Le gru, gli uccelli migratori provenienti dalle grandi pianure del nord e dell’est Europa, hanno scelto di nuovo la palude della Trappola, all’interno del Parco regionale naturale della Maremma, per trascorrere l’inverno.
Dopo aver nidificato in Scandinavia, Germania, Repubbliche baltiche, Polonia e Russia si dirigono verso i loro “quartieri di svernamento”, quindi Africa del nord e bacino del Mediterraneo, principalmente in Spagna e Italia. Resteranno qui fino a febbraio, quando si appresteranno a tornare nel nord e nell’est Europa. “È comune in questo periodo dell’anno, osservare e sentire le gru, che formano grandi stormi, spesso visibili anche con la classica formazione a ‘V’ e che sono molto rumorosi. Emettono infatti un suono, da cui deriva anche il loro nome, che può essere sentito anche di notte”, spiega Simone Rusci, presidente del Parco della Maremma.
L’inverno nell’area protetta
Le gru sono una specie molto schiva, particolarmente sensibile al disturbo antropico, ed è proprio per questo che si trovano in aree con elevato livello di protezione come in Emilia-Romagna, in Toscana e Puglia.
“Da un punto di vista della conservazione – spiega Francesco Pezzo, ornitologo e consigliere del Parco della Maremma – si tratta di una specie molto abbondante in passato che, anche a dell’intensa attività venatoria a cui era sottoposta, era diventata piuttosto rara in Italia. Progressivamente, grazie alle misure di conservazione, alle tutele internazionali, e soprattutto alle azioni di protezione delle aree umide, ha cominciato a risalire di numero e adesso è tornata ad essere piuttosto presente”. Nella palude della Trappola condividono l’habitat con altre specie, come le oche che, dopo aver attraversato un periodo di scarsa presenza sul territorio, sono tornate.
È possibile trovare le gru anche nella riserva della Diaccia Botrona, nelle aree intorno ad Orbetello e nella parte sud del lago di Burano. “Questo mette in evidenza come il network di aree protette presenti in Maremma sia strategico per la conservazione di molte specie, perché è una rete di protezione che consente una conservazione efficiente a questi grandi uccelli volatori. In questa dinamica il Parco, con l’area umida della Trappola, ha un ruolo chiave come luogo di ricovero notturno. Anche per questo è importante monitorare i cambiamenti a cui oggi la palude è soggetta. L’erosione costiera, infatti sta assottigliando sempre di più la spiaggia di fronte alla palude con un conseguente ingresso didi acqua salata e non sappiamo a quali scenari ci troveremo di fronte nel futuro prossimo”.
Fino a 700 esemplari a dicembre e gennaio
È dai primi anni Duemila che si è tornati ad osservare le gru nel Parco della Maremma.Da poche decine di esemplari si è arrivati oggi, soprattutto nei mesi dicembre e gennaio, a circa 700 unità. Ogni anno la presenza della specie viene monitorato nell’ambito del progetto “Iwc – International waterbird census”, coordinato a livello regionale dal Centro ornitologico toscano, a livello nazionale dall’Ispra e a livello europeo da Wetlands International.
Sono otto le aree di monitoraggio individuate all’interno del Parco, dove, nei giorni stabiliti a livello europeo, gruppi di “osservatori” censiscono la popolazione attraverso osservazioni diurne e notturne per riuscire ad ottenere un quadro completo della popolazione presente in Europa.
Ammirare le gru nelle pianure della Maremma o nelle zone umide dove si ritirano al tramonto è molto suggestivo, ma è importante osservare comportamenti rispettosi: “Per questo – conclude Rusci – nei mesi da novembre a gennaio cerchiamo di minimizzare l’impatto delle persone, senza compromettere la fruibilità del Parco. Seguendo delle semplici indicazioni, però, come quella di non fare rumori eccessivi, è possibile per birdwatcher e appassionati ammirare questi maestosi uccelli acquatici nel loro ambiente”.