Un viaggio tra fede, arte e storia per riscoprire l’eredità di San Francesco e il suo legame con il territorio aretino.
Nell’ambito delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte del santo, la Direzione regionale Musei nazionali Toscana del Ministero della Cultura propone due nuovi appuntamenti: l’esposizione di sette reliquiari nella Basilica di San Francesco e una mostra-dossier al Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna, dedicata alle raffigurazioni del Santo realizzate da Margarito d’Arezzo.
Le reliquie francescane nella Basilica di San Francesco
Sono presentati al pubblico per la prima volta sette reliquiari finora custoditi nel convento annesso alla Basilica, destinati a essere collocati nelle cappelle di Sant’Antonio e San Benedetto.
Il percorso espositivo, realizzato in accordo con i Frati Minori Conventuali di Arezzo e grazie al sostegno della Misericordia di Arezzo, mette in dialogo le testimonianze della tradizione francescana con la storia della Basilica e con il celebre ciclo di affreschi della Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca.
Tra i manufatti più significativi figura un reliquiario del 1901 che custodisce alcuni oggetti tradizionalmente legati a San Francesco: una ciotola utilizzata per i pasti quotidiani, parte del cingolo e un’ampolla contenente il suo sangue, in riferimento alle stimmate ricevute alla Verna nel 1224. In esposizione anche una pergamena miniata dei primi decenni del Duecento, tradizionalmente attribuita all’uso personale del Santo.
Gli altri reliquiari conservano testimonianze legate a Sant’Antonio di Padova, San Giuseppe da Copertino e al beato Benedetto Sinigardi, francescano aretino della prima ora.
Completano il percorso due teche, destinate a custodire frammenti della Croce, che richiamano il legame profondo tra Francesco e la Passione di Cristo.

Margarito d’Arezzo, le prime immagini di San Francesco
Mercoledì 14 ottobre il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo inaugura la mostra-dossier San Francesco: un ospite in museo dalla Pinacoteca Nazionale di Siena, visitabile fino al 10 gennaio 2027.
Al centro dell’esposizione il confronto tra tre dipinti su tavola raffiguranti San Francesco, realizzati da Margarito d’Arezzo e provenienti dal convento di Sargiano, da quello di Ganghereto a Terranuova Bracciolini e dalla Pinacoteca Nazionale di Siena.
Le opere testimoniano la diffusione del culto francescano attraverso le prime immagini del Santo, rappresentato con il saio, il Vangelo e le stimmate.
Attivo tra il 1240 e il 1290 circa, Margarito è considerato il più antico pittore aretino di cui si conosca il nome e uno dei primi artisti italiani le cui opere siano giunte fino a noi con una firma.
Le sue tavole, caratterizzate da composizioni essenziali e colori sobri, restituiscono un’immagine austera di Francesco, capace di trasmettere gli ideali di povertà, fraternità e spiritualità che hanno segnato la storia dell’Ordine.
Tra i dipinti esposti, quello proveniente da Ganghereto è considerato il più antico ritratto conosciuto del Santo realizzato dall’artista. Il convento, secondo la tradizione, sarebbe sorto nel luogo in cui Francesco fece scaturire una sorgente miracolosa durante un viaggio da Arezzo a Firenze.
La mostra, realizzata in collaborazione con la Pinacoteca Nazionale di Siena e la Fondazione Guido d’Arezzo, si affianca al progetto L’Immagine di Francesco. Dal Medioevo al Novecento, in programma alla Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea e nella chiesa di Sant’Ignazio.

Un progetto di ricerca internazionale
La mostra-dossier rappresenta anche un’appendice del Margarito Research Project, iniziativa internazionale e multidisciplinare avviata nel 2022 per approfondire lo studio della pittura e delle tecniche artistiche di Margarito d’Arezzo.
Al progetto hanno partecipato, tra gli altri, il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo, la National Gallery di Londra, la National Gallery of Art di Washington, la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana e il Consiglio Nazionale delle Ricerche.
La mostra sarà accompagnata da un programma pubblico di incontri e approfondimenti tematici, pensato per condividere con i visitatori i risultati della ricerca e valorizzare il patrimonio storico, artistico e documentario delle opere riunite ad Arezzo.
