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Cambiamenti climatici, il fisico Buizza: decarbonizzare per salvare la terra

Alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa le sfide etiche e ambientali del futuro sono al centro di una delle “Seasonal School”

cambiamento climatico - © Piyaset

Il 2020 è stato l’anno più caldo dal 1979 ad oggi, con temperature in Siberia a giugno di 38 gradi; minima estensione dei ghiacci dell’Artico a ottobre e novembre, incendi in Australia e costa ovest degli Stati Uniti. Il cambiamento climatico è ormai una realtà sotto gli occhi di tutti. L’opinione pubblica è ormai consapevole che qualcosa deve cambiare in un mondo in cui lo stile di vita degli esseri umani sta severamente compromettendo l’ambiente. Il professor Roberto Buizza, fisico della Scuola Sant’Anna di Pisa, si occupa di clima, e promuove un’accelerazione verso la “de-carbonizzazione” delle attività umane, cioè quel processo che cerca di trovare un modo per eliminare la produzione di gas serra

Cambiamento climatico, etica e futuro sono le sfide del presente ma anche i temi della Seasonal School “L’etica del cambiamento climatico. Rimodellare le responsabilità per le generazioni presenti e future” promossa dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che prende il via lunedì 22 febbraio.

Ecco la nostra intervista

Salve professore, potrebbe spiegarci che cosa si intende per “de-carbonizzazione” e in che modo è possibile applicarla?

Nel mondo di oggi, l’energia necessaria per i processi produttivi, per riscaldare le case, per muoversi, per produrre cibo, è al 90% generata bruciando combustibili fossili, e quindi emettendo gas serra. C’è quindi un accoppiamento tra i due, tra la generazione di energia/calore/trasporto/cibo e le emissioni. Più energia richiediamo, e più gas serra vengono emessi. Decarbonizzare vuol dire spezzare questo legame, disaccoppiare la produzione di energia/calore/trasporto/cibo dalle emissioni di gas serra. Oggi abbiamo le tecnologie per farlo. Possiamo generare energia elettrica con centrali eoliche, fotovoltaiche, idroelettriche e nucleari, senza emettere gas serra. Possiamo rimpiazzare il trasporto con motori a scoppio, con motori elettrici. Possiamo spostare una grossa parte del trasporto dalla gomma alla ferrovia. Possiamo rendere gli edifici più isolati termicamente, così da ridurre il fabbisogno di calore d’inverno, e di raffrescamento d’estate. Possiamo ridisegnare l’agricoltura e ridurre le emissioni legate alla produzione e trasporto di cibo. Possiamo cambiare stili di vita, e scegliere alimenti che, per essere prodotti, causano meno emissioni di gas serra. In sostanza, decarbonizzare vuol dire ri-disegnare il modo in cui viviamo e produciamo beni. Si può fare: abbiamo le tecnologie e le risorse finanziare per farlo. Dobbiamo ‘solo’ decidere di volerlo!

Viviamo nell’epoca del capitalismo in cui al centro del progresso umano viene posto appunto il capitale, l’economia. Lei pensa che i governi siano pronti ad abbandonare questo modello?

Sono oramai molteplici gli studi che dimostrano che investimenti che portano alla de-carbonizzazione rendono di più che investimenti in attività che emettono gas serra. In altre parole, non solo si risolve il problema del cambiamento climatico e si migliora la salute dei cittadini, ma conviene anche economicamente trasformare le attività umane e de-carbonizzarle. Alcuni Paesi hanno capito che quella è la strada per la crescita economica, per garantire il lavoro e la salute dei cittadini, e stanno muovendosi in quella direzione (ad esempio, UK tra i paesi più industrializzati). Chi arriverà prima avrà ‘competitive advantages’, vantaggi economici, tecnologie da offrire agli altri. Anche i fondi di investimento più importanti (Blackrock, ad esempio), o compagnie di assicurazioni globali che gestiscono portafogli importanti (Allianz, ad esempio) hanno capito questo messaggio, e stanno agendo di conseguenza riducendo gli investimenti in attività che emettono gas serra ed inquinano. Il mondo dell’economia reale e della finanza stanno muovendosi, ed i governi hanno anche loro capito che devono muoversi più decisamente e rapidamente.

Inquinamento

Ci sono nel mondo sono esempi positivi di governi che l’hanno già fatto?

Ci sono Paesi che stanno muovendosi verso la de-carbonizzazione più rapidamente di altri. Ho citato UK qui sopra. La Germania ha dimostrato che è in grado, per brevi periodi, di generare tutta l’energia di cui ha bisogno con fonti rinnovabili. Ma se guardiamo ai Paesi che hanno creato il problema, quelli che hanno contribuito all’accumulo di gas serra nell’atmosfera negli ultimi 25 anni (USA, Europa, Canada, Russia, Australia), direi che ad oggi si sono mossi troppo lentamente verso la decarbonizzazione. Come ha ricordato due settimane fà il senatore John Kerry, che nella nuova amministrazione USA si occuperà di clima, abbiamo perso troppo tempo, dobbiamo accelerare la trasformazione. Occorre muoversi più velocemente verso zero-emissioni-nette di gas serra.

Quali sono gli appuntamenti istituzionali più importanti che porteranno avanti la riflessione sul clima da parte dei capi di stato?

A livello mondiale la prossima riunione COP26 co-organizzata da UK e Italia potrebbe dare una svolta proprio in questa direzione, con i governi che decideranno come raggiungere gli obiettivi definiti a Parigi (COP21, nel 2015). COP26 da’ un’occasione da non perdere per definire passi concreti, immediati, di riduzioni di gas serra. L’Europa ha definito il Green Deal: per implementarlo non è necessario aspettare COP26, ma basta mettere in atto le politiche già definite, tra cui, ad esempio, una legge Europea sul clima. L’Europa ha una grande opportunità con il Recovery Fund di far ripartire l’economia in modo diverso. Questi investimenti possono essere usati per trasformare le attività umane, e disaccoppiare la crescita economica dalla crescita delle emissioni di gas serra.

Stefano Mancuso nei suoi libri ha scritto che un modo per contenere il cambiamento climatico è impegnarsi a coltivare moltissime piante anche nelle grandi città, pensa che potrebbe essere una soluzione?

Piantare alberi opportunamente può aiutare a ridurre le emissioni, e a ridurre l’impatto del cambiamento climatico. E’ una delle misure che possiamo utilizzare per fare dei passi avanti verso zero-emissioni-nette, ma non è la soluzione. Per raggiungere zero-emissioni nette di gas serra entro il 2040-2050, occorre ridurre di almeno il 5% le emissioni di gas serra a partire da ora, dal 2021. Per farlo, dobbiamo trasformare il sistema di produzione elettrica, elettrificare il trasporto, e non aumentare il consumo di combustibili fossili (carbone, olio combustibile e gas). Questi sono i passi necessari da compiere.

Il cambiamento climatico è ormai inarrestabile oppure siamo ancora in tempo?

I record climatici del 2020 dicono che occorre accelerare la de-carbonizzazione, ma purtroppo si tende molto spesso a parlare di obiettivi futuri senza definire in modo chiaro obiettivi per l’anno in corso. Le osservazioni ci dicono che il riscaldamento, ed i suoi impatti, sta accelerando. Ci sono studi che dicono che certe componenti del sistema Terra potrebbero non ritornare a come erano prima di questo aumento sostanziale di gas serra che avviene dall’era industriale. Per esempio, pensiamo alla foresta dell’Amazzonia. Se continuiamo a disboscare, si potrebbe arrivare ad un punto in cui sarebbe impossibile per la foresta ritornare a come era, anche se smettessimo di disboscare. Oppure pensiamo ai ghiacci dell’Artico, o ai ghiacciai della Groenlandia. Si potrebbe arrivare ad uno scioglimento così consistente, che gli inverni, anche se molto freddi e nevosi, non potrebbero più portare ad una ricostruzione dei ghiacci sciolti. Ecco perché’ si parla di ‘punti di non ritorno’: ne ho nominati due. Altri sono legati alla circolazione delle correnti dell’oceano. Alla Scuola Normale di Pisa, per esempio, ci sono dei mie colleghi che stanno lavorando proprio su questi aspetti, da un punto teorico, per capire quanto distanti siano questi punti di non ritorno. Sappiamo che esistono: simulazioni con modelli accoppiati oceano-atmosfera-terra-criosfera svolte da colleghi al centro di ricerca NCAR degli Stati Uniti ci dicono che possono accadere. Occorre stimare in maniera più accurata quale sia la probabilità che possano accadere nei prossimi decenni.

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