandi dei giovani di oggi?
Io voglio essere sempre più grande della mia età, ed è una cosa che secondo me accomuna molti miei coetanei: il voler avere già capito tutto della vita. A diciotto anni dobbiamo già decidere che università vogliamo fare, però spesso poi in tanti cambiano indirizzo, perché ripensano i loro obiettivi e le loro priorità. A vent’anni siamo ancora piccoli e spesso ci sono dei grandi cambiamenti in atto, per esempio un cambiamento della voce, soprattutto per le donne. Penso che la mia voce negli ultimi tre anni sia cambiata molto, la voce è il nostro strumento interno, è la nostra forma di espressione più grande, quindi è ovvio che con lei cambiamo anche noi. A vent’anni è un periodo in cui effettivamente si vorrebbe essere più grandi e aver già capito tutto, è un periodo molto difficile. Poi alle persone di 30-35 anni senti dire “come erano belli i miei vent’anni, avrei voluto godermeli di più”. Quindi godiamoci questi vent’anni che sono bellissimi,.
Quando ti ho intervistata qualche anno fa mi dicevi che stavi preparando un disco, a che punto è questo progetto?
L’anno scorso e quest’anno sono stati anni di grande cambiamento, sono cambiate tante cose dietro le quinte, soprattutto i tempi di lavoro. La situazione è la stessa dell’anno scorso, nel senso che devo preparare questo disco e farlo uscire. Lo voglio fare perché già ho idee per un sacco di progetti, sono piena di idee. Per ricollegarsi al discorso di prima noi giovani abbiamo tantissime idee, vogliamo fare tante cose, ed è giusto che sia così. Ovviamente ci si confonde un po’ per decidere a cosa dare la priorità. Questo è quello che succede con il mio disco, non mi voglio mettere fretta perché quando non si ha fretta si fanno le cose più belle. Penso che sia giusto alla mia età essere così, non volersi fermare a un progetto solo, a un’idea sola, anche se è difficile, anche se non si capisce da dove cominciare, però è anche il suo bello.
Che cos’è per te la musica?
La musica è un linguaggio che io posso usare in tutto il mondo e riuscire a comunicare, perché la musica va oltre alle parole, alla lingua che si parla, alla cultura, a tutto. La musica va dritta al cuore, è una cosa che si può condividere, è un linguaggio che unisce tutti. Ci sarebbe molto bisogno nel mondo di più musica del vivo, secondo me sta tornando questa cosa e sono molto contenta. Sta tornando l’entusiasmo per la musica suonata dal vivo, per i vinili, per la musica di qualità, per le casse con una qualità audio buona. Sta tornando anche anche il voler prendersi del tempo per ascoltare la musica. Bisogna rendere la musica una parte importante della nostra vita, perché chi impara ad ascoltare la musica, impara ad ascoltare anche gli altri. L’ascolto è fondamentale in ogni ambito della vita sia lavorativo che personale. È importantissimo ascoltare, sapere ascoltare e saper farsi ascoltare, ed è una cosa che possiamo imparare attraverso la musica.