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Google celebra Artemisia Gentileschi: scopri le sue opere in Toscana

Per celebrare i 427 anni dalla sua nascita Google rende protagonista la grande pittrice italiana del doodle di oggi

Giuditta decapita Oloferne, Artemisia Gentileschi

Artemisia Gentileschi è una degli artisti più importanti del Seicento italiano, le sue opere spesso accostate a quelle di Caravaggio stupiscono ed emozionano per la forza e l’energia che riescono a sprigionare. Oggi Google ha deciso di celebrare questa grande pittrice italiana nell’anniversario della nascita avvenuta l’8 luglio del 1593 con un ‘Doodle’. 

Artemisia fu figlia d’arte, iniziò a studiare la pittura sotto lo sguardo amorevole del padre Orazio che la accompagnerà per gran parte della sua vita e che fu sempre molto orgoglioso del talento della figlia. È impossibile parlare di lei senza raccontare l’episodio di violenza che avrebbe per sempre cambiato la sua vita. Nel 1611 il padre decise di farla studiare prospettiva presso un pittore vedutista suo collaboratore Agostino Tassi soprannominato ‘lo smargiasso’. Una notte Tassi entrò nella camera di Artemisia e la violentò, un episodio che la stessa pittrice ha raccontato con terribili parole. Il pittore si propose poi di fare un ‘matrimonio riparatore’, ma quando Orazio apprese che Agostino era in realtà già sposato intentò un processo contro di lui.

Artemisia nonstante il trauma affrontò il processo con grande coraggio e nonostante le numerose e umilianti viste ginecologiche rifiutò sempre con decisione il ruolo della semplice vittima. Anche per questo è stata spesso considerata una delle prime ‘eroine femministe’ della storia in un momento storico in cui tra l’altro la pratica della pittura era un ambito riservato quasi esclusivamente agli uomini.

Dopo la condanna di Agostino Tassi Artemisia si sposò e decise di lasciare Roma una città che per lei conservava troppi brutti ricordi. Viaggiò molto anche a Firenze dove conobbe Galileo Galilei e Michelangelo. Proprio a Firenze agli Uffizi è oggi conservato quello che viene considerato il suo capolavoro “Giuditta che decapita Oloferne”. 

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Realizzato intorno al 1620, questo quadro può sicuramente rappresentare un richiamo all’episodio di violenza subito dall’artista. L’eroina della Bibbia, esempio di virtù e castità ed è rappresentata nell’atto di tagliare la testa del nemico Oloferne. Gli occhi di Giuditta racchiudono sentimenti contrastanti: orrore, vendetta e potenza. Questo personaggio incarna la rivalsa di una donna che è scampata alla sottomissione di un uomo. Vendetta che Artemisia non è riuscita a portare a termine ma che ha messo in atto solo nella sua opera.

La pittrice ha affrontato spesso nella sua carriere il tema delle eroine bibliche come Giuditta, Giaele, Betsabea o Ester, che incuranti del pericolo e animate da un desiderio vendicativo trionfano su un nemico crudele e, in un certo senso, affermano il proprio diritto all’interno della società.

Ma se volete ‘guardare negli occhi’ questa donna straordinaria potete farlo a Palazzo Blu a Pisa dove è esposto il ritratto che le fece Simon Vouet nel 1623. La pittrice è raffigurata con un ricco abito color zafferano, orecchino di perla a goccia, nella mano destra il toccalapis e nella sinistra pennelli e tavolozza, lo sguardo sicuro che sostiene chi la osserva. Particolare è il medaglione che ha sul petto che raffigura un edificio a pianta circolare e la scritta in greco Mausoleion: si tratta infatti del Mausoleo di Alicarnasso, una delle sette meraviglie del mondo antico, edificato dalla principessa Artemisia per Mausolo, suo fratello e marito, un particolare colto e raffinato che permette di risalire inequivocabilmente alla pittrice.

Nel 2020 possiamo dirlo, Artemisia Gentileschi ha avuto la meglio sul suo assalitore, lei ancora oggi è famosa e celebrata in tutto il mondo, delle opere di Agostino Tassi invece non parla più nessuno.

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