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Mike Doughty in concerto a Firenze: la musica, le cadute e il coraggio di ricominciare

Dagli anni d’oro dei Soul Coughing alla rinascita solista, il musicista americano ripercorre una carriera tra sperimentazione, dipendenze e riconciliazioni. Venerdì 13 novembre sarà in concerto al Circolo Il Progresso di Firenze, accompagnato da Andrew Livingston

Mike Doughty

Dalle atmosfere inconfondibili dei Soul Coughing alla dimensione intima e spoglia dei concerti acustici, la storia di Mike Doughty è quella di un artista che ha attraversato successi, fragilità e profonde trasformazioni personali, senza mai smettere di cercare una propria strada.

Venerdì 13 novembre sarà a Firenze, sul palco del Circolo Il Progresso, accompagnato da Andrew Livingston, per una delle tre date italiane che lo vedranno protagonista in versione acustica.

Nato a Fort Knox, in Kentucky, e trasferitosi a New York a 19 anni, Doughty ha fondato nel 1990 i Soul Coughing, una delle formazioni più originali della scena alternative rock americana degli anni Novanta.

Con album come Ruby Vroom (1994), Irresistible Bliss (1996) ed El Oso (1998), la band ha costruito un linguaggio musicale personale, sospeso tra rock, jazz, spoken word e sperimentazione.

Ma dietro il successo si nascondeva una stagione difficile. Nel 2000 Doughty lasciò il gruppo, in un periodo segnato dalle dipendenze e da un rapporto sempre più conflittuale con i suoi compagni.

Da quel momento ha iniziato un percorso solista, fatto di registrazioni acustiche, concerti essenziali e della necessità di ricostruire non soltanto una carriera, ma anche un equilibrio personale.

Poi, nel 2024, qualcosa è cambiato: Doughty ha accettato di tornare a suonare con i Soul Coughing. Una decisione riassunta in poche parole, quasi disarmanti: “I guess I changed”. Forse è proprio da qui che riparte la sua storia: dalla possibilità di guardare diversamente ciò che è stato, senza rinnegare le ferite e senza rinunciare alla musica.

Ecco la nostra intervista a Mike Doughty

La tua carriera solista è nata quasi come una fuga: hai iniziato a suonare da solo, in modo molto più essenziale, mentre attraversavi un periodo difficile della tua vita. Quanto è stato importante ricominciare dalla dimensione più intima della canzone per ritrovare te stesso?

Ho sempre amato la musica molto essenziale: da “Answering Machine” dei Replacements a “Top Billin” degli Audio Two. Mi affascinava il suono; era una scelta estetica, non necessariamente spirituale. Anche se era fantastico andare in tour in macchina, con solo una chitarra. L’America è immensa.

non mi interessa particolarmente essere “famoso”, cosa che invece mi preoccupava molto quando ero un giovane insicuro. Adoro semplicemente la pratica quotidiana della disciplina

Dopo più di vent’anni sei tornato a suonare con i Soul Coughing. Che cosa significa oggi per te ascoltare quelle canzoni: appartengono ancora all’uomo che le ha scritte o puoi considerarle parte della tua storia senza doverle più combattere?

Penso che spetti al pubblico decidere, non a me. Per me le canzoni sono sempre state, in un certo senso, vive: non sono mai state, in realtà, istantanee di un momento, bensì entità fluide che mutano nel tempo.

Guardando oggi alla tua carriera, dal successo dei Soul Coughing alla lunga esperienza da solista, com’è cambiato per te, se è cambiato, il modo di fare e concepire la tua musica?

Penso che una differenza molto concreta sia l’assenza di cannabis; può essere efficace come lente di ingrandimento e come agente disinibitorio — quindi è stata preziosa per i miei primi lavori; alla fine è diventata un grave ostacolo. A un livello più astratto, credo di essere sempre più attratto dalla semplicità; penso che le forme popolari si affermino in ogni artista man mano che invecchia. Inoltre, non mi interessa particolarmente essere “famoso”, cosa che invece mi preoccupava molto quando ero un giovane insicuro. Adoro semplicemente la pratica quotidiana della disciplina.

Dopo aver attraversato così tante trasformazioni, come immagini il tuo futuro? C’è ancora qualcosa che senti di voler conquistare, c’è ancora qualcosa che non hai fatto e che vorresti assolutamente fare? Che cosa sogna oggi Mike Doughty?

Sono sempre concentrato su ciò che farò domani, e il mio lavoro attuale è sempre ciò che ha più valore per me. Questo è in un certo senso uno svantaggio nella musica pop (per così dire), ma una benedizione incredibile come artista professionista. La pratica quotidiana della composizione è per me sempre ossessiva — e non so mai bene cosa ne verrà fuori. Sto lavorando a un album acustico con Andrew “Scrap” Livingston. Mi piacerebbe lavorare a nuova musica dei Soul Coughing: credo che potremmo essere una delle poche band storiche ancora in grado di produrre lavori nuovi, vitali e attuali. Purtroppo molti dei vecchi ostacoli psicologici permangono, e mi sono sentito estremamente frustrato. Da molto tempo lavoro a intermittenza a un’opera narrativa di ampio respiro. Mi piacerebbe creare qualcosa che vada oltre la mia identità, in cui possa sostituirmi a me stesso.

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