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Covid-19, perché il virus colpisce meno le donne? Le risposte dell’Ars

Forti differenze tra uomini e donne nel rischio di infezione ma anche di mortalità per Corona Virus. Tra le cause potrebbero esserci il maggior numero di fumatori (negli uomini) ma anche questioni genetiche e ormonali

Donna corona virus mascherina

Tra le poche certezze che abbiamo rispetto alla pandemia da CornaVirus c’è la diversità di contrazione del Covid-19 tra uomini e donne, che ‘privilegia’ – stando ai numeri – le seconde. 

L’approfondimento dell’Agenzia Regionale di Sanità e il recente report dell’Istituto Superiore di Sanità confermano anche nel nostro paese quanto già verificatosi in Cina (tasso di letalità al 4,7% negli uomini e 2.8% nelle donne). In Italia è stato evidenziato che su 18.641 pazienti deceduti e positivi all’infezione in Italia, le donne decedute dopo aver contratto infezione da SARS-CoV-2 sono il 35,% dell’intero campione, pur avendo un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 83 – uomini 79).

In Toscana gli uomini necessitano più frequentemente delle donne del ricovero ospedaliero e della terapia intensiva. I casi con un quadro clinico severo o critico sono il 28% tra gli uomini e il 18,1% tra le donne. La letalità nel campione toscano infine è il 7,6% tra gli uomini e il 3,8% tra le donne.

Tra i fattori che sembrano favorire la minor contrazione del virus ma anche la miglior risposta in termini di guarigione o di minor percentuale di letalità riguardano alcune cause principali. Tra queste c’è il fatto che negli uomini esiste una prevalenza di fumatori maggiore rispetto alle donne e, come sappiamo, il fumo rappresenta un fattore di rischio per contrarre la malattia e per sviluppare un quadro clinico più grave, inoltre – riguardo all’igiene – le donne sono più attente e questo rappresenta un fattore che gioca un ruolo fondamentale nella contrazione del virus.

Rispetto alla risposta immunitaria le donne sviluppano maggiori risposte verso patogeni, compresi i virus, motivo per cui sono meno suscettibili a contrarre infezioni da microrganismi. Alcune evidenze scientifiche mostrano poi che, tra uomo e donna, ci sono delle differenze nei meccanismi che stanno alla base della generazione dell’infezione. Per quanto riguarda le differenze ormonali, sono proprio gli ormoni sessuali che agiscono come importanti modulatori delle risposte immunitarie.

Nelle donne in età fertile gli estrogeni sono in grado di aumentare la presenza del recettore ACE2, facendo sì che questo enzima, anche dopo l’infezione, riesca a svolgere la sua funzione di protezione, in particolare nei confronti dei polmoni. Viceversa, gli ormoni androgeni sembra che svolgano un ruolo opposto nell’influenzare l’espressione di enzimi cellulari coinvolti nelle fasi che seguono l’attacco del virus al recettore, favorendo le fasi successive dell’infezione delle cellule polmonari.

Infine non va dimenticata la differenza legata ai cromosomi sessuali, che sembra avere in ipotesi una maggiore espressione di quella proteina che può avere effetti protettivi nei polmoni per le donne rispetto agli uomini.

 

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