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Birthh con “Senza fiato” il debutto in italiano nato tra le colline toscane e New York

La cantaurice toscana Alice Bisi in arte BIRTHH torna con un nuovo disco che segna il suo debutto in italiano. Il 15 luglio sarà in concerto al Men/Go Music Fest di Arezzo, un live per cui si sta preparando cantando mentre salta la corda

Birthh - © Jeff Harris

Dopo aver costruito negli anni un percorso riconosciuto anche a livello internazionale, sospeso tra alt-pop, sperimentazione e scrittura in lingua inglese, la cantautrice toscana Alice Bisi in arte Birthh apre un nuovo capitolo della sua carriera.

“Senza fiato”, in uscita il 24 aprile, è il suo primo album interamente in italiano: un lavoro intimo e stratificato, nato tra le colline toscane e l’energia irrequieta di New York, dove l’artista vive dal 2020.

Un disco che racconta la ricerca di identità, il senso di spaesamento e la tensione continua verso il futuro, in un equilibrio fragile tra appartenenza e trasformazione.

Il 15 luglio Birthh sarà in concerto nel cartellone del Men/Go Music Fest ad Arezzo. 

L’abbiamo incontrata per farci raccontare questo passaggio, tra nuove parole, nuovi suoni, sempre con il desiderio di continuare ad emozionarsi.

Ecco la nostra intervista a BIRTHH

Ciao Alice! Dopo tre album in inglese, arriva “Senza fiato” il tuo esordio in italiano. È stata una scelta più emotiva o più artistica? C’è stato un momento in cui hai capito che questo disco doveva essere nella tua lingua madre?

In realtà non è neanche stata una vera e propria scelta, perché io mi sono trasferita a New York sei anni fa e da quel momento, forse anche per nostalgia, per sentirmi più vicino a casa, ho iniziato ad ascoltare quasi esclusivamente musica in italiano. Principalmente grandi classici che ascoltavo con i miei genitori, come Mina, Lucio Battisti, Gino Paoli. Siccome io scrivo in modo molto istintivo, in modo naturale mentre scrivevo è venuta fuori all’inizio qualche frase in italiano. Ho scritto un brano metà in inglese e metà in italiano, ovviamente è stato un esperimento non uscirà così, mi sono trovata bene, ho provato a scrivere un brano interamente in italiano ed è una cosa che mi ha emozionato molto, quindi poi ho continuato.

Sono sei anni che vivi fra l’Italia e New York, che cosa ti ha dato questa città? Immagino che sia un’esperienza che cambia la vita

La cosa bella di New York è che è una città che ha una mentalità molto aperta e quindi ti dice sì anche se magari hai un’idea pazza, rispetto invece all’Italia in cui comunque prima di dirti sì ti dicono tante volte no. Per me questa cosa è una cosa che ha avuto un valore inestimabile per la mia arte perché penso che comunque il rischio e anche lo sbagliare siano elementi fondamentali per fare dell’arte onesta, che abbia un senso, che abbia un valore e questa cosa qua penso che me la porterò dietro per sempre. Il buttarsi senza aver paura di sbagliare è una cosa che vedo molto lì.

Le canzoni di questo disco sono molto veloci, brevi, sembrano scritte, cantate, suonate di corsa, appunto ‘senza fiato’. In un’intervista hai detto che quando componi le parole ti escono dalla bocca quasi per magia, mi chiedevo se ci puoi raccontare come lavori ai pezzi

Il mio processo creativo parte sempre da un beat, mi metto al computer e inizio a fare una batteria o un suono di beat e poi dopo inizio a canticchiarci sopra. Altre volte invece parto da già chitarra e voce, strimpello qualcosa, ci canticchio qualcosa sopra e cerco di andare nella direzione delle cose che mi piacciono. Per questo è un po’ “per magia”, perché non penso prima di comporre ma lascio che le cose che mi escono fuori da dentro mi guidino. È quasi come se i brani in un certo senso mi dicessero come farsi scrivere. Questo metodo mi ha dato la possibilità di scrivere brani che io ritengo per me stessa onesti e genuini, vicini a quello che io sono, alla mia vita.

Sentirsi completi da soli non necessariamente significa isolarsi, ma penso che sia la base per poter stare insieme agli altri in modo più consapevole e sano. Tutto questo per me è fondamentale

Hai coprodotto l’intero album con Chef P, com’è stato lavorare a quattro mani su un progetto che comunque è molto personale?

È stato molto bello perché lui ha avuto veramente la sensibilità e la voglia di capirmi. Io sono anche una producer e purtroppo molto spesso noi ragazze non siamo prese tanto sul serio a livello di produzione. Lui invece è stato molto rispettoso di quello che volevo fare e ha ovviamente portato tanto del suo talento nei brani. Per esempio una cosa che a me riesce meno sono le linee di basso, lui invece è molto bravo. Penso che abbiamo lavorato in modo molto complementare in questa produzione. La cosa che mi piace è che lui mi ha lasciato spazio di esprimermi e ha avuto anche la voglia di conoscermi a livello emotivo. Abbiamo esperienze di vita simili, entrambi per esempio veniamo da una famiglia di ristoratori e entrambi ci siamo trasferiti a New York per amore.

Uno dei miei pezzi preferiti del disco è Bene (da sola) in cui appunto ripeti la frase “posso stare bene da sola”, quant’è importante per te questa consapevolezza?

È molto importante perché senza stare a soffermarmi troppo sulla mia vita personale sono cresciuta non con tantissimi esempi di relazioni sane e alla fine ho sempre avuto la paura o il pensiero che stando da soli non ci si possa sentire completi. Questa è una cosa che mi sono portata dietro nelle mie relazioni personali e che molto spesso mi ha fatto stare male. Su questo ho sempre voluto lavorare tanto sia andando in terapia, sia appunto utilizzando la musica come terapia. Arrivare a questa consapevolezza per me è un traguardo molto importante. Sentirsi completi da soli non necessariamente significa stare sempre da soli, isolarsi ma penso che sia la base per poter stare insieme agli altri in modo più consapevole e sano. Tutto questo per me è fondamentale nei rapporti interpersonali e anche nel rapporto con me stessa.

Quando hai iniziato a fare musica nella tua cameretta era una cosa terapeutica adesso stai per partire per un tour che ti porterà sui più importanti palchi italiani dal Miami al Men/Go ad Arezzo come ti prepari, come ti stai preparando? 

Sono contentissima perché non mi ero resa conto stando ferma in questi ultimi anni di quanto bene mi faccia suonare, soprattutto suonare insieme ad altre persone. Sarò in tour con una full band, siamo in quattro sul palco e in questo momento stiamo facendo le prove per questo live che è un ibrido di elettronica. Ci saranno momenti più intimi e momenti in cui spero di far ballare le persone sotto il palco. Io mi sto preparando anche a livello vocale, ho iniziato a prendere lezioni di canto per essere proprio al top perché comunque i brani sono difficili da cantare tutti di fila e vorrei anche muovermi sul palco. Pensa che sto cantando i brani saltando la corda e poi ovviamente suonerò la chitarra e il piano, secondo me il concerto sarà veramente una cosa bella e divertente.

BIRTHH in tour: tutte le date

15/04/2026 – Efesto House – Bologna
17/04/2026 – 1 Morticelli – Salerno
23/05/2026 – MI AMI – Milano
29/05/2026 – Spring Attitude Festival – Roma
06/06/2026 – La Musica Può Fare Festival – Caserta (Recale)
12/06/2026 – Artico Festival – Bra (CN)
12/07/2026 – Be Alternative Festival – Riserva FAI Giganti della Sila (CS)
15/07/2026 – Mengo Festival – Arezzo
24/07/2026 – ‘L Roc Festival – Lanzo Torinese (TO)
30/07/2026 – Fritz Festival – Sala Consilina (SA)
31/07/2026 – Viva Festival – Locorotondo (BA)
XX/09/2026 – XXXXXX Festival – Trento
20/09/2026 – Sofà So Good Festival – Torino

Senza fiato, Birthh
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