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“Trame rivelate” al Museo Stefano Bardini in mostra sete preziose, tappeti orientali, arazzi e abiti storici

Fino al 31 gennaio 2027 per il terzo capitolo del progetto “Officina Bardini” in mostra oltre cinquanta opere, alcune inedite, ripercorrono il rapporto tra arte, moda, commercio e artigianato

Stefano Bardini non fu soltanto uno dei più celebri antiquari del suo tempo, ma anche un raffinato interprete del gusto, un imprenditore internazionale e un protagonista del mercato artistico tra Ottocento e Novecento.

A raccontare questa dimensione meno conosciuta della sua attività sono sete preziose, tappeti orientali, arazzi, abiti storici e documenti d’archivio, protagonisti della mostra Officina Bardini. Trame rivelate: i tessuti, i tappeti e gli arazzi, in programma fino al 31 gennaio 2027 al Museo Stefano Bardini di Firenze.

L’esposizione, terzo capitolo del progetto dedicato alla famiglia Bardini e alla sua eredità, presenta oltre cinquanta opere, alcune inedite, messe in dialogo con le collezioni civiche e con prestiti di altre istituzioni museali.

Il progetto nasce da due anni di ricerche, studi e restauri e prosegue il percorso avviato con Officina Bardini (2022), realizzata nel centenario della morte dell’antiquario, e Officina Bardini: l’arte del legno (2024).

“La mostra Officina Bardini. Trame rivelate – spiegano i curatori Marco Betti, Marco Mozzo e Rosario Ruggero Terrone– è il frutto di un articolato lavoro di ricerca durato due anni e offre un viaggio inedito e suggestivo nel mondo dell’arte tessile e della moda attraverso le opere e gli oggetti collezionati, commerciati e lavorati da Stefano, Emma e Ugo Bardini. Il percorso espositivo si snoda attraverso una ricca selezione di opere e testimonianze, affiancate da strumenti di lavoro, documenti d’archivio, fotografie d’epoca e cataloghi d’asta, che illuminano, da prospettive diverse, la fitta trama di relazioni intessute dai Bardini: dai facoltosi magnati americani della Gilded Age agli studiosi e ai direttori di museo, fino a grandi protagonisti del Novecento come Gabriele d’Annunzio. La mostra intende così ampliare lo sguardo sulle vicende dei laboratori e delle maestranze, mettendo in dialogo manufatti antichi e moderni, espressione di una sensibilità estetica aggiornata sul gusto dell’Art Nouveau. Tra le opere esposte figurano tappeti di particolare interesse, tra cui uno inedito firmato da Paul Follot, prestigiosi arazzi di provenienza Borghese e manufatti tessili come il tessuto Fortuny. A questi si affianca una selezione di abiti e accessori storici: dalla camicia femminile in lino del XVI secolo al corpetto barocco, dalla marsina settecentesca ai sandali Ferragamo con zeppa in sughero appartenuti a Emma Bardini. Nel loro insieme, queste testimonianze restituiscono la vivacità di un’”Officina” e la ricchezza di un’attitudine collezionistica guidata da un intuito lungimirante e da una straordinaria sensibilità estetica, capaci di conservare, ancora oggi, una sorprendente attualità.”

Trame rivelate, Museo Bardini, foto Carlotta Nucci

La mostra

Il percorso espositivo, articolato in cinque sezioni tematiche tra il piano terra e il primo piano del museo, ricostruisce una storia che supera i confini del collezionismo.

Per Stefano Bardini e per i figli Emma e Ugo i tessuti erano infatti oggetti di prestigio, strumenti di affermazione sociale, merci ricercate e modelli per la produzione contemporanea. Attraverso dipinti, fotografie, corrispondenze, inventari e manufatti emerge il ritratto di una vera e propria impresa internazionale, capace di mettere in relazione botteghe, restauratori, manifatture, collezionisti e musei.

Tra gli aspetti più curiosi c’è quello legato allo stile della famiglia. Emma Bardini, pittrice e intellettuale poliglotta, amava personalizzare i propri abiti con applicazioni decorative ricercate. In mostra sono esposti alcuni elementi del suo guardaroba e persino sandali firmati Salvatore Ferragamo con suola in sughero, accompagnati dalle relative ricevute.

Il fratello Ugo, artista e collezionista, incarnava invece il modello del dandy. Ritratti e documenti privati restituiscono così l’atmosfera degli ambienti familiari, delle relazioni sociali e dei ricevimenti organizzati a Villa Bardini.

La dimensione internazionale dell’attività di Stefano Bardini emerge attraverso la rete di fornitori e acquirenti che collegava Firenze alle manifatture di Parigi, Berlino e Londra. L’antiquario si procurava lane, sete, velluti e manufatti antichi attraverso una fitta rete di corrispondenti, tra cui il collezionista e commerciante Adolf von Beckerath e il fornitore parigino Pierre Legendre.

Tra i suoi clienti figuravano invece importanti musei di arti applicate e collezionisti europei e americani. Particolarmente significativo il rapporto con il South Kensington Museum di Londra, che acquistò anche un frammento di tappeto persiano raccomandato da William Morris, e con lo storico dell’arte Wilhelm von Bode.

Inventari, campionari, libri e fotografie erano strumenti fondamentali per organizzare e promuovere l’attività commerciale. I frammenti tessili conservano ancora i cartellini numerati, mentre registri, repertori bibliografici e l’album fotografico Collection Bardini, Étoffes anciennes testimoniano un sofisticato sistema di catalogazione, studio e documentazione delle opere, pensato anche per raggiungere una clientela internazionale.

Trame rivelate, Museo Bardini, foto Carlotta Nucci

Ricercatissimi sul mercato: arazzi e tappeti orientali

Un’attenzione particolare è riservata agli arazzi, oggetti molto ricercati sul mercato antiquario e spesso sottoposti a interventi di ricomposizione e adattamento. Le fotografie e i documenti d’archivio permettono di ricostruire, tra le altre, la storia della serie delle Quattro Stagioni, probabilmente destinata in origine a Palazzo Salviati al Corso, e il riutilizzo di frammenti antichi come rivestimenti per arredi. In mostra anche una coppia di sedie rivestite con arazzo mille fleurs, provenienti dalla Villa medicea di Cerreto Guidi.

La storia degli arazzi si intreccia anche con quella del lavoro artigianale e, in particolare, con il ruolo delle donne. Una lettera del 1899 documenta il progetto di Stefano Bardini di affidare la sorveglianza del laboratorio alle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli e di formare nuove lavoranti specializzate.

Un elenco del 1900 registra ventitré operaie, molte delle quali giovanissime. Lettere, regolamenti e richieste di sostegno economico restituiscono uno spaccato delle condizioni di lavoro e della trasmissione delle tecniche di tessitura e restauro. Il laboratorio cessò l’attività nel 1901, mentre altre competenze artigianali continuarono a essere utilizzate dall’impresa Bardini.

Il percorso si sofferma poi sui tappeti orientali, protagonisti del mercato antiquario e dello studio delle arti islamiche tra Ottocento e Novecento. Le memorie di Emma Bardini conservano il racconto della celebre vendita di un tappeto al barone Adolphe de Rothschild, mentre fotografie, pubblicazioni e corrispondenze testimoniano l’interesse degli studiosi e delle manifatture europee per questi manufatti, sospesi tra valore storico, ricerca estetica e ispirazione per le produzioni moderne.

Tra le testimonianze più significative figura anche la ricostruzione della cosiddetta “Stanza delle stoffe”, allestita da Ugo Bardini a Palazzo Mozzi e riproposta attraverso i manufatti originali sulla base delle fotografie degli anni Settanta.

Velluti, damaschi, lampassi e taffetas dal Quattrocento al Settecento restituiscono il gusto espositivo della famiglia. A questi si affiancano tessuti e merletti della Collezione Funghini del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo. Il dialogo tra tradizione e modernità è rappresentato anche dalle creazioni di Mariano Fortuny, che riprendono motivi decorativi del passato.

A chiudere la mostra sono gli abiti storici, con capi e accessori dal Rinascimento al Settecento: una camicia femminile cinquecentesca in lino ornata di ricami, un corpetto seicentesco in velluto genovese, una marsina maschile settecentesca con gilet coordinato, copricapi e borse. I restauri hanno permesso di recuperare e approfondire materiali, tagli sartoriali e decorazioni, restituendo nuova leggibilità a preziose testimonianze della storia del costume.

Trame rivelate, Museo Bardini, foto Carlotta Nucci

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