Ci sono ferite che il tempo non cancella, ma che una comunità può trasformare in memoria condivisa.
A sessant’anni dall’alluvione del 4 novembre 1966, Firenze torna a raccontare uno dei momenti più drammatici della propria storia attraverso un articolato programma di mostre, esposizioni documentarie e iniziative culturali.
Un viaggio nella memoria che attraversa musei, archivi e luoghi simbolo della città, restituendo immagini, testimonianze e storie di solidarietà, coraggio e rinascita.
Quella mattina l’Arno invase strade, abitazioni, chiese, musei e biblioteche, sommergendo Firenze sotto metri d’acqua e fango.
Una catastrofe che mise a rischio un patrimonio artistico e culturale di valore inestimabile, ma che fece emergere anche una straordinaria mobilitazione collettiva: cittadini, volontari e giovani arrivati da ogni parte del mondo si unirono per prestare soccorso e salvare quanto possibile.
Una pagina di storia che oggi rivive attraverso mostre capaci di raccontare non soltanto la devastazione, ma anche ciò che nacque da quella tragedia.
1-“Per Firenze” L’omaggio di Zeffirelli alla sua città
Tra le iniziative c’è “Per Firenze. Omaggio di Zeffirelli alla sua città”, la mostra documentaria ospitata dal 4 al 29 novembre nella Sala della Musica della Fondazione Franco Zeffirelli.
Attraverso fotografie, lettere, corrispondenze e rassegne stampa conservate nell’Archivio Zeffirelli, l’esposizione ricostruisce l’impegno del Maestro nelle ore successive all’alluvione. Di fronte alla devastazione, Zeffirelli decise di utilizzare la propria notorietà e la propria esperienza cinematografica per portare la tragedia all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale.
Raggiunta Firenze con una troupe Rai, documentò gli effetti dell’alluvione e realizzò il filmato “Per Firenze”, concepito come un appello alla solidarietà internazionale.
Alla scrittura del testo collaborò Furio Colombo, allora corrispondente Rai negli Stati Uniti, mentre l’attore Richard Burton prestò la propria voce alle versioni italiana e inglese.
Il documentario fu trasmesso dalla Rai il 23 novembre 1966, appena diciannove giorni dopo la catastrofe, diventando uno strumento di sensibilizzazione a sostegno della città. Lo special sarà proiettato in continuo durante la mostra. L’ingresso all’esposizione è gratuito.
2-Oltre il fango, l’Umanità. La risposta senza confini della Croce Rossa
La solidarietà internazionale è anche il filo conduttore di “1966. Oltre il fango, l’Umanità. La risposta senza confini della Croce Rossa”, la mostra fotografica allestita negli spazi della biglietteria della stazione di Firenze Santa Maria Novella, visitabile gratuitamente fino al 30 novembre.
Ventiquattro fotografieprovenienti dagli archivi Locchi e Alinari, dall‘archivio storico di Intesa Sanpaolo, da Palazzo Blu e da collezioni private, documentano l’intervento della Croce Rossa Italiana e Internazionale nelle operazioni di assistenza alle popolazioni colpite dalle alluvioni del 1966 in Toscana.
Le immagini raccontano soprattutto la rete di aiuti e la solidarietà proveniente da tutto il mondo, che raggiunse le comunità attraverso l’organizzazione umanitaria.
Il programma della Croce Rossa proseguirà il 14 e 15 novembre in piazza Santa Maria Novella con un’esposizione di mezzi storici e moderni impiegati nelle emergenze e uno spazio multimediale con filmati d’archivio Rai.

3-Salvati dal fango. Il recupero dell’archeologia a Firenze
Un altro capitolo fondamentale riguarda il salvataggio del patrimonio archeologico e la capacità delle istituzioni culturali di trasformare l’emergenza in un’occasione di crescita e innovazione. È questo il tema del progetto “Curare il passato e proteggere il futuro: storie del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e dell’Istituto degli Innocenti”, che si sviluppa attraverso due esposizioni parallele nelle sedi delle due istituzioni affacciate su piazza Santissima Annunziata.
Al Museo Archeologico Nazionale, fino al 7 marzo 2027, “Salvati dal fango. Il recupero dell’archeologia a Firenze” ripercorre i danni provocati dall’alluvione e la straordinaria opera di recupero che coinvolse funzionari, restauratori, studiosi e volontari italiani e stranieri. Fotografie d’epoca, documenti e reperti restaurati raccontano il lavoro svolto per salvare le collezioni del Museo Topografico dell’Etruria, dell’Ufficio Fotografico e del Laboratorio di Restauro. Tra i reperti esposti figurano la Mater Matuta, l’Urna del Bottarone, il cinerario con Vanth di Chianciano e la pisside in avorio di Marsiliana d’Albegna.
Proprio dall’esperienza dell’alluvione nacque nel 1966 il Centro di Restauro Archeologico della Toscana, istituito per affrontare le complesse operazioni di recupero e diventato negli anni un punto di riferimento internazionale per la conservazione dei beni archeologici. Una realtà che ha contribuito anche a importanti interventi, tra cui il restauro dei Bronzi di Riace.

4-L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata
Fino al 31 dicembre 2026, il Museo degli Innocenti ospita invece “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi”. Attraverso fotografie, documenti, oggetti e filmati, la mostra ricostruisce quanto accadde negli spazi dell’Istituto e nella piazza, dove l’acqua invase il loggiato e gli ambienti interni.
Particolarmente significativa la testimonianza di don Attilio Piccini, cappellano della chiesa di Santa Maria degli Innocenti, preoccupato soprattutto di proteggere e sfamare i circa 300 bambini ospitati nell’Istituto. In esposizione anche registri, documenti, strumenti di lavoro e cassette lignee utilizzate per raccogliere e setacciare il materiale archeologico.
5-RI-EMERGERE 1966-2026. L’alluvione di Firenze: memoria, ricerca e futuro
La memoria dell’alluvione diventa protagonista anche di “RI-EMERGERE 1966-2026. L’alluvione di Firenze: memoria, ricerca e futuro”, il progetto promosso dall’Archivio di Stato di Firenze e dalla Fondazione CR Firenze, visitabile fino al 5 febbraio 2027. Non una semplice mostra commemorativa, ma un percorso intergenerazionale che intreccia ricerca storica, documenti d’archivio e ricordi personali, coinvolgendo direttamente la cittadinanza nella costruzione della memoria collettiva.
L’esposizione è articolata in sei sezioni – Ricordare, Cooperare, Ricostruire, Tutelare, Riconoscere e Connettere – e ripercorre la tragedia attraverso documenti, fotografie, infografiche e installazioni multimediali.
I numeri restituiscono la dimensione del disastro: l’acqua raggiunse i 4,95 metri e furono circa 75mila le unità documentarie dell’Archivio di Stato danneggiate dal fango. Il loro recupero richiese un lavoro lungo e complesso, portato avanti per decenni da archivisti e restauratori, come testimoniano le oltre 13mila schede di riconoscimento e restauro realizzate nel tempo.
Accanto alle fonti storiche trovano spazio le voci di chi visse direttamente quei giorni e di chi ne ha custodito il ricordo attraverso i racconti familiari.
Il progetto ha preso forma anche grazie alla call pubblica “Ti ricordi l’alluvione a Firenze del 4 novembre 1966?”, che ha raccolto quasi 800 adesioni.
Da questo lavoro nasce anche l’evento performativo “Non saprei nulla se”, in programma dal 5 al 7 novembre negli spazi dell’Archivio di Stato, su prenotazione. Un’esperienza che accompagna il pubblico attraverso voci, gesti e ricordi dei testimoni, trasformando la memoria individuale in un racconto condiviso tra generazioni.
