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Marc Ribot a Firenze, una chitarra ribelle alla ricerca dell’imprevisto: “La musica è una preghiera”

Il chitarrista americano, collaboratore di Tom Waits e John Zorn, arriva domenica 8 novembre al PARC di Firenze con Farida Amadou e Ches Smith per un concerto all’insegna dell’improvvisazione e della libertà sonora

Marc Ribot, Farida Amadou e Ches Smith

Arriva a Firenze Marc Ribot: chitarrista imprevedibile e anticonvenzionale, capace di muoversi tra jazz, punk, rock sperimentale e canzone d’autore, che ha messo il suo talento al servizio di artisti come Tom Waits, John Zorn, Elvis Costello e Caetano Veloso, costruendo nel tempo un percorso che sfugge alle etichette e alle convenzioni.

Domenica 8 novembre Ribot sarà al PARC di Firenze per un concerto che promette di trasformarsi in un’esperienza di improvvisazione radicale e creatività collettiva.

Al suo fianco ci saranno la bassista e sound artist belga Farida Amadou, con il suo linguaggio viscerale a cavallo tra free jazz e noise, e il percussionista Ches Smith, suo compagno di avventure nei Ceramic Dog.

Tre personalità musicali distinte, unite dalla volontà di esplorare territori sonori aperti, dove ritmo, silenzio, distorsioni e intuizioni estemporanee diventano parte di un dialogo in continua evoluzione.

Più che un concerto costruito attorno a un repertorio definito, quello del trio è un laboratorio sonoro in cui la musica prende forma nell’istante in cui viene suonata.

Abbiamo incontrato Marc Ribot per parlare di improvvisazione, libertà creativa e del piacere di non sapere, fino all’ultimo momento, dove la musica potrà condurre.

Ecco la nostra intervista a Marc Ribot

Con Farida Amadou e Ches Smith hai scelto due musicisti con cui condividere un linguaggio molto aperto, dove la musica nasce nel momento stesso in cui viene suonata. Che cosa hai sentito, ascoltandoli per la prima volta, che ti ha fatto pensare: “voglio suonare con loro”?

Felicità! Ecco perché volevo suonare con loro.

Cerco il “duende”, le buone intenzioni, un barlume di speranza in un linguaggio comune

Farida Amadou porta nel trio un approccio al basso molto particolare, quasi fisico e materico, mentre Ches Smith lavora contemporaneamente con batteria, vibrafono ed elettronica. Come cambia il tuo modo di suonare quando ti confronti con musicisti che trasformano continuamente il suono e lo spazio intorno a te?

Non direi che lo stile di Farida sia quasi fisico: direi piuttosto che È fisico; ma questo vale anche per Ches e per i miei “stili”. E in realtà stiamo parlando di “strategia” piuttosto che di “stile”. Lo “stile” si riferisce a ciò che ne deriva, a un prodotto, a un genere. La strategia si riferisce a ciò che accade mentre si suona: le tecniche utilizzate per produrre la musica, lo scopo stesso della produzione musicale. Descriverei la fisicità in diversi modi: il movimento fisico del musicista all’interno e attorno allo strumento, la costruzione di una musica che spinga gli altri a muoversi, e l’avvicinarsi e il superamento dei limiti fisici dello strumento. Tutti questi aspetti fanno parte delle strategie musicali “afro-logiche” all’interno delle quali cerco di operare.

Hai collaborato con artisti molto diversi tra loro, da Tom Waits a John Zorn, da Elvis Costello a Caetano Veloso. Che cosa cerchi oggi in un musicista e in un incontro musicale? È ancora possibile, dopo una carriera così lunga, essere sorpresi da ciò che accade sul palco?

Cerco il “duende”, le buone intenzioni, un barlume di speranza in un linguaggio comune. Cerco anche persone che ridano alle mie battute (o che almeno non piangano). Farida e Ches — e alcuni altri amici — non smettono mai di sorprendermi.

Questo progetto nasce dall’improvvisazione e dal rischio, quindi ogni concerto può essere diverso dal precedente. Che cosa speri che accada l’8 novembre al PARC? E quanto è importante, per te, arrivare sul palco senza sapere esattamente dove quella musica vi porterà?

Spero che faremo impazzire il pubblico. Ma non si sa mai esattamente dove ci porterà tutto questo, anche con la pianificazione più accurata, vero? La musica è una preghiera… per la musica.

BIGLIETTI
Intero € 15 – ridotto studenti, under 25 € 12
Abbonamento FLUX 2026 € 50 – ridotto studenti, under 25 € 40

Amadou, Ribot Smith, Giancarlo Torresani
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