Dal 28 ottobre al 28 novembre Stazione Utopia porta a Firenze la rassegna Komorebi con un programma che attraversa linguaggi e generazioni, mettendo al centro la danza come strumento di relazione, partecipazione e scoperta.
L’idea è quella di portare la performance fuori dagli spazi tradizionali, per farla approdare nelle ville medicee, nei mercati, negli spazi sociali, nei club, nelle piazze.
Il cartellone si articola in tre percorsi: azioni performative, con spettacoli di coreografe e coreografi, artiste e artisti; danza sociale, un’esperienza collettiva che nasce dall’incontro fra corpi e spazi; laboratori di comunità, con pratiche di esplorazione del movimento per cittadine e cittadini.
Saverio Cona presidente de direttore artistico di Stazione Utopia ha dichiarato: “KOMOREBI nasce dal desiderio di creare uno spazio di attraversamento, un luogo in cui la danza possa dialogare con la vita reale, con i paesaggi della città e con le persone che la abitano. Il nome Komorebi, in giapponese, indica la luce del sole che filtra tra le foglie degli alberi. È un’immagine che ci accompagna da tempo, perché parla di un modo di vedere: evoca la luce che non abbaglia, ma rivela. La danza, in questo contesto, non si limita alla performance, è un gesto di ascolto. È il corpo che si fa antenna sensibile, che accoglie e restituisce. È linguaggio, ma anche forma di cura. Ogni azione, ogni laboratorio, ogni spettacolo è pensato come un modo per riattivare la relazione con lo spazio e con l’altro. Pratiche e performance possono ancora essere uno strumento di trasformazione che ci mette in relazione, ci costringe a sentire, a vedere di nuovo. È questo che vorremmo accadesse con Komorebi, che le persone si fermassero un momento, in quella luce che filtra, per ritrovare un senso di presenza, di comunità, di meraviglia.”
KOMOREBI nasce dal desiderio di creare uno spazio di attraversamento, un luogo in cui la danza possa dialogare con la vita reale, con i paesaggi della città e con le persone che la abitano
Giovanni Bettarini, assessore alla Cultura del Comune di Firenze ha aggiunto: “Con Komorebi, danza e arti performative escono dagli spazi tradizionalmente dedicati allo spettacolo e raggiungono mercati, piazze, centri sociali, residenze per anziani e luoghi della cultura, diventando strumenti di partecipazione, relazione e condivisione. Il progetto di Stazione Utopia interpreta la cultura come un bene accessibile, capace di parlare a pubblici diversi e di coinvolgere generazioni, comunità e sensibilità differenti. Attraverso spettacoli, laboratori e pratiche collettive, Komorebi ci invita a riscoprire il valore del corpo, dell’ascolto e della relazione con gli altri, dimostrando come l’arte possa contribuire a rendere la città più aperta, inclusiva e partecipata. È questo il senso dell’Autunno Fiorentino: sostenere la creatività contemporanea e, allo stesso tempo, rafforzare il legame tra cultura e territorio, affinché ogni quartiere possa essere protagonista della vita culturale cittadina e ogni cittadina e cittadino possa trovare un’occasione per avvicinarsi all’arte, sentirsi parte di una comunità e vivere Firenze attraverso nuove esperienze”.

Il programma
Si parte con SPIGA, a cura di Beatrice Ciattini e Niccolò Poggini, in programma il 28 ottobre alla RSA Il Giglio e il 4 novembre alla RSA Il Gignoro. Il progetto mette in dialogo danzatori professionisti e persone della terza età, trasformando gli anziani da spettatori a veri co-creatori della performance. Ogni appuntamento diventa così unico e irripetibile, una celebrazione della creatività e della vitalità attraverso l’incontro tra generazioni.
Lo stesso principio partecipativo anima Scoprendo Pierino Lab, in programma il 31 ottobre all’Istituto di Wu-Shu della città di Firenze. Rivolto a bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni, il laboratorio prende spunto da Pierino e il Lupo di Prokofiev e utilizza danza e teatro come strumenti di gioco, ascolto e immaginazione. I partecipanti diventano protagonisti della restituzione finale, salendo in scena insieme ai coreografi ed educatori.
Il 1° novembre al Combo Social Club arriva BAMBU, progetto prodotto da ALDES e ideato da Roberto Castello per favorire lo scambio tra la scena contemporanea italiana e quella dell’Africa subsahariana. Tre coreografe – Linda Sarki Johnson dalla Nigeria, Stéphanie Mwamba dalla Repubblica Democratica del Congo e Diana Odhiambo dal Kenya – portano in scena lavori che esplorano il tessuto sociale e i valori femminili, mettendo in dialogo eredità tradizionale e tensione cosmopolita.
La dimensione più ironica e sorprendente della rassegna si incontra invece nei mercati cittadini con William Shakespeare’s Half Time Job, in programma il 5 novembre al Mercato di Peretola e il 7 novembre al Mercato Giannotti. All’interno di un furgone, una persona alla volta potrà rivolgere una domanda a un sedicente bardo che risponderà attraverso una lettura dei tarocchi ispirata all’immaginario shakespeariano. Un dispositivo teatrale contemporaneo e giocoso che rilegge l’opera del grande autore inglese attraverso frasi, immagini e suggestioni tratte dai suoi testi.
Il 14 novembre, in Piazza Gino Bartali, sarà invece la musica popolare a diventare occasione di incontro con La Nuova Pippolese, ensemble che recupera la tradizione fiorentina della musica a plettro, circa quaranta musicisti, dagli otto agli 85 anni, uniscono professionisti e appassionati in un progetto intergenerazionale che fa dialogare memoria e sensibilità contemporanea.
Il 15 novembre al Combo Social Club la serata propone due lavori. K.I.T.S.C.H., della Compagnia degli Istanti, con ideazione e coreografia di Camilla Giani, indaga il karaoke come rito collettivo, tra imitazione, ripetizione e perdita di controllo, trasformandolo in un’esperienza di appartenenza e liberazione. A seguire Mycelium, di House of IVONA, con la coreografia di Pablo Girolami e l’interpretazione di Misia Sarti, porta in scena l’immagine del micelio come rete invisibile che connette ciò che appare separato, dissolvendo i confini tra individuo e ambiente.
Il 18 novembre al PARC Performing Arts Research Centre il cinema e la danza si incontrano in una serata dedicata alla memoria, alla fragilità e alla resilienza femminile. Si parte dal cortometraggio pluripremiato Io che non vivo, scritto e diretto da Cristina Puccinelli, che affronta con uno sguardo intimo il tema dell’Alzheimer e della demenza senile. A seguire Contare le lacrime, duetto di danza contemporanea di Gaia Mondini e Cristina Roggerini, traduce nei corpi esperienze di trauma, cura e responsabilità, costruendo un dialogo tra disagio e resistenza, smarrimento e capacità di trasformazione.
Sempre al PARC, il 19 novembre, il giovane pubblico sarà accompagnato nel mondo fantastico de Il mondo dei quasi, produzione della Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto con coreografia di Fernando Melo. Due figure si incontrano in uno spazio morbido e mutevole, tra giochi, nascondimenti e improvvise vicinanze.
Il 21 novembre, da Golosi di Firenze, Kizomba: Corpi, storie e connessioni propone invece una pratica collettiva dedicata alla Kizomba, danza nata nei contesti urbani africani e profondamente legata a storie di scambi, migrazioni e trasformazioni. Musica, movimento e dialogo diventano strumenti per conoscere questa cultura oltre stereotipi ed esotizzazioni, valorizzandone le radici e le comunità che la custodiscono e la reinventano.
A chiudere il programma, il 28 novembre alla Villa Medicea La Petraia, sarà il Ballo Lorenese, a cura della Società di Danza Firenze, nell’ambito della Festa della Toscana. Danzatori in abiti d’epoca faranno rivivere la cultura della danza nella Firenze dei Lorena della prima metà dell’Ottocento, un viaggio nella storia cittadina attraverso le danze e lo stile dell’epoca.
