In totale 601 rifiuti in un solo giorno, pescati dal mare di Livorno. C’è di tutto, anche un pacchetto di patatine (gusto piccante e limone) proveniente dall’Egitto, poi l’etichetta di una palla da beach volley degli anni ’80, il nastro della polizia municipale e una decina di involucri di assorbenti.
Plastica e altro riemersi grazie alle reti lanciate a largo da un peschereccio della cooperativa Labronica di Livorno, collaboratori del progetto Epic, per il monitoraggio del “marine litter”, ossia i rifiuti estratti dai fondali, e analizzati da Legambiente Toscana.
La pesca dei rifiuti
I rifiuti sono stati recuperati il 29 settembre 2026. Si tratta soprattutto di materiale plastico, ben 550 oggetti, il 91,5% del totale, tra cui vari oggetti da pesca come reti, lenze e cime aggrovigliate.
Poi buste per la spesa, bottiglie e bicchieri, involucri di assorbenti, contenitori per il cibo e confezioni di snack, dolciumi e patatine. Recuperati anche 19 oggetti tra vestiti e tessuti, come capi di abbigliamento e suole di scarpe; bioplastiche (17 oggetti, 2,8% del totale) di cui shopper e frammenti non identificabili. Recuperati anche 6 oggetti di gomma, 5 in metallo e ancora: carta e cartone, legno e vetro-ceramica
“Questo monitoraggio rafforza i dati raccolti durante l’analogo censimento di agosto e nel corso delle tre beach litter condotte nell’ambito del progetto EPIC – dichiarano Elisa Turiani e Elena Canna di Legambiente Toscana – Le plastiche arrivano in mare attraverso percorsi diversi, che possono partire dall’entroterra, dalla costa o direttamente dalle imbarcazioni. Per intervenire su questo problema è quindi necessario lavorare in parallelo sul rispetto delle leggi, sul virtuosismo delle filiere aziendali e sui comportamenti individuali”.
I monitoraggi di Legambiente Toscana per il progetto “Epic – un marE PrIvo di plastiCa”, cofinanziato dal Programma Interreg Marittimo Francia-Italia e di cui Arpat è capofila, proseguiranno fino alla fine di ottobre, quando verrà realizzata l’ultima beach litter.