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I tumori neuroendocrini fanno meno paura: Careggi e l’Ospedale di Pisa al top nelle cure in Italia

In occasione della Giornata Mondiale dedicata ai tumori rari neuroendocrini, che ricorre il 10 novembre, gli esperti hanno fatto il punto sulle nuove frontiere della terapia contro il cancro che ha colpito anche Fedez e Steve Jobs

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L’ Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi di Firenze e l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Pisa, sono tra i 34 centri nazionali in grado di offrire una terapia oncologica innovativa che sta rivoluzionando la cura del cancro a partire da una neoplasia rara, ossia dai pazienti con tumori neuroendocrini (NET), ma che in futuro potrà arricchire il ventaglio terapeutico di numerose tipologie di tumori.

“I NET sono un gruppo eterogeneo di neoplasie con sintomi variabili, a volte silenti che li rendono non facilmente identificabili – dichiara il Professor Lorenzo Antonuzzo, Direttore Oncologia Clinica dell’Ospedale Careggi e Direttore della Scuola di Specializzazione Oncologia Medica dell’Università di FirenzeSi tratta di neoplasie a bassa incidenza, con 5-6 casi ogni 100mila abitanti che corrispondono a circa 2.700 nuove diagnosi stimate in Italia. Il 60-70% dei tumori neuroendocrini riguardano il tratto digerente (GEP-NET): di questa forma nella nostra regione si registrano circa 500 casi ogni anno. I tumori neuroendocrini che interessano il tratto gastrointestinale, non danno chiari sintomi, nel 40/50% dei casi vengono diagnosticati con molto ritardo, spesso in fase metastatica quando la malattia non è più curabile con la sola chirurgia – precisa l’esperto – Ma questi pazienti possono oggi beneficiare di un’opzione terapeutica in più già disponibile in Italia seppur indicata soltanto per coloro che esprimono recettori della somatostatina, ‘bersaglio’ che può essere colpito dalla nuova terapia oncologica”.

Come funziona l’innovativa terapia con radioligandi

La terapia con radioligandi è la nuova frontiera della medicina di precisione in ambito medico-nucleare, in grado di ‘taggare’ e colpire insieme le cellule tumorali, distinguendole selettivamente da quelle sane, senza danneggiarle.

I radioligandi sono killer di precisione capaci di individuare le cellule tumorali più nascoste ovunque si trovino e di annientarle una per una. Un radioligando è composto da due elementi: una molecola “ligando”, cioè un vettore in grado di riconoscere e legarsi alle cellule tumorali che, nella fase terapeutica, viene ‘agganciata’ a un isotopo radioattivo trasportato direttamente sulle cellule malate.

Raggiunto il bersaglio finale l’isotopo irradia selettivamente le cellule tumorali, provocandone la morte. Si tratta dunque di una terapia target di ultra-precisione, che unisce un’elevata efficacia, sicurezza e tollerabilità a una minima tossicità, perché non va metabolizzata e agisce per periodi limitati che dipendono dal tempo di decadimento della radioattività.

“Il beneficio più rilevante della RLT è l’efficacia a lungo termine che è in grado di offrire al pazientesottolinea il professor Antonuzzo -. Come tutti i trattamenti mirati oltre ad una elevata efficacia in termini di allungamento della sopravvivenza, ha un profilo di tossicità minima ed è ben tollerata garantendo al paziente un’ottima qualità di vita”.

Con il nuovo approccio la stabilizzazione della malattia è ben più lunga, più di tre anni come sopravvivenza libera da progressione, come riportato dalla letteratura scientifica più recente.

Inoltre è ben tollerata rispetto alle altre terapie che sono gravate da una tossicità quotidiana, che invece nel caso della RLT è moderata e contestuale al periodo immediatamente successivo alla somministrazione.

“In Toscana il livello di assistenza e di cura per i pazienti con NET è nettamente migliorato negli ultimi anni ed è attualmente ai massimi standard internazionali. Fino a 4 anni fa i pazienti toscani erano costretti a migrare in altre regioni perché la terapia con radioligandi non era disponibile. Da circa 3 anni è possibile fare questo trattamento sia nell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi, a cui arrivano pazienti da tutta Italia, che a quella di Pisa. Il Careggi ha una forte expertise sui NET e quindi implementare la RLT è stato un’evoluzione naturale, è bastato formalizzare il team di lavoro attingendo a professionalità già a disposizione nel centro. Più impegnativo è stato invece organizzare il percorso del paziente, all’interno dell’ospedale a partire dalla presa in carico in ambulatorio, perché ha richiesto modifiche organizzative che hanno coinvolto più reparti. – osserva ancora Antonuzzo -. I pazienti candidabili alla terapia RLT devono essere prima valutati da un team multidisciplinare, composto da diverse figure che vanno dal medico nucleare all’oncologo medico, dal radioterapista oncologo al chirurgo, al radiologo, all’anatomopatologo. La stretta collaborazione tra clinici di discipline diverse è indispensabile per garantire al paziente il miglior percorso diagnostico e terapeutico”.

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