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A Campostaggia la Regione difende il punto nascita, Monni: “A Poggibonsi si continuerà a partorire”

L’assessora Monni in visita all’ospedale della Val d’Elsa: sul tavolo due ipotesi per garantire la continuità del servizio, dai parti fisiologici a Poggibonsi all’integrazione con le Scotte per i casi più complessi

Monni a Compostaggia

Il punto nascita dell’ospedale di Campostaggia continuerà a garantire la possibilità di partorire a Poggibonsi.

È questa la rassicurazione arrivata dall’assessora regionale alla sanità Monia Monni, in visita all’ospedale della Val d’Elsa, una delle tre strutture toscane – insieme a Montevarchi e Nottola a Montepulciano – che si trovano al di sotto della soglia dei 500 parti annui sulla quale il Comitato nazionale percorso nascita ha finora mostrato una limitata disponibilità a concedere deroghe rispetto agli standard fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Due possibili scenari

La Regione sta lavorando su due possibili scenari per il futuro del servizio.

Da una parte c’è la richiesta di mantenere l’attuale organizzazione, facendo leva sulla qualità dell’assistenza garantita da Campostaggia e sulle specificità del territorio.

Dall’altra, nel caso in cui a Roma non venisse accolta la richiesta di deroga, è già allo studio un diverso modello organizzativo che prevede una stretta integrazione tra l’ospedale di Campostaggia e l’Azienda ospedaliero-universitaria delle Scotte di Siena.

“In entrambi i casi, sia che la nostra tesi sulla qualità delle prestazioni offerte trovi accoglimento sia che si debba pensare ad una riorganizzazione dei reparti – rassicura l’assessora alla sanità della Toscana Monia Monni, rivolgendosi a mamme e famiglie – a Poggibonsi si potrà continuare a partorire: anche in futuro e in totale sicurezza”.

Durante la visita, Monni ha incontrato gli operatori del Punto nascita, oltre a visitare i reparti di chirurgia e oncologia dell’ospedale della Val d’Elsa. Campostaggia non serve infatti soltanto una parte della provincia di Siena, ma rappresenta un punto di riferimento anche per i residenti nella zona meridionale dell’area metropolitana fiorentina.

La partita sul futuro dei punti nascita con un numero di parti inferiore alla soglia prevista prosegue dunque anche sul piano istituzionale.

La Regione Toscana è intenzionata a portare ai tavoli ministeriali le caratteristiche dei singoli territori e, soprattutto, la qualità dell’assistenza offerta dalle strutture. Un confronto con il Tavolo adempimenti, che fa capo al Ministero dell’Economia e delle finanze e che, insieme al Comitato percorso nascita e al Ministero della Salute, sarà chiamato a valutare le eventuali deroghe, potrebbe arrivare già nel mese di ottobre.

Le soglie fissate dall’Oms, precisa Monni, non sono in discussione

“Siamo i primi – ribadisce l’assessora – a pensare che si debba salvaguardare la salute delle mamme e dei bambini come valore imprescindibile. Ma pensiamo anche – aggiunge – che non si possano desertificare i territori nel momento in cui si dice che la sanità deve diventare più vicina alle cittadine e ai cittadini. Quindi a Roma racconteremo la storia di successo di questo ospedale”.

È proprio sulla qualità del percorso assistenziale che la Regione intende costruire la propria richiesta.

“Qui – commenta – oggi ho toccato con mano la grande qualità che questo punto nascita esprime, per innovazione e per l’articolato percorso offerto, complesso e completo: prima della gravidanza, durante e dopo la gravidanza, con un’integrazione fortissima tra pediatrica, ostetricia e ginecologia, grande professionalità ma anche umanità». «Credo – evidenzia Monni – che questo vada preservato”.

Il “piano B”: integrazione tra Campostaggia e le Scotte

Se la richiesta di mantenimento dell’attuale assetto non dovesse essere accolta, entrerebbe in campo il piano B, basato sull’integrazione delle équipe di Campostaggia e delle Scotte.

Il modello prevederebbe la permanenza a Poggibonsi dei parti fisiologici, insieme all’intero percorso di assistenza prima e dopo la nascita, mentre i casi caratterizzati da maggiore complessità o da condizioni di rischio verrebbero indirizzati a Siena.

“Siamo ottimisti rispetto alla nostra capacità di costruire un modello toscano che servirà a tutto il Paese – conclude l’assessora -. Di bambini ne nascono sempre meno in tutta Italia e questo modello dimostrerà che questo Punto nascita non soltanto può rimanere aperto, ma può ulteriormente migliorare e portare questa esperienza di qualità altrove”.

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